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giulio einaudi a milano e un utile confronto sul lavoro editoriale

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Si è inaugurata il 28 novembre e durerà fino al 13 gennaio 2013 la mostra “Giulio Einaudi – L’arte di pubblicare”, che avevamo annunciato qui. È una bella mostra, bene allestita, dove dominano un gran bianco e grande pulizia di linee, perciò terribilmente Einaudi. All’entrata il visitatore trova subito il bookshop e, sulla destra, una sorta di installazione fatta di casse di legno, quelle all’interno delle quali erano stati inviati i materiali, e di intrecci di carta, su cui domina un drappo bianco che porta impressa una gigantesca E.

bella

Installazione

entrata

Ingresso e bookshop

il vero divo giulio

Il vero divo Giulio

Sempre sulla destra si accede alle sale dedicate all’esposizione della serie “Opere di maestri contemporanei”: cinque cartelle con la riproduzione in grande formato mediante fototipia dei lavori di Giorgio Morandi, Amedeo Modigliani, Giacomo Manzù, Alberto Giacometti, Felice Casorati, alla cui confezione collaborarono i critici Lamberto Vitali, Cesare Brandi, Luigi Carluccio.

generale tedesco

Giacomo Manzù, Generale tedesco, 1941

Sulle pareti della grande stanza a sinistra si trova invece la storia dell’evoluzione della collana dei Coralli.

coralli 48-50

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Riporto dal testo del catalogo, di prossima pubblicazione e reperibile poi in mostra, le note tecniche sull’ultima versione dei volumi della collana, redatte da Carlo Fantinel:

“Il celebre bianco di fondo, il lettering in un Egizio tondo molto discreto: la grafica sembra ritrarsi in un ruolo fondamentale, ma accessorio.

Cambia, anche se non di molto, il formato: passa a 120 x 192 mm con un rapporto di proporzione 5:8, approssimazione razionale alla Sezione Aurea.

E cambia anche lo schema di impaginazione: la pagina è suddivisa sia in larghezza che in altezza in otto parti uguali. Tre angoli dell’area di testo giacciono sulle diagonali della doppia pagina; l’area di testo ha quindi le stesse proporzioni delle pagine del libro.

I margini esterni ed interni sono costruiti sulla pagina singola, i numeri di pagina (in corpo 10 pt) cadono a 3/4 dell’ultimo modulo al piede.

Lo schema prevede per la composizione del testo una gabbia di 34 righe per pagina, di circa 56 caratteri per riga. Il testo è composto in corpo 12/12 pt con capoversi rientrati di 10 pt sulla giustezza di 20 righe tipografiche.

Il carattere prescelto è il famoso Garamond Simoncini disegnato (dal 1956 al 1958) dal reparto tecnico della Simoncini, azienda italiana produttrice di matrici per Linotype, in collaborazione con lo studio artistico della fonderia Ludwig & Mayer di Francoforte. Si tratta di un progetto avviato su richiesta della casa editrice e sviluppato con la supervisione del suo direttore tecnico Oreste Molina.

Particolare attenzione è prestata agli avvicinamenti delle lettere, vengono infatti prodotti numerosi politipi e vengono introdotte, nei disegni esecutivi degli alfabeti, opportune contro-deformazioni preventive, destinate a minimizzare gli sgradevoli effetti di arrotondamento dovuti ai processi di stampa.

L’adozione del Garamond Simoncini per la produzione editoriale Einaudi sarà uno degli elementi decisivi per l’affermazione dello stile editoriale della casa: si tratta di uno dei primi esempi di immagine coordinata diventata, nel tempo, un punto di riferimento per tutta l’editoria italiana del Novecento.”

Non manca, tra i Coralli, un’inopinata microderiva pornosoft:

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E inaspettatamente, nel corso della visita, in un angolo di servizio al momento sguarnito di esseri umani, compare un libro, verosimilmente compagno di qualche custode durante la noia delle ore di servizio: Nicolò Ammaniti, Come Dio comanda, posato su una mensola in attesa del ritorno del suo proprietario. Un frammento domestico e spiazzante nel mezzo dell’austero chiarore della stanza.

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IMG_0365 Passiamo alle note dolenti: in una mostra dichiaratamente parte di Bookcity, fortemente voluta dal Comune di Milano, in una mostra su una casa editrice che nella cura del testo, sino a non molto tempo fa, aveva uno dei suoi indiscutibili baluardi, chi entra e legge il “pannello di accoglienza” sulla sinistra rimane quantomeno perplesso: una serie di refusi che davvero si sarebbero potuti evitare con una semplice lettura prima dell’impaginazione.

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Bulgakov

Chi scrive ha inviato all’ufficio stampa del Comune di Milano la mail che segue:

Gentile E. C.,

ho appena visitato la mostra in oggetto, che ho trovato molto bene allestita e ben tagliata. Devo purtroppo rilevare che la cura dei testi dei pannelli, in special modo di quello che accoglie il visitatore a sinistra dell’ingresso (“Giulio Einaudi a cent’anni dalla nascita”), è assai raffazzonata. Non solo sul testo non è stato praticato un editing sufficiente; totalmente assente è anche la revisione delle bozze, un’assenza che dà luogo a refusi quali D’azeglio = D’Azeglio; Dostojevskij= Dostoevskij; Bulgacov = Bulgakov; Giuseppe Ajmone, consulente del”Einaudi = Giuseppe Ajmone, consulente dell’Einaudi.

Credo che il visitatore di una mostra su Giulio Einaudi, organizzata dal Comune di una città che ha appena concluso Bookcity, meriti un trattamento più riguardoso.

Cordialmente,

Anna Albano

Il Comune di Milano ha passato la mail al referente per la mostra e dopo poche ore a chi scrive è arrivata la risposta di Malcolm Einaudi.

Pubblico questa corrispondenza perché ottenere riscontri circostanziati da una casa editrice o da un curatore di mostra in Italia è cosa piuttosto rara (perdura il malcostume di non rispondere a mail, lettere, messaggi svariati) e mi è parso interessante far conoscere, visto che in questo caso sono state spiegate, le ragioni dell’altra parte.

 Gentile dottoressa Albano,

ricevo tramite il comune di Milano i suoi giusti appunti su alcuni errori rilevati nei pannelli in mostra.

Innanzitutto mi permetta di ringraziarLa per la non comune attenzione riservata alla mostra e di complimentarmi per “l’occhio clinico” (se anzi avesse poi altri rilievi oltre a quelli già citati via email, la pregherei di segnalarceli, saranno preziosi).

A parziale difesa dei miei collaboratori, vorrei solo far presente che – per circostanze non dipendenti dalla nostra volontà – i tempi di lavoro e allestimento a disposizione sono stati strettissimi, essendosi ridotti a soli 13 giorni (progettazione inclusa). Circostanza per la quale, come avrà notato, non è neppure stato possibile far uscire un catalogo per tempo, giacché non vi sarebbe stata la possibilità di dedicarsi non dico alla correzione di bozze, ma nemmeno alla impaginazione del medesimo.

In questo caso – ad esempio – abbiamo potuto optare per il rinvio. Ma rispetto ai pannelli la scelta è stata obbligata. Vorrà cioè comprendere come – anche a rischio di imprecisioni – non si potesse aprire una mostra del tutto priva di apparati, in attesa che arrivassero poi rivisti a mostra iniziata.
Ma ciò è disceso da tempi e condizioni di lavoro in cui ci siamo trovati ad operare, non certo da una intenzionale mancanza di riguardo verso il visitatore o, ancor più, verso Giulio Einaudi stesso.

Ovvero capita, talvolta, di essere costretti a sacrificare la dovuta attenzione a uno dei livelli di testo, per riuscire a dare vita all’affresco complessivo, in tempi che sono dettati da macchine amministrative complesse.

Nondimeno valuteremo quanto prima, a seguito dell’editing sul catalogo, anche la sostituzione di alcuni dei materiali in mostra.

Ciò premesso, avendo sinceramente apprezzato i suoi appunti, sperò vorrà gradire, non appena sarà pronto, una copia omaggio del catalogo a suo nome al bookshop. Mi auguro, priva di errori.

Cordiali saluti

M. Einaudi

La discussione sul lavoro editoriale è sempre aperta.

2 thoughts on “giulio einaudi a milano e un utile confronto sul lavoro editoriale

  1. Penso che la giusta celebrazione dell’Einaudi di ieri si coniughi con la triste constatazione di che cos’è l’Einaudi oggi: minata e degradata (al di là dell’assetto proprietario) dalla deriva stileliberiana, che – come fosse l’inesorabile attuazione di un manifesto programmatico – ne ha snaturato contenuti, riferimenti e qualità artistico-ideali. Mercato, marketing e manipolazione vanno a braccetto anche lì.

  2. Nella libreria ho qualche volume dei Coralli, acquistato a suo tempo da mio padre,(Bassani, Cassola e il mio carissimo “Segreto” dell’Anonimo Triestino) e in effetti le copertine erano, anzi sono, molto eleganti..

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