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parigi feuilleton: giri canonici, stupefacenti incontri e un paio di imprese crimininali

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Parigi feuilleton 1, 24 dicembre 2012

Mamma Natale – Festa di frutti di mare – Bizzarrie franco-africane – Punizione di un pervertito – Trionfo della luce

Da un paio d’anni, si sa, lo spirito del Natale milanese, almeno dal punto di vista della coreografia, si è disciolto nelle convinzioni ragionevoli dei rappresentanti della nostra giunta: meno festoni di luci, più campus per i figli di chi durante le vacanze natalizie lavora e non sa dove lasciare la prole. In questo modo, sostiene l’assessore Bisconti (questa volenterosa cretina), il sorriso aleggerà sui visini dei piccoli milanesi, che insieme con i grandi potranno festeggiare “senza eccessi“.

Ricordo antichi pistolotti natalizi sui “regali utili”: un maglione, un cappotto, una piccola somma che i genitori avrebbero depositato su un libretto postale intestato a te, che invece volevi disperatamente un giocattolo e dei regali utili te ne fregavi altamente, anzi li odiavi. Ebbene, questa nostra giunta, in parecchie delle sue manifestazioni è vomitevolmente paternalistica, proprio come quei lugubri genitori. Perché io, e con me tutti i bambini, a Natale voglio vedere ubertosi Santa Claus, renne dalle corna scintillanti, cascate di piccole luci in ogni dove, mele caramellate, frittelle dolci e vino aromatico che spande il suo profumo all’intorno, slitte di ghiaccio, sfere di luce, fiumi di frutta secca, ciambelle zuccherate, musica da ogni altoparlante, attrazioni fantasmagoriche, allestimenti da fiaba, palazzi illuminati a giorno, immense piste di pattinaggio, ricchissimi, immensi abeti parati a festa.

Ecco perché il milanese avveduto, durante le feste, emigra oltralpe, raggiunge Parigi. Chi scrive è una milanese d’adozione avveduta che così ha fatto, in compagnia dell’ormai-famosa-adolescentina.

All’arrivo nella Ville Lumière, in boulevard de Magenta, nei pressi del mercato di Saint Quentin non c’è solo Santa Claus, ma anche Mamma Natale, che sembra la Befana travestita e distribuisce dolci anche ai grandi.

bd magenta_mamma natale1Il boulevard de Magenta sbuca in place de la République, un tempo sede della Fontaine du Château d’eau, che riforniva d’acqua i quartieri del Marais e del Temple. Nella strada parallela comincia il Marais, che parte dal punto più alto del quartiere, il Pont des Biches, e finisce a rue des Rosiers e oltre. Perpendicolare a boulevard de Magenta è il boulevard de Strasbourg, che a dispetto del nome evocativo di paesaggi nordici è una strada nera come la pece, vicina a rue du Château d’eau, la sua roccaforte nera sorella che al 39 ospita l’edificio più stretto di Parigi, poco più di un metro.

IMG_0625I commerci, in questa zona, consistono quasi esclusivamente in negozi di parrucchiere, istituti di bellezza che dove si possono trovare tonnellate di prodotti sbiancanti per neri a disagio, qualche bar e rari negozi di vestiti. È un luogo davvero singolare, in cui l’innegabile afflato estetico degli abitanti – i parrucchieri e i negozi di estetica di cui sopra sono zeppi di clienti a tutte le ore – stride con un’idea di cura della cosa pubblica quantomeno bizzarra: significa ad esempio che per via è facile incontrare dandies dalle acconciature curatissime e signore dalle unghie elaboratissime per colore, forma e trattamento intrattenersi in conversazione tra cumuli di spazzature e rivoli sospetti. Tutto, in quelle strade, sa ben poco di Francia, eppure anche là il comune di Parigi non trascura di collocare segni luminosi di festa.

Il Marché Saint Quentin, di nuovo in boulevard de Magenta, straripa di delizie in occasione del Natale: cacciagione, tacchini belli grassi, fegato d’oca e pâtés di ogni genere; pane dolce, pane salato, bûches de Noël superbamente decorati; e il tocco atlantico di favolose ostriche in favolose quantità, in contenitori lignei sovrapposti, autentico trionfo di Francia.

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IMG_0456Tra gli autentici trionfi di Francia, se mi è consentita la digressione, collocherei anche la sorprendente cattura – cui l’adolescentina e io abbiamo assistito con autentica partecipazione e incondizionata ammirazione – di un individuo che aveva cercato di rubare un cellulare sul limitare dell’apertura delle porte della metropolitana, approfittando poi della loro chiusura per fuggire, bloccato e ammanettato al’istante da due energumeni in borghese che con una robusta ginocchiata sulla schiena l’hanno costretto al suolo e clic, con una mano gli hanno imprigionato i polsi e con l’altra hanno restituito il maltolto al derubato, nel frattempo sceso dalla metro pure lui. Il tutto è durato pochi secondi, ma l’onda benefica della sensazione di protezione che si prova quando giustizia è fatta è durata molto di più.

Nel pomeriggio tentiamo il Marché aux Puces di Saint-Ouen. Ci accoglie una pletora di nordafricani dall’aria equivoca, desiderosi di venderci finti profumi Chanel e finta pelletteria di marca. Dalla metropolitana ci ha seguite un tale che pare desideroso di fare la nostra conoscenza (più che altro quella dell’adolescentina), uno di quegli individui che pur vivendo in una grande città non hanno mai dimenticato il villaggio del Terzo o Quarto mondo dal quale provengono, e in cui è evidentissima una profonda frustrazione sessuale che li induce a lanciare sguardi insistenti e offensivi. Non può sapere, il miserabile con, che chi scrive se non avesse fatto l’editor avrebbe fatto l’investigatore privato, perciò con l’adolescentina lo seminiamo presto, augurandoci che gli caschi addosso prima un barile di pece e poi uno di piume, come giusta punizione per aver osato disturbare la nostra passeggiata. Gli antiquari del Marché, causa vigilia di Natale, sono quasi tutti chiusi; gli unici banchi aperti sono quelli più banali, da mercato rionale, privi di sorprese.

marché aux pucesÈ tempo di andare a cercare quello per cui siamo venute, luce e calore, per cui la fermata successiva è agli Champs Elysées, che non potrebbero essere più sfavillanti, brulicanti e gai.

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Ci sono il villaggio di Natale, le sfere di luce, la consueta fila alla Durée,

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e una signora sola, dall’accento esteuropeo, che mi prega di scattarle qualche foto, tra cui un paio con la scritta Champs Elysées alle sue spalle, in modo che si capisca che lei è stata proprio qui. Accontentarla è facilissimo, dato che la sua macchina fotografica è identica alla mia.

[…] continua

One thought on “parigi feuilleton: giri canonici, stupefacenti incontri e un paio di imprese crimininali

  1. Che magnifico reportage: bentornata! 🙂

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