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trendsetting 6 – cose da libri in trasferta – taranto, viale liguria, e conclusione delle feste

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come si diceva in un post precedente (30 luglio 2008), taranto è una città-must per l’antropologo e per il villeggiante. chi scrive, in quanto emigrante-a-volte-ritornante, partecipa di entrambe le nature, nonché di quell’eccitazione che prende il viaggiatore quando scopre cose nuovissime e il ritornante quando rivede cose piacevolmente note.
e così, in questa città inconsuetamente fredda per il periodo – come lialescamente usava dire mia madre, “a taranto il sole prima o poi arriva sempre”: inconsapevole parafrasi dell’indimenticabile chiusa di un romanzo della grande amalia liana di cui non ricordo il titolo: “coraggio, dietro le nuvole c’è sempre il sole” –, si è visto in una zona quasi centrale, il viale liguria dello shopping e dei buoni panifici, l’autentico carretto dei dolci: ricco, ordinato, immensamente vario e ben illuminato, un vero eden a paragone dei carretti dei tristi castagnari tristi di milano, con il loro corredo di facce livide e di mezzilitri d’acqua di marca sconosciuta venduta più cara della coca-cola.
a taranto gli immigrati sono pochissimi e ottimamente intessuti nella trama cittadina, cinesi compresi. sempre in viale liguria – allietato per tutta la sua lunghezza dai canti natalizi diffusi da altoparlanti collocati a cura del nuovo sindaco ippazio stefàno, un famoso medico definito da un negoziante locale che me ne parlava “il pediatra dei bambini”* – si poteva vedere, all’ingresso di un negozio di vestiti – ben tenuto, allegro e attraente: nulla a che vedere con certi polverosi magazzini odorosi di fibre sintetiche e petrolio –, un vermiglio cartello di benvenuto redigendo il quale l’orientale calligrafo aveva sbagliato solo una divisione sillabica, e solo perché lo spazio era esiguo. il cartello era talmente bello che sono entrata e sono uscita con un sacchetto pieno di merce: potenza delle parole appropriate e ben scritte.
e siccome tutte le cose, incontrovertibilmente, finiscono, verso la fine della shopping avenue della città dei due mari ho incontrato la prova della conclusione delle feste, nonostante si attenda ancora la venuta dell’anziana viaggiatrice sulla scopa: babbo natale giaceva a testa in giù, privo di vita e, per sommo spregio, albergava in cima a un mucchio di rifiuti in un cassonetto cittadino. le attività produttive possono ricominciare.

*bisogna dire che ippazio, per gli amici ezio, non si occupa solo della colonna sonora del natale tarantino: consigliere comunale dal 1982 al 1992, l’attuale sindaco è stato il primo a sollevare il problema dell’inquinamento e dell’aumento della mortalità per tumore polmonare nella città, impegno premiato di recente con l’approvazione della legge regionale antidiossine. e come si potrebbe non amare un sindaco che ha sostenuto un candidato presidente della provincia alle primarie del centrosinistra, che giocando sul suo cognome prometteva una “rivoluzione gentile”?

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