cose da libri

dove si esplorano parole e si va a caccia di idee

questa non è una recensione (anche se vi si parla di loriano macchiavelli)

3 commenti

Il 10 gennaio scorso Luca Crovi (l’irresistibile conduttore di Tutti i colori del giallo) e Loriano Macchiavelli hanno presentato l’ultimo libro dello scrittore di Vergato, L’ironia della scimmia, alla Feltrinelli di corso Buenos Aires, a Milano. In sé la cosa potrebbe risultare banale, l’ennesima presentazione dell’ennesimo libro alla solita Feltrinelli. Anche se bisogna aggiungere che Crovi somiglia a un piccolo Balzac, tanto fisicamente quanto per l’evidente appetito di letteratura, e che Macchiavelli (cosa che non sapevo, avendo letto molti Sarti Antonio in beata solitudo) è un eccellente intrattenitore, un autentico crooner del racconto in diretta.

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L’ironia della scimmia è uscito il 6 novembre 2012 e non ha bisogno di ulteriori recensioni. Quello che qui mi interessa è ragionare su alcune affermazioni fatte da Crovi e Macchiavelli sul poter e saper leggere in questo momento storico.

Per aver ricevuto il libro da presentare prima di Natale, dice Crovi, ha potuto leggerlo con calma e scoprire ad esempio che l’assassino torna due volte sul luogo del delitto; e che i titoletti dei paragrafi, letti di fila, formano un racconto di senso compiuto (certo, conferma Macchiavelli: come in Se una notte d’inverno un viaggiatore). I recensori, dice ancora Crovi, non hanno quasi mai tempo di leggere i libri che devono recensire, poiché è praticamente impossibile stare al passo con le necessità temporali di giornali e riviste (certo, è cosa risaputa, ma sentirlo dire fa sempre impressione). Il libro di Macchiavelli, invece, ha potuto leggerlo, esplorarlo, goderselo. Interviene Macchiavelli: “Come è possibile dire di un libro ‘L’ho letto tutto d’un fiato’? Vuol dire allora che non hai ragionato'”. E prende a descrivere i diversi livelli di lettura dell’Ironia, ne sottolinea dettagli, particolarità e derivazioni, il tutto per dire che la maggior parte delle volte non si legge bene e perciò si approfondisce peggio.

Quello di Macchiavelli e Crovi è un elogio della lentezza quanto mai necessario in questo nostro momento ultratecnologico: mi accade spesso di chiedermi quanto sto perdendo quando mi immergo nella marmellata di letterine sul video del mio computer. E in effetti posso rispondermi solo quando mi trasferisco dalla sedia al divano: è solo con un libro, un giornale, un kindle in mano che recupero quella concentrazione dai tempi lunghi che mi permette di riflettere e di concepire idee. La velocità delle comunicazioni via Facebook mi trasmette a volte un  senso di perdita e mi induce a pensare che è necessario più che mai ricorrere alla propria capacità di selezionare le informazioni, sfrondando con coraggio: perché quando si naviga su internet o si leggono le cose degli altri su Facebook, o quando ci si imbatte in una serie di blog che si trovano consonanti monta un’ansia sottile, una paura di perdere qualcosa, e allora scatta la corsa all’accumulo istantaneo, si convertono le pagine dei blog in formato pdf, conservandole in una cartella dentro la quale poi si guarderà di rado, si prendono appunti, si cerca scompostamente di immagazzinare tutto, mentre tutto, ci si accorge esausti dopo qualche tempo, non si può.  Che facciamo, allora, come ci comportiamo? Intanto sentiamo cosa ne dice Roberto Cotroneo su Blowing in the Web, la rubrica che tiene su “Sette” (11 gennaio 2013): “… Il problema non è osservare come il mondo cambia. Ma è osservare come stiamo cambiando noi. Per esempio … non siamo più capaci di leggere testi lunghi. La soglia di attenzione è minima, leggere a lungo stanca, non ci si riesce a concentrare con un testo che argomenta troppo. Le cose vanno molto meglio se ci si trova di fronte a un testo breve efficace e poco elaborato. Questo vizio viene dal web: che non permette una lettura approfondita di testi. … Si scrive in breve adesso, e si pensa breve: navi in bottiglia anziché navi vere, miniaturizzazione del pensiero. … I vini novelli … stanno spazzando via le bottiglie d’annata. Dando spazio alla velocità, alla battuta rapida, cercando di cavalcare un’attualità che non sa che farsene dell’attualità, finisce che dimentichiamo il pensiero argomentato, dimentichiamo persino cosa significa parlare. … Trionfa … l’aforisma, la battuta fulminante, l’essere il più brillanti possibile. E non è esibizionismo, è il tentativo, con un solo lampo, di essere notati in un universo di stelle e costellazioni. Talvolta è soltanto polvere di stelle, ma basta a porsi il problema se la sintesi del web e dei nuovi mezzi di comunicazione non conduca in poco tempo a una vera e propria incapacità di analaisi delle cose e di argomentazione dei problemi. Forse il futuro sarà fatto di bagliori piuttosto che di luci che ti guidano per strade lunghe e tortuose. Ma i bagliori ingannano, e ci si perde facilmente”.

E grazie, Luca Crovi e Loriano Macchiaveli, per aver posto il problema.

3 thoughts on “questa non è una recensione (anche se vi si parla di loriano macchiavelli)

  1. Grazie a te, Anna, per avere (ri)posto il problema. Soprattutto il pezzo di Cotroneo mi sembra illuminante (molto più dei bagliori con cui finisce). Un unico appunto: per fortuna i vini novelli stanno passando di moda e non stanno spazzando via nessuno…

    Ciao

    Randa

  2. semore, sempre, sempre vini di pregio, caro randa. grazie

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