cose da libri

dove si esplorano parole e si va a caccia di idee

per il 2013: di self publishing e di social media, con virata sulla concentrazione dello scrittore

1 Commento

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Caspar David Friedrich, Viandante sul mare di nebbia, 1818. Amburgo, Kunsthalle

 

Ogni anno, da qualche anno, lo scrittore Joe Konrath (qui la sua pagina wikipedia e qui il suo blog, alla pagina dove si trova l’originale integrale dello scritto che segue) concepisce e pubblica intelligenti bilanci e propositi per il suo nuovo anno professionale. Spigolo, praticando tagli, dal 2011:

Mi autopubblicherò

Solo dodici mesi fa ho guadagnato 1650 dollari su Kindle e con sorpresa ho potuto pagare il mutuo con le vendite dei miei ebook.

Questo dicembre guadagnerò più di 22.000 dollari, in prevalenza su Kindle; ma sto andando bene anche con Amazon e questo mese guadagnerò 2700 dollari attraverso il print on demand […]

Tutto ciò non è niente di meno che rivoluzionario. Non c’è più bisogno di guardiani – agenti che sottopongono opere agli editor che comprano i libri e li distribuiscono agli editori – che garantiscano di che vivere agli scrittori. Per la prima volta nella storia gli scrittori possono raggiungere i lettori senza difficoltà, senza bisogno di consacrazioni e di compromettere la propria integrità […]

Non dico che si debba abbandonare l’editoria tradizionale. Dico solo che NON ESISTONO CONTROINDICAZIONI per l’autopubblicazione. Nella peggiore delle ipotesi guadagnerete poco. Nella migliore sarete conteso da editor e case editrici.

Ricordate, però: per quanto siate contesi, avete sempre una scelta. NON accettate meno di quanto stimate di guadagnare in sei anni. Se vendete mille ebook al mese significa che l’anticipo minimo che devono offrirvi prima di firmare il contratto è 144.000 dollari. […] Attualmente i mie sette romanzi autopubblicati mi rendono ciascuno 24.000 dollari l’anno. In sei anni, al tasso corrente, mi renderanno più di un milione.

Ma non mi aspetto che le vendite rimangano le stesse; mi aspetto che salgano. Gli ebook non hanno ancora saturato il mercato, ma questo accadrà. E bisogna tenersi pronti a questa eventualità. Questo mi porta a dire…

 Non autopubblicherò porcherie

Il fatto che sia più facile che mai raggiungere un pubblico non vuol dire che si debbano pubblicare porcherie. […] Quando si parla di successo, la fortuna gioca la sua parte, ma lo stesso fa la professionalità. Essere un professionista vuol dire assicurarsi di avere una copertina graficamente professionale, una formattazione professionale per gli ebook e una stampa di qualità per i libri tradizionali.

Essere professionali vuol dire essere prolifici, avere molti titoli su piattaforme diversificate […] Ma significa soprattutto non infliggere al pubblico la propria scrittura di merda.

L’autopubblicazione non è una piscina per principianti, dove si impara a nuotare: prima di tuffarti devi essere un eccellente nuotatore.

Se le vendite non sono quelle auspicate, specialmente se avete fatto tutto quello che si è detto in precedenza, è tempo di analizzare ciò che avete scritto con sguardo impietoso. Il che mi porta a dire…

Guarderò con attenzione il mercato

Dire che sono entusiasta sul futuro dell’ebook è dir poco. Ciò non significa, tuttavia, che io possa scrivere qualunque cosa mi passi per la testa e aspettarmi di venderla.

Certo, adesso gli scrittori godono di una maggiore libertà. Certo, possiamo dedicarci a prodottini di nicchia, scrivere novelle, concentrarci sui nostri progetti personali.

Ma se vogliamo ricavare di che vivere dalla scrittura dobbiamo comprendere il nostro pubblico, e come possiamo dargli ciò che desidera.

L’autopubblicazione non è una scusa per essere degli egomaniaci indulgenti verso sé stessi. […]

Molti sanno quanto guadagno, ma non so quanti sappiano che

– ho cambiato o modificato un progetto di copertina 45 volte;

– ho riformattato i miei libri cinque volte;

– ho cambiato la scheda di presentazione 80 volte;

– ho cambiato i prezzi di ciascun libro tre o quattro volte.

A differenza dell’editoria tradizionale, il self publishing è un mondo dinamico: se qualcosa non vende bene come desiderate, potete cambiarlo. Il lavoro non finisce quando caricate il vostro ebook su Kindle. […]

dal 2012:

[…] Il 2012 sarà un anno molto interessante. Vedremo scrittori sconosciuti diventare ricchi. Vedremo scrittori noti lasciare i propri editori. Vedremo sempre più acquirenti di ereaders nel mondo. Vedremo alcune aziende fallire, altre crescere.

Siamo parte di qualcosa di grande, che diventerà ancora più grande. E mentre tutto ciò che sale può scendere, rimane ancora molto tempo prima che questo possa accadere con gli ebook. E quando accadrà? Bene. I formati e gli armamentari tecnologici vanno e vengono.

Ma il mondo avrà sempre bisogno di scrittori.

e dalle riflessioni sul 2013, parole interessanti per il loro contenuto sull’uso e l’efficacia dei social media e, soprattutto, sul valore della concentrazione:

All’inizio tutto verteva sul trovare un agente, trovare un editore, poi fare qualunque cosa per autopromuoversi. Questo blog parlava diffusamente di social media, di tour promozionali, di accordi con editori.

Le cose sono cambiate.

Ho 10.000 follower su Twitter, ma lo uso solo occasionalmente. Facebook? Non ci vado da otto mesi. Ho assistito all’ascesa e alla caduta di MySpace. Ho revocato l’iscrizione a Google+ perché non vedevo benefici. Linkedin? Non mi ricordo nemmeno la password.

Non farò mai più un tour promozionale. Dubito che farò mai un’altra seduta di booksigning. Ho smesso di parlare in pubblico, di presenziare a eventi. Un tempo era importante incontrare i lettori e fare rete con i colleghi. Adesso si può fare tutto via email.

Accordi con gli editori? Perché farne, se ci offrono così poco? 17,5% di royalties per un ebook pubblicato con loro, contro il 70% nel caso di autopubblicazione.

Sono mesi che non scrivo sul blog o uso Twitter. Sono stato impegnato a fare quello che gli scrittori dovrebbero fare: scrivere.

E indovinate un po’? Le mie vendite si sono mantenute costanti.

[…] Questo mi porta ai miei propositi per il 2013.

Dimentica te stesso

Ho eliminato i Google alerts, e non cerco più il mio nome su Google.

Non frequento le bacheche con i messaggi.

Non leggo le recensioni dei miei libri.

Non mi curo di ciò che la gente dice di me, nel bene e nel male, sui blog, su Twitter, nei media in genere.

Ci saranno sempre persone cui non piacete, o cui non piacciono i vostri libri.

Ignorateli.

Credetemi, è liberatorio non dipendere dalle opinioni degli estranei. Tutti noi dobbiamo concentrarci sullo scrivere. Perché ai milioni di lettori là fuori non importa nulla del vostro blog. Non vi cercano su Twitter e non evitano di comprare i vostri libri basandosi sui commenti altrui. […]

È molto facile diventare ossessivi in questo campo. Ma non ho uno straccio di prova che l’ossessività aiuti la carriera. Ciò che ho visto e rivisto sono persone che arrivano al successo scrivendo buoni libri.

Sono convinto che sia possibile vivere molto piacevolmente scrivendo senza preoccuparsi di nient’altro.

Tutti vogliamo credere di fare qualcosa di buono per la nostra carriera, perciò abusiamo dei social media, compriamo spazi pubblicitari, difendiamo strenuamente la nostra reputazione, coltiviamo i contatti con i media, compariamo ove possibile e proclamiamo la nostra marginalissima celebrità.

Lasciate perdere. Usate il vostro tempo per lavorare sui libri. È l’unica cosa che conta, e l’unica che possiate controllare.

Vi auguro un 2013 di grande successo. Buon anno.

Cosa ne pensi, o lettore?

One thought on “per il 2013: di self publishing e di social media, con virata sulla concentrazione dello scrittore

  1. sulla sezione Dimentica te stesso:
    sante parole!

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