cose da libri

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biblioterapia 3 – un’ideale biblioteca ispirata a bessarione

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il mio amico giovanni carlo federico villa – detto giovanni –, storico dell’arte e guida alpina, è docente di storia dell’arte moderna presso l’università degli studi di bergamo. è stato coordinatore scientifico della grande mostra romana del 2006 su antonello da messina e ha fatto tante altre belle cose. è anche un appassionato lettore e, dopo i tanti discorsi (nostri) e vaneggiamenti (miei) sul cardinale bessarione, mio modello di bibliofilo, ha voluto regalarmi questa ipotesi di biblioteca. che a mia volta condivido, avendola apprezzata, con chi mi legge, compresi gli eventuali editori.

Alcune idee per percorsi possibili
• Il cardinale Bessarione costruì la biblioteca nel culto e nel recupero di ciò che l’antichità, greca soprattutto, ci aveva tramandato e che rischiavamo irrimediabilmente di perdere, o perlomeno di dimenticare. Proposito esemplare: che riprenderemo, cercando nel nostro passato quei testi che – ancora leggibili – sono stati totalmente dimenticati, a volte persino dagli eruditi. Lo faremo interrogando filologi che faranno proposte e prefazioni e poi aggiungendo una postfazione che mostrerà lettori moderni di fronte alla scoperta, o addirittura all’inedito.
Ed ecco quindi l’edizione dello Chevalier Errant, il romanzo in prosa e poesia scritto dal marchese Tommaso di Saluzzo alla fine del Trecento, clamorosamente inedito in Italia, e pure stimato e ricordato. Potrebbe commentarcelo, dopo averlo letto, un Alessandro Barbero. E poi i vivacissimi Dialoghi dell’umanista Juan Luis Vives, che hanno avuto successo anche moderno in lingua ispanica, e nessuno da noi conosce: un progetto educativo e formativo fra un giovane e il suo maestro. Sarebbe interessante leggere il commento di uno Scalfari o di un Augias a quei modelli di pedagogia intramontabile. E ancora: bisognerebbe far conoscere qualche pagina di un intellettuale – ignoto da noi, ma ben conosciuto a Bruxelles, dove gli hanno intitolato il palazzo europeo – che visse amaramente intolleranza e “scontro di civiltà”: che direbbe Ferrara dopo aver letto una scelta delle Epistole di Juan Luis Vives?

• La Biblioteca del Cardinale Bessarione, il nucleo della Marciana era, ai suoi tempi, un’ipotesi di ponte fra un mondo ancora chiuso, quello della cristianità europea, e una tradizione colta che viveva autonomamente, in grande ricchezza di saperi e stili di vita. Quella che oggi chiameremmo una curiosità anche “antropologica” mosse l’erudito bibliofilo. È la stessa che oggi ci conduce alla ricerca di testi ignoti e di nuovi sguardi su mondi scarsamente conosciuti. Tradurremo allora e faremo circolare libri di antropologia che si leggono come romanzi, testi su e di culture che gioiosamente sopravvivono o si rinnovano. Ecco allora un libro recente e “gustoso”, su un ritorno in atto: Judith Farquhar, Appetites: food and sex in post socialist China, Durham, Duke University Press, 2002, pp. 341. E un classico bellissimo, incredibilmente dimenticato dall’editoria italiana, su una cultura che prosperava appena trent’anni fa, e che oggi non c’è più, totalmente assimilata e modernizzata: Maurice Godelier, La production des Grands Hommes. Pouvoir et domination masculine chez les Baruya de Nouvelle Guinée, Paris, Fayard , 1982. E invece ecco una cultura che riesce a sopravvive, e a convivere benissimo con le altre religioni, rivelate o meno: ce la presenta Susan Visvanathan, The Christians of Kerala: History, Belief and Ritual among the Yakoba, Oxford University Press, 1999.

• Il Cardinale Bessarione era soprattutto un lettore onnivoro, un ricercatore bibliofilo, un erudito curiosissimo. Ne esistono ancora? Certamente sì e a volte sanno anche scrivere bene, guidandoci nei labirinti di saperi minori, di testi riscoperti, di argomenti insoliti che ci propongono con sguardi nuovi. Per esempio potremmo farci accompagnare alla ricerca della criminologia da uno studioso di solidissima formazione, eppure leggibile: Peter Becker, Verderbnis und Entartung. Eine Geschichte der Kriminologie des 19. Jahrhunderts als Diskurs und Praxis, Vandenhoeck und Ruprecht Verlag, Göttingen 2002 Potremmo riscoprire la più classica mitologia greca con sguardo nuovo, con Pierre Chuvin, La mythologie grecque du premier homme à l’apothéose d’Héraclès, Fayard, 1992. Potremmo recuperare presenze romane nel mondo egiziano, testi ignoti riemersi dalle sabbie con Naphtali Lewis, La mémoire des sables: la vie en Égypte sous la domination romaine, Paris, Armand Colin, 1988.

potremmo, potremmo, potremmo

possiamo?

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