cose da libri

dove si esplorano parole e si va a caccia di idee

trentenni, quarantenni e un cinquantenne (giulio mozzi)

10 commenti

Sonny Crockett

il 29 aprile, presso la sede romana della casa editrice laterza, si è svolto il primo incontro tra gli esponenti della generazione autodefinitasi “tq”, che purtroppo non sta a indicare il rapper tq/terrance quaites della cover del crockett’s theme, frutto della collaborazione tra lui e l’autore del brano originale, bensì un non meglio definito gruppo di scrittori italiani accomunati dall’età anagrafica: tra i Trenta e i Quarant’anni. da quello che capisco i convenuti (sotto la guida degli organizzatori giuseppe antonelli, nicola lagioia, giorgio vasta, alessandro grazioli e mario desiati) hanno deciso di darsi reciprocamente manforte per tentare di cambiare il mondo in cui vivono. afferma lagioia: “Ogni scrittore è solo nel momento della creazione della sua opera, ma da solo nessuno può cambiare il mondo in cui vive. Spero che questo sia solo il primo incontro: insieme possiamo davvero trovare le forme per incidere di più sull’ecosistema socio-culturale che ci circonda”. aggiunge il convenuto antonio scurati: “I tempi sono maturi in Italia per fondare un nuovo quotidiano online che non sia solo una trasposizione di contenuti dalla carta al web. Una testata culturale e di informazione dove la nostra generazione sia protagonista e non semplice ospite e possa raccontare la realtà senza distorsioni. Chi lavora nelle redazioni sa bene che i giornali di carta hanno le ore contate. E sarebbe bello che il definitivo passaggio sia merito di un gruppo di scrittori che vogliono aprirsi all’esterno”.

non posso dire di aver completamente compreso: in che modo pensano i tq di incidere maggiormente sull’ecosistema socio-culturale che li circonda? e soprattutto, perché? uno scrittore non è un militante; uno scrittore scrive, descrive, interpreta, forse propone. gli scrittori incidono sulla realtà, methinks, solo se riescono a penetrare nei lettori. la misura della capacità di cambiamento della parola scritta di qualcuno sta nella misura in cui riesce a diventare parola letta di grande sostanza per qualcun altro – è una dinamica sostanzialmente individuale, lenta e indipendente dagli uffici stampa delle case editrici. i risultati del lavoro scrittura —> lettura si verificano e si attestano nel tempo, e non credo che da qui si possa sfuggire. altro è il meccanismo editoriale, il carosello di presentazioni, reading, aperitivi, pranzi e cene con l’autore, cose buone e legittime per cercare di sostenere le vendite, ma che proprio non sostituiscono la capacità di un’opera di restare e fruttificare. 
allora questa sedicente nuova categoria di tq, nelle sue istanze, mi appare assai posticcia. puerile mi appare la pretesa di contare di più, di comparire di più in televisione, di formare, nella parole di lagioia, gruppi “contundenti”: scrivere è senz’altro esperienza individualissima (non tutti sono fruttero e lucentini – non ho mai letto niente dei wu ming, pertanto mi astengo dall’esprimere opinioni). concordo con beppe sebaste, che sull’argomento ha scritto un bel post: “Ciò che mi turba è la sicumera nell’avanzare diritti economico-istituzionali, il concepire l’atto di scrivere non come anarchico e conflittuale, irriducibile al potere, ma organico ad esso”. e credo che giorgio vasta, tra i promotori e responsabile dell’ufficio stampa della casa editrice minimum fax, colga bene la questione nella frase dedicata ai lettori eventuali: “Vogliamo ragionare insieme su come superare la membrana che ci divide da una fetta ampia di società. Possiamo continuare a pensare che abbiano tutti torto perché non ci leggono? Dobbiamo dar vita a un movimento culturale e sociale e cercare di entrare in contatto”. osservo: 1. effettivamente forse non hanno tutti torto perché non leggono certi scrittori; 2. il “movimento culturale e sociale per cercare di entrare in contatto” può difficilmente crearsi per i motivi che ho descritto sopra.

e allora plaudo all’opera didattica di giulio mozzi, il quale, oltre a scrivere, lavora con i ragazzi dell’iprase di trento, ad esempio nell’ambito del progetto scuola d’autore: esprimendo concetti e richieste precise, con una piana ammirevole chiarezza (a proposito di chiarezza, consiglio la visione del corso di scrittura allestito da questo scrittore su youtube). mi pare che si debba ricavare, da questo, che mozzi è in grado di valutare i tempi della sua personale opera di modificazione dell'”ecosistema”: lenti e ragionati, con molta probabilità duraturi. è evidente ai più che l’unico modo per formare possibili lettori è formarli. possibilmente a una certa distanza dal proprio ombelico.

10 thoughts on “trentenni, quarantenni e un cinquantenne (giulio mozzi)

  1. Che bello leggere quanto scrivi! Sono d'accordo con te sul fatto che certe operazioni hanno un che di posticcio e appaiono iniziative così chiuse in se stesse che di certo non potrebbero mai creare contatto con il pubblico. Anzi, forse hanno esattamente l'effetto contrario, e sono come satelliti intrappolati in un'orbita limitata intorno all'ombelico di pochi.
    Grazie

  2. molte grazie a te. chi sei? cosa fai?

  3. Mi chiamo Cristina, amo leggere e mi diletto a scrivere e a fotografare. Faccio il redattore per necessità e insieme a un'amica ho iniziato il blog Il cesto dei tesori per dare spazio alle nostre idee, e molto spesso a quelle di altri che troviamo intriganti.
    Il tuo blog mi piace molto.
    A presto
    Cristina

  4. anche io, tra le altre cose, sono redattore. tu per chi lavori? forse a questo punto comunichiamo via mail: mail.albano@gmail.com

  5. Questi dei Trenta Quaranta han fatto di tutto per rendersi antipatici. Emerge peraltro, in my honest opinion, tra fautori e detrattori dei TQ l'ormai antico e direi quasi epico agone tra letteratura naturalistica e menzognera; tra realismo e artificio. Agone redivivo rivelando, a sorpresa, sostenitori del naturalismo i compromissori trenta quarantenni come Lagioia e perlopiù campioni della menzogna i cesellatori e cultori nascosti delle belle lettere qual è il cinquantenne Mozzi. Non sembrava così, prima. Avresti detto più radical rovesciatori e straziatori di modernità un Moravia, un Pasolini rispetto a un Manganelli, a un Flaiano, a un Giuseppe Berto, a un Mastronardi. E questa sorpresa sì che dice qualcosa sugli oscuri meandri del potere editoriale in questo paese…
    C

  6. sono un viaggiatore che si annoia facilmente e vive di rendita.

  7. sei il mio uomo ideale: sposiamoci subito.

  8. non mi fraintendere: nutro il medesimo slancio, ma attualmente sono già sposato.

  9. sigh. e pensare che iniziai questo blog con la segreta speranza di trovare un marito. sarà per il prossimo affascinante, segreto commentatore.

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