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lost in translation – parrucchieri pop

3 commenti

forbicidetesto andare dal parrucchiere. detesto anche asciugarmi i capelli, così come detesto i lavori di casa. come mi dico sempre, sarei dovuta nascere ricca di famiglia, poiché io voglio solo leggere e scrivere (neanche far di conto, ché detesto pure quello). ciò premesso, in via ponte seveso 44 c’è xiu yi, un parrucchiere cinese che, quando ne varchi la soglia, ti apre le porte di un insospettabile mondo alternativo. xiu è sempre pienissimo, come ho potuto constatare tutte le volte che ci sono passata da passante. oggi ho fatto l’esperienza da cliente. mi ero portata una pagina di esempio da “donna moderna”, una specie di taglio scalato lungo con ciuffone, senza neanche crederci troppo, dato che ogni santa volta il parrucchiere di turno non si avvicina nemmeno lontanamente all’effetto che tu pregusti in quel limbo temporale che si estende dalla decisione di andare a sistemarti i capelli al momento in cui, dopo il lavaggio e mentre aspetti lo hair stylist, quasi vorresti andartene, perché hai capito che neanche questa volta aspettative e risultato coincideranno. nel mio caso ho pensato che tanto valeva pagare un quinto del costo del taglio, ed ecco il motivo che mi ha spinta da xiu.
i “parrucchieri xiu yi – uomo, donna, bambino” sono multisesso, multietnici, multigender. al mio arrivo ho trovato, da sinistra a destra: un’anziana signora dai capelli candidi, del peso di circa centocinquanta chili, che seguiva passo passo il taglio della sua chioma per evitare, diceva, “di sembrare grossa”; una signora, forse russa, che si faceva ritoccare la tinta, attesa dal figlio che a sua volta doveva tagliarsi e pitturarsi i capelli; un signore che si stava facendo rasare quasi a zero; una signora che un tempo era stata senz’altro un signore, dotata di una fluente chioma corvina che si andava facendo lisciare; una ragazza che doveva fare solo la piega. un ragazzo di una ventina d’anni mi conduce al lavatoio, dove, una volta appoggiata la testa, mi perdo in un’esperienza sensoriale senza precedenti (neanche lontanamente paragonabile ai bagni di fieno, ai massaggi rilassanti, alle terme). il lavaggio comincia con lo spargimento dello shampoo dalle radici al resto della testa. le mani del ragazzo (bianchissime, morbide, unghie da gatta) diffondono il detergente con un massaggio incredibilmente sexy, che avvolge progressivamente tutta la superficie della mia testa, procurandomi un rilassamento che culmina in un profondo dormiveglia. ogni tanto i lavoranti comunicano tra loro in cinese e la magnifica esperienza di non capire, di non provarci nemmeno, di assorbire tanta gattesca glottologica morbidezza mi spinge in un vero e proprio minisonno. mi riscuoto al momento dell’asciugatura, quando il mio lavatore mi asciuga persino, e con la massima naturalezza, l’interno degli orecchi. contrariamente a quanto accade, chessò, da jean-louis david, qui non ci sono tre persone diverse per tre diverse funzioni – accompagnamento al guardaroba, lavaggio, taglio: l’accompagnatore/lavatore/massaggiatore è anche il tagliatore. incredibilmente concentrato, brandisce con grazia un paio di forbici con appoggiaforbici, di modo che, quando non le usa, quelle stanno appoggiate al palmo della mano, con le punte in direzione degli occhi del cliente, ciò che appare in un primo momento pericolosissimo, ma poi si rivela calcolato al millimetro: mai, neppure per un momento, la punta minaccia il volto. e insomma, alla fine del lavoro, il risultato è perfetto, non una sbavatura. il mio interlocutore reagisce al mio ringraziamento con asciutta gentilezza e poi se ne va a tagliare da un’altra parte. la depilazione delle sopracciglia, operata da una signora che mi si avvicina molto, è breve e decisa; il risultato è ineccepibile e io me ne vado a prendere la borsa per pagare. per avvicinarmi alla cassa devo guadare un oceano di capelli di molti colori, di cui una ragazza, scopa in pugno, si sta sbarazzando. sulla ricevuta c’è scritto undici euro. in tutto.
l’unica pecca che potrei imputare a xiu è la totale assenza, nel negozio, di un pezzetto di carta stampata purchessia. il pop cinese diffuso nel locale, però, era meraviglioso.

3 thoughts on “lost in translation – parrucchieri pop

  1. Sarebbe stato interessante, se presenti, la tua opinione sulle riviste cinesi . . . 🙂

    Devo vedere se anche qua da queste parti sono arrivati i parrucchieri cinesi!

    Ciao, Fior

  2. sì, fior, verifica se ci dalle tue parti ce ne sono, ché la cosa è un'autentica esperienza.

    buon fine settimana,

    aa

  3. Ottima recensione a vantaggio dei parrucchieri cinesi. Naturalmente a tutto Svantaggio dei parrucchieri italiani come mio marito e, vista la scarsità del mio lavoro di correttrice e comunque mal pagato, io che lo aiuto per più di otto ore al giorno.
    Le tasse e i controlli, se mai volessimo parlarne, sono diversi, proprio come i prezzi.
    Sull’igiene, non mi esprimo perché sono di parte.
    Viva l’Italia!!!
    Sempre con stima, Simonetta

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