cose da libri

dove si esplorano parole e si va a caccia di idee

felicità domestica. anche un po’ ossimorica

3 commenti

eduardo “eddie” osorio, eccentrico informatico guatemalteco-newyorkese nonché caro amico mio, mi dice spesso, in segno di ironica ammirazione, “i wanna be like you when i grow up”. ogni tanto penso ai miei idoli, e mi rendo conto che periodicamente da grande voglio essere anch’io come questo o quello. a dieci anni volevo essere come robert kennedy. in casa mia era capitata, non so più come, una biografia illustrata della famiglia kennedy in inglese, con la storia del patriarca joseph, la matriarca rose, e tutta la pletora di figli, nipoti, discendenti svariati; c’erano immagini di pranzi in famiglia, di corse con il cane sulla spiaggia e di bambini pasciuti con vestitini di lino. poi volevo essere come marlon brando, di cui ammiravo la bellezza inconsueta, anche un po’ esotica. fu poi la volta di andré breton; poi, al liceo, della mia professoressa di francese silvana fallucca, una bionda solida friulana che ci raccontava come, pur di studiare il francese a parigi e in assenza di denaro, si sostentava con una caramella al giorno; di flaubert, di manganelli, di raymond carver, di carlo fruttero, di walt whitman, di louisa may alcott.

poi arrivò il tempo del lavoro a ritmo serrato; più la mia esperienza editoriale cresceva più avevo bisogno di idoli leggeri, e arrivò il tempo dell’identificazione con eddie “la raza” guerrero (lui non l’ho mai dimenticato, anche se è morto nel 2005 in un albergo, prima di un incontro, con chissà cosa in corpo).

di recente ho affrontato un lungo periodo, che ha compreso anche la pausa natalizia, in cui ho condotto un paio di lavori assai impegnativi, che mi hanno concesso pochissime possibilità di svago. allora una delle cose che alleggerivano la pressione, verso sera, era preparare la cena. da circa quaranta giorni ho scoperto che sulla 7d, alle 19:40, trasmettono la replica di un programma che si chiama “i menù di benedetta”: dal lunedì al venerdì  un’avvenente signora della media borghesia alessandrina (nel senso di alessandria nel piemonte), giornalista sposata con un giornalista, di fecondità superiore, forse doppia, rispetto alla media nazionale (tre figli, con nomi come matilde eccetera), spiega come cucinare una quantità stupefacente di manicaretti, che prepara davanti a te in un’attrezzatissima cucina.
io penso che benedetta incarni la donna ideale: ubertosa al punto giusto, sempre benvestita e dotata di tacchi elevatissimi che rendono estremamente sexy il suo caracollare dalla cucina al lavandino, dove scola da enormi pentole fumanti chili di pasta ogni giorno (e ogni giorno io temo per la sua incolumità: cosa accadrebbe se facesse cadere la pentola con tutta quell’acqua bollente, in mezzo alla cucina, senza una maniglia cui appigliarsi, e l’amido rendesse il pavimento scivoloso?). benedetta non ha paura di mettere le mani in pasta: schiaccia l’aglio con il palmo della mano, prende il parmigiano grattugiato con le mani e lo sparge disinvoltamente sulle sue preparazioni, senza ricorrere a un cucchiaino, impasta trita affetta monta come il dispositivo kenwood per il food processing, gigantesco product placement troneggiante sul suo piano di lavoro. operazioni per le quali indosserei senz’altro un guanto di gomma sterile la vedono apertamente partecipativa: sotto le sue mani esperte prendono forma crostate, focacce e panzerotti di ogni risma.
è dall’altra parte un’autentica iena, come si comprende nonostante i tentitivi di giocosa dissimulazione quando, ogni giorno diverso, c’è un ospite che cucina qualcosa con lei: in quei frangenti la nostra cuoca elegante lascia trapelare una competitività e un ego fuori misura. mai mostrati apertamente, però, e in questo benedetta si riconferma ideale: capace di cucinare, misurata, madre capace, donna pratica, di quelle che se ci cucini insieme e rompi maldestramente un uovo ti biasimano e il messaggio sottinteso è “lascia che faccio io”. però graziosa, e domesticamente sessuale.
e allora io ho deciso che voglio essere come lei. e per essere come lei devo diventare longilinea, e allora, dato che sono un’affezionata dei supermercati lidl, e sono iscritta pure alla newsletter, sabato scorso ho comprato al suddetto supermercato una fitness board da usare nei miei momenti di pausa.

e siccome i miei momenti di pausa li trascorro cercando di essere come benedetta parodi, mentre imparo a cucinare pietanze ingrassantissime davanti alla tele, da qualche giorno mi esercito con la mia fiammante tavoletta fitness.
e siccome l’adolescentina si è accorta che da qualche tempo a questa parte sua madre è strana, nel tentativo di assecondarla come si fa con tutti gli spostati ieri si è presentata (dichiarando che per comprarlo ha risparmiato sulla sua paghetta) con il libro di benedetta, segnalibro di seta e tutto, che mi ha messo in mano con un certo imbarazzo.

3 thoughts on “felicità domestica. anche un po’ ossimorica

  1. superbo post.

    io vorrei essere come l'avvocato di Carnage.

  2. Tua figlia sta curando i tuoi problemi con un farmaco palliativo. -.-“

  3. è una ragazza molto saggia.

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