cose da libri

dove si esplorano parole e si va a caccia di idee

nelle librerie, per favore, no

2 commenti

walter locatelli, direttore generale dell’asl di milano, e roberto salvan, direttore generale del comitato italiano per l’UNICEF, hanno (forse ieri) firmato un protocollo di intesa in base al quale si allestisce in città una serie di punti allattamento, denominati “baby pit stop”, per signore che aspirasssero a cibare i propri figli in pubblico. questo ha dichiarato salvan: “Il modello che sta dietro a questo accordo è quello che l’UNICEF usa nei Paesi in via di sviluppo. Un modello che tende a fare rete* e che serve ad esportare le buone pratiche, in questo caso l’allattamento materno, che a Milano in alcune zone raggiunge una percentuale del 50%”. appunto, nei paesi in via di sviluppo. mi pare che noi viviamo in un paese sviluppato. già capita di dover assistere a certe scene tribali con protagoniste signore milanesi le quali, posteggiata la bicicletta e liberato il neonato da pericolosissime fasce di stoffa – l’ uso delle quali è giustificato presso popolazioni cui è sconosciuto l’uso del passeggino, presso signore obbligate a occuparsi del figlio mentre percorrono dieci chilometri per andare a prendere l’acqua (poi tornano con la brocca sulla testa e il figlio abbarbicato addosso) –, liberano dalla costrizione della maglietta di cotone biologico un seno assai gonfio, percorso da imbarazzanti venature, e lo porgono placidamente alla creatura. pare che questi pit stop siano destinati a infestare, oltre che farmacie, uffici e ospedali, anche librerie, musei e teatri. così, anche il malcapitato che si trovasse, poniamo, alla feltrinelli di corso buenos aires, presso lo scaffale delle novità, sarebbe obbligato all’ascolto dei suoni della natura. dio ci scampi dalle grandi madri. le quali bene farebbero a girare munite di un giuseppe e di una decorosa scodella, come la madonna della pappa.
*cosa vorrebbe dire “fare rete”? salvan ha forse in progetto l’incoraggiamento all’allattamento collettivo?

2 thoughts on “nelle librerie, per favore, no

  1. Ma perché no anche in libreria (sempre che lo spazio lo permetta)? In fondo le librerie, specie quelle piccole, sono dei luoghi tranquilli, raccolti e ospitali. Se una mamma in giro con il suo bambino si trova in una situazione di necessità,- dovendo scegliere tra il far piangere il bimbo perché l'essere fuori casa non le permette (per il decoro? per mancanza di un luogo idoneo e tranquillo?)di rispettare l'ora della poppata, e soddisfare comunque le necessità del pargolo -, perché non dovrebbe poter tranquillamente essere messa nelle condizioni di fare questa seconda cosa in un luogo tranquillo e accogliente?
    Nella nostra libreria è capitato una volte che ci fosse chiesto da una cliente di poter allattare un bambino e naturalmente ha potuto farlo, senza che la cosa creasse problemi ad alcuno o interferisse con le attività della libreria…
    Naturalmente una cosa è una necessità, un'altra l'incitare le mamme ad andare ad allattare in giro per il la pura soddisfazione di faro in pubblico, perché di moda… Concordo con te sulle differenze di sostanza tra la condizione di una donna africana e quella di una donna milanese, ma anche quest'ultima, se si trova in una situazione di necessità ha ben diritto di trovare le condizioni per potersi occupare dei propri pargoli con un minimo di confort, anche se è uscita a fare shopping in Buenos Aires e presa dagli acquisti si è distratta, ha fatto tardi e non è riuscita a tornare a casa per la poppata: perché deve essere penalizzato anche il lattante in questa città già così inospitale?

  2. è il mammismo trionfante (talvolta sfiora l'arroganza) di certe signore che trovo fastidioso, come se l'essere madri desse licenze particolari. e comunque sono per la riservatezza e trovo qualcosa di vagamente sguaiato nell'allattare in pubblico. se proprio si devono prendere iniziative a favore delle donne, che si parifichino stipendi e carriere.
    ma dimmi, qual è la tua libreria?

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