cose da libri

dove si esplorano parole e si va a caccia di idee

dove si ragiona sul fatto che alcuni librai dovrebbero essere più generosi (anche più educati e intelligenti)

13 commenti

scrooge_mcduck

Avarizia
avarizia /ava’ritsja/ s. f. [dal lat. avaritia, der. di avarus “avaro”]. – [eccessivo attaccamento al denaro e a ciò che si possiede: peccare di a.] ≈ grettezza, pidocchieria, pitoccheria, spilorceria, taccagneria, tirchieria. ‖ avidità, (lett.) cupidigia, ingordigia. ↔ generosità, larghezza, (lett.) munificenza. ↑ dissipatezza, prodigalità.
Treccani.it, Sinonimi e contrari

Oggi, passando intorno alle 17:30 alla Libreria del Corso, in corso Buenos Aires, dovendo acquistare un libro lì mi sono fermata, e in vetrina, per puro caso, ho visto un foglio dattiloscritto che recitava qualcosa come “Oggi alle 17:30 firmacopie dell’Ira funesta di Paolo Roversi e brindisi con prosecco”.

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Leggete qui l’incipit del libro

Prima di prendere il libro che mi serviva sono andata a dare un’occhiata al “firmacopie” (ma che parola è? significa forse booksigning?). Appena dopo il corridoio di entrata, dietro a un tavolino raccogliticcio, un mobiletto di lamiera grigio antracite trovato chissà dove, c’era Paolo Roversi con il cappotto addosso. Sul tavolino c’erano due mucchietti di libri da firmare, una bottiglia di Prosecco di cui non ho osato guardare la marca e qualche bicchiere di plastica. Davanti al tavolino c’erano quattro o cinque persone che fingevano di essere un gruppetto. Lo spettacolo era davvero desolante: ogni tanto una commessa della libreria diceva qualcosa, chissà cosa, all’autore mentre il proprietario della libreria stava alla cassa come se nulla stesse avvenendo. Adesso, Paolo Roversi ha scritto diversi romanzi, dirige MilanoNera e il NebbiaGialla Suzzara Noir Festival, è sceneggiatore. Nell’ambito della letteratura di genere (limitando l’affermazione a un puro di calcolo di convenienza) è un nome che si può spendere bene. Sarebbe forse convenuto al libraio Lagiannella comunicare l’evento oltre quel gelido foglio bianco in vetrina e le gelidissime righe della pagina Facebook: “Firma copie e brindisi con Paolo Roversi. Oggi alle 17.30. Libreria del Corso”. Più che brindare, l’istinto avrebbe suggerito di recitare un De Profundis per la creatività e la disponibilità del libraio. Bisogna sapere che la Libreria del Corso è un luogo molto grande ma male concepito, inospitale e anche un po’ respingente: nel senso che il molto spazio a disposizione è riempito dagli scaffali dei libri, non esiste un posto per sedersi, la luce è troppo cruda e i commessi sono evidentemente istruiti, più che per accogliere i clienti, per sorvegliare che gli stessi non rubino nulla. Entrare in questo negozio è sentirsi il fiato sul collo. Personalmente, in una situazione del genere, non vedo l’ora di uscire. Non me ne vogliano gli altri, ma l’unico raggio di sole è la libraia Alessandra, che sa il fatto suo ed è donna di mondo.

Per tornare al “firmacopie”: non ci sarebbe voluto molto a procurare dei bicchieri decenti (signori, esistono anche dignitosissime flûtes di plastica, oltre ai bicchierini del supermercato), un paio di poltroncine, un sistema per abbassare un pochino la luce e creare un ambiente più invitante, qualche gentile incursione del proprietario per dare il benvenuto agli ospiti. Anche un pochino più di vitalità e allegria non sarebbe stata sgradita (vale anche per i giorni in cui non ci sono autori a firmare). Che mi consti, poi, gli unici a comunicare la presentazione sono stati Roversi stesso, il portale “Mente locale” e, a posteriori con critica, “cose da libri”.

Perché la Libreria del Corso si è impegnata il meno possibile? Perché, avendone la possibilità, non ha accolto l’autore e i convenuti in maniera più degna e calorosa? Non dubito che ci siano ragioni concrete, che vanno dagli affitti triplicati alla oggettiva mancanza di un numero sufficienti di lettori, per cui le librerie chiudono, ma possiamo ragionare sul fatto che tra i molti motivi talora non è secondario l’atteggiamento  del libraio? Librai, dovete darmi un motivo per cui venire da voi e sentirmi a casa mia, altrimenti meglio Feltrinelli e Mondadori, dove puoi sederti, consultare, mangiare e bere senza che nessun importuno scagnozzo ti scassi l’anima, oppure Amazon, trionfo dello sconto, della rapidità, di una malvagia irresistibile efficienza, paradiso di lettori e scrittori.

13 thoughts on “dove si ragiona sul fatto che alcuni librai dovrebbero essere più generosi (anche più educati e intelligenti)

  1. grande, Anna: alle prossime elezioni ti vogliamo assessore alla Cultura! (e non fare la ritrosa.)

    • p.s.: il “firmacopie” come evento oggettivato è una mortificante oscenità. potrà funzionare con altri autori e su altre piazze librarie, ma importarlo così è pura velleità.

  2. ma quale ritrosia? farò campagna elettorale in tutte le librerie di milano (portandomi dietro un assaggiatore di prosecco, ché non è peregrino sospettare che ad alcuni librai farebbe piacere eliminarmi con qualche misterioso veleno orientale).

  3. Ho lavorato in libreria, e conosco una certa taccagneria, non sempre giustificata. Magari messa in atto in occasioni simili a “firmacopie”, e poi dimenticata per pigrizia di leggere bene ogni dettaglio quando si tratta di fare una spesa, che potrebbe essere meno gravosa.
    Devo però anche dire che in alcuni casi ho visto l’incapacità di analizzare la realtà. Esiste qualcuno che reputa normalissimi, anzi persino adatti, bicchieri di plastica per il brindisi in libreria con l’autore.

    Per quanto riguarda il paragone con i grandi store, inizio a considerare una costante il proprietario di libreria indipendente che depreca Feltrinelli e Mondadori come supermarket del libro freddi, senza anima, mentre, per motivi vari, manda a quel paese i clienti.

    • caro marco, posso ulteriormente confermare le tue sensazioni dopo aver avuto variamente a che fare con moltissimi librai milanesi in occasione della compilazione della mia guida alle librerie.

  4. Alessandra, purtroppo, non lavora più alla libreria del corso. Peccato veramente, i suoi consigli e la sua competenza mi mancheranno……….

  5. Ciao. Purtroppo della grande Alessandra (ex libreria del corso) non ho aggiornamenti. So che è a Milano ma non riesco a sapere altro (nemmeno dai suoi ex colleghi). Se qualcuno ha sue notizie mi può informare? Mi mancano i suoi consigli di lettura!

  6. Navigando in questo blog ho avuto la conferma che è davvero lui il signor Lagannella, quello che ho visto oggi impedire ai propri dipendenti, con comandi urlati come se si rivolgesse agli ospiti di un canile, di aiutare una signora in sedia a rotelle, una signora tetraplegica!!!, che chiedeva che le si mostrassero dei libri e le si leggesse almeno una manciata di righe introduttive. Scena che non mancherò di segnalare a Corriere e co. Capisco persino come mai i suoi dipendenti siano così, sicuramente non per loro volontà ma per costrizione. Non sarà facile lavorare sottoposti a un individuo simile. MI piange il cuore per loro, erano costernati. Si vede dalla faccia che ha che persona è il sig.Lagiannella, un gran cafone che oggi ha perso una cliente.

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