cose da libri

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artelibro – il maestro ha scritto così

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artelibro era un po’ grigetta e bologna altrettanto, sebbene vi abbia incontrato un tranquillo lucio dalla, a passeggio nei dintorni di piazza maggiore, che illuminava il mondo circostante per mezzo della sua capigliatura.
a palazzo re enzo e del podestà c’era la mostra mercato dei libri d’arte, con pochi, davvero pochi elementi di attrazione, a parte due piccoli editori, uno ceco e uno olandese, davvero degni di una sosta allo stand.
il ceco, arbor vitae, esponeva diari di artisti nazionali, ma anche stranieri, monografie su pittori e cataloghi di mostra come Decadence: In Morbid Colours, premio 2006 per il più bel libro conferito dal ministero ceco per la cultura: un volume scuro, con i risguardi affollati di teschi crema cupo contro un grigiastro fetente, impaginato all’interno senza la minima traccia del rigore un po’ bacchettone che contraddistingue i progetti grafici dei canonici libri d’arte nostrani. di contro, all’interno dello stesso stand ho visto delle copertine bellissime, pulitissime, bianchissime, completate da una semplice scritta in nero o in rosso. o quella, estremamente elegante in grigio e rosso, del libro su rudolf dzurko.
due o tre standini più in là (perché questi erano piccoli e non potevano permettersi gli standoni barocchi allestiti nei posti al sole del palazzo) c’erano gli onomatopee di eindhoven, con i loro libri tutti diversi, finti taccuini, libretti con cd allegati, grandi fogli piegati a fisarmonica e tenuti insieme con una fascetta di carta. nel progetto the seven names of god, che fa parte di un progetto più vasto chiamato by methods of reasoning – un’indagine sulle possibilità morali della retorica visuale –, promosso da onomatopee e sostenuto dal comune di eindhoven, ho trovato il le-god che pubblico.
bellabella la mostra “inspirations”, promossa da fratelli alinari e il sole 24ore, sul rapporto tra copertina e libro : trenta immagini provenienti dall’archivio alinari, candidate per copertine a venire, in rapporto con trenta copertine già pubblicate. a conclusione del panierino delle bellezze, la micromostra di pino ninfa “i lettori del sacro. un viaggio in etiopia”, una serie di immagini scattate lungo la cosiddetta rotta storica di etiopia, in cui non si vede mai nessuno senza un libro in mano: “Durante questo viaggio mi sono costantemente imbattuto in lettori di ogni genere di testi sacri, a qualsiasi ora del giorno, con o senza gente intorno. Una azione costante che ognuno ripeteva a distanze diverse con un unico scopo: comunicare con il divino, elevando il proprio spirito.” che il tram numero due sia la rotta storica di milano?

in conclusione, ahimé, una nota scandal club*: una grande parte dello stand di editalia – gruppo istituto poligrafico e zecca dello stato era dedicata a Ombre, il libro d’artista di mimmo paladino e ferdinando scianna presentato in anteprima ad artelibro: una fisarmonica lunga ventiquattro metri, superbo bianco e nero, quarantadue incisioni di paladino, trenta foto di scianna e frammenti di testo scelti da corrado bologna, stampata in centoventicinque esemplari, costo non specificato. lungo lo spazio dedicato a Ombre correvano gigantografie riproducenti in grande immagini e testi. e proprio di fronte al visitatore, attratto da tanta meraviglia in black and white, all’interno di una citazione da Peter Pan, un agghiacciante, gigantesco “riattacarmi”. uno dei signori di editalia, avvisato, chiede spiegazioni a una signora di editalia. la signora guarda, non individua il refuso, poi, guidata dal signore (quello di editalia, non l’onnipotente), vede e risponde, irresponsabile e trionfante “ah, il Maestro ha scritto così. noi riceviamo e pubblichiamo senza toccare nulla!” ma l’istituto poligrafico dello stato una telefonata al maestro, per verificare se per caso aveva trascritto male, non avrebbe potuto farla? e quanto costa una delle centoventicinque copie? perché presumo che gli stessi refusi ci siano anche nel libro. fortuna che la tiratura di Ombre è decisamente inferiore a quella del gronchi rosa.

* scandal club era il titolo di una rubrica di cronaca mondana all’interno della “Review” di daniel defoe. il settecentesco antesignano di “chi”.

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