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il nuovo microromanzo di silvano calzini su “cose da libri”

5 commenti

hotspotmedia.co.ukEsce su “cose da libri” il nuovo romanzo di Silvano Calzini in capitoli sotto le 140 battute (per il precedente e qualche cenno biografico sull’autore si veda qui): un’altra figurina tragica e amara, un’altra piccola morte sottotono.

Il treno correva

(Romanzo in 28 capitoli tutti rigorosamente sotto le 140 battute)

Si apersero le cateratte del cielo, e venne in quaranta giorni,

e quaranta notti tant’acqua, che rimasero affogati gli stessi monti.

(Bibbia)

Cap. 1

“Il treno Intercity delle dieci e trentacinque è in partenza dal binario 14.” L’altoparlante rimbombava e lui era già nello scompartimento.

Cap. 2

All’inizio quella trasferta settimanale gli era sembrata una seccatura perché scombussolava il tran tran quotidiano e i suoi ritmi di vita.

Cap. 3

Poi però aveva imparato ad apprezzarne anche i vantaggi. Uno su tutti. Per due ore e mezzo provava  il sottile piacere di non esserci.

Cap. 4

Quel viaggio era una sorta di terra di nessuno, un nulla esistenziale a cui ormai non avrebbe rinunciato per tutto l’oro del mondo.

Cap. 5

Un’ombra fuggevole lo distolse dai suoi pensieri. Era entrata una signora che andò a sedersi  nell’angolo opposto, vicino al finestrino.

Cap. 6

I loro sguardi si incrociarono.

“Buongiorno.”

“Buongiorno.”

Un saluto di cortesia, dopo di che ognuno dei due tornò a pensare ai fatti suoi.

Cap. 7

Tutti i martedì andava a piedi in stazione e al binario 14 il treno lo aspettava, immobile e mansueto come un enorme mammut elettrico.

Cap. 8

Partiti. Durante il viaggio non dormiva mai, ma si rifiutava di leggere. Quelle due ore voleva dedicarle all’ozio puro, fisico e mentale.

Cap. 9

Quel giorno però un folletto dispettoso si divertiva a pizzicargli l’immaginazione. Una cosa da niente, ma irritante. Spariva e poi rieccolo.

Cap. 10

Un’immagine dalla forma un po’ bizzarra doveva avere fatto breccia nella sua fantasia, ma adesso non c’era verso di metterla a fuoco.

Cap. 11

Riaprì gli occhi, guardò verso destra e ritrovò la signora di prima. Tanto per distrarsi decise di dedicarle un po’ di attenzione.

Cap. 12

Un viso largo, un naso troppo piccolo, gli zigomi pronunciati, non una gran bellezza, ma molto elegante. Di quell’eleganza un po’ passata.

Cap. 13

Intanto con lo sguardo era sceso alle ginocchia della signora. Poi ancora più in basso e lì si fermò. Attonito, folgorato, pietrificato.

Cap. 14

I piedi della donna erano di una lunghezza smisurata. Qualcosa di mai visto. Del tutto sproporzionati rispetto a una corporatura normale.

Cap. 15

Un capriccio della natura, creato da chissà quale ghiribizzo genetico. Come quei nasi che spuntano da una spalla nei quadri di Picasso.

Cap. 16

Stava ancora fissando quei piedi da clown quando avvertì un gorgoglio nello stomaco salire rapidamente lungo l’esofago per arrivare in gola.

Cap. 17

La bocca si spalancò e proruppe in una risata colossale, fragorosa. Una roboante esplosione che si riversava fuori a ondate inarrestabili.

Cap. 18

Una cascata di ilarità che lo faceva sobbalzare. Con uno sforzo di volontà riuscì a sollevare lo sguardo e incrociò gli occhi della donna.

Cap. 19

Avrebbe voluto chiederle scusa, ma si erano aperte le cateratte del cielo e niente poteva più fermarle. Riuscì solo a scuotere la testa.

Cap. 20

Le lacrime gli rigavano il viso, mentre le risate sgorgavano con una potenza tale che ormai avevano un controllo pieno e assoluto su di lui.

Cap. 21

Arrivavano dal pozzo nero della sua anima, spinte da una forza selvaggia. Mentre il treno correva lui continuava a sbellicarsi dalle risa.

Cap. 22

Le risate avevano rotto gli argini e gli uscivano da tutti i pori della pelle, si spandevano come cerchi nell’acqua colpita da un sasso.

Cap. 23

Il treno correva e lui non rideva più degli smisurati piedi della donna, ma di sua moglie, noiosa e grigia, sempre più simile a un grosso topo.

Cap. 24

Il treno correva e lui rideva di quegli idioti dei suoi colleghi, rideva di quei desolati pomeriggi con troppo sole di quando era ragazzo.

Cap. 25

Il treno correva e lui rideva dei suoi sogni finiti chissà dove, rideva della sua vita da stronzo, rideva di tutto il porco mondo schifo.

Cap. 26

Intanto in quel delirio di ilarità si era piegato in avanti, tanto che crollò sul pavimento, dove continuò a contorcersi dalle risa.

Cap. 27

Era paonazzo, ansimava sempre più forte in preda alle convulsioni e a un’asfissia che raggiunse l’acme togliendogli completamente il respiro.

Cap. 28

E fu a quel punto che ebbe uno spasmo. Subito dopo rimase lì ai piedi della donna, morto stecchito,  con la bocca ancora spalancata.

5 thoughts on “il nuovo microromanzo di silvano calzini su “cose da libri”

  1. Molto bello, grande Silvano.
    Questo microromanzo quasi quasi si meriterebbe una perlina.

    Randa

  2. Ehi Randa,come sei messo a cugini? C’è un posto vacante? Intendo il solito cugino scemo che c’è in tutte le famiglie 🙂

  3. Mi associo al bello, molto bello. Una volta non lo pensavo, ma può essere che la brevità sia una scienza.

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