cose da libri

dove si esplorano parole e si va a caccia di idee

essere allan bloom

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La prima volta che notai il declino della lettura, verso la fine degli anni sessanta, cominciai a domandare alle mie affollate classi propedeutiche  […] quali libri contavano veramente per loro. La maggioranza tace imbarazzata dalla domanda. L’idea dei libri come compagni è loro estranea. […] Non esiste una parola stampata alla quale ricorrerebbero per consiglio, ispirazione e piacere. […] C’è sempre una ragazza che cita La fonte meravigliosa di Ayn Rand, un libro (che a stento si può considerare letteratura) che con la sua dogmaticità nietzschiana spinge i giovani un po’ eccentrici verso un nuovo modo di vita. Pochi studenti citano libri recenti che li hanno colpiti e che confermano la loro interpretazione di sé, come Il giovane Holden (la loro è generalmente la risposta più autentica e al tempo stesso una manifestazione del bisogno che sentono di essere aiutati nell’interpretazione di sé stessi. Ma non è una risposta colta. I docenti dovrebbero sfruttare il bisogno espresso in questa risposta per dimostrare a tali studenti che scrittori migliori possono aiutarli di più). […] Immaginate un giovane di questo genere che va al Louvre o agli Uffizi e capirete subito la condizione della sua anima. Nella sua pura ignoranza delle storie dell’antichità biblica, greca o romana, Raffaello, Leonardo, Michelangelo, Rembrandt e tutti gli  altri non possono dirgli niente. Tutto ciò che vede sono colori e forme – arte moderna. In breve, come quasi tutto nella sua vita spirituale, i dipinti e le statue sono astratte. […] La cultura ai nostri tempi deve cercare di scoprire che cosa negli studenti aspira al completamento e di ricostruire l’apprendimento che permetterà loro di cercarlo autonomamente. […] oggi gli studenti non hanno niente di simile al Dickens che dette a tanti di noi gli indimenticabili Pecksniffs, Micawber, Pip, con i quali affiniamo la nostra visione, permettendoci qualche sottigliezza nella distinzione dei tipi umani. È una serie complessa di esperienze quella che permette di dire con semplicità: “È uno Scrooge”. Senza letteratura tali osservazioni non sono possibili e si perde la fine arte del confronto. L’ottusità psicologica dei nostri studenti è paurosa, perché essi hanno solo la psicologia pop  che dice loro a che cosa assomiglia la gente e tutte le sue motivazioni. Mentre vacilla la consapevolezza che dovevamo quasi esclusivamente al genio letterario, la gente diventa più omogenea, perché non sa che potrebbe essere diversa. Che squallidi sostituti della diversità reale sono i selvaggi arcobaleni di capelli tinti e le altre differenze esteriori che all’osservatore non dicono niente di ciò che c’è dentro”.
Allan Bloom, La chiusura della mente americana, Lindau, Torino 2009 (ma la prima edizione vera è del 1987).
L’editore Lindau perdonerà questa citazione così lunga. Un po’ di knowledge dissemination non può far male.

Un paio di giorni fa ho partecipato al consiglio di classe del liceo dell’adolescentina. Con mio sommo stupore, ho assistito a un siparietto nel corso del quale alcune signore diversamente rinsecchite travestite da professoresse si lagnavano come mammine del brusio di sottofondo che nella classe dei nostri figli (una IV ginnasio) impediva loro di fare lezione serenamente. Terminata la burocratica elencazioni degli orribili misfatti, il consiglio di classe è terminato anch’esso.
Si può pretendere da ciascun insegnante il medesimo approccio che animava quello splendido conservatore che fu Allan Bloom? Senz’altro no, ma non accetto neanche la giustificazione di alcuni co-genitori, che concludevano: “Certo, bisogna capirle, sono stressate anche da questa faccenda della riforma. All’italiano sono state tolte due ore a settimana per darle a scienze, così tutti devono correre”. Chi scrive ha frequentato un liceo classico della Magna Grecia. Era bello ma non splendido; senz’altro il POF (quanta allusiva evanescente onomatopeia, in questo acronimo che svanisce in un soffio) non proponeva né la conferenza di qualche volontario che illustrasse i disagi degli immigrati né un collettivo gaylesbico che illustrasse i disagi degli omosessuali (beninteso temi nobilissimi, che tuttavia a mio parere dovrebbero trovare l’opportuno spazio negli opportuni luoghi), senz’altro il POF, dicevo, non era all’altezza di quegli attuali: noi studiavamo e basta, e un paio di volte alla settimana facevamo un po’ di educazione fisica in una palestra un po’ scassata. Epperò le lezioni di filosofia del professor Genise sono rimaste in me indelebili. Con buona pace di questi professori, ahimé, cancellabilissimi.

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