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Samuel Taylor Coleridge, ripetizioni necessarie

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Illustrazione di Gustave Doré per The Rime of the Ancient Mariner. Courtesy Tmac’s Blog

The Rime of the Ancient Mariner è la ballata di Samuel Taylor Coleridge pubblicata nell’introduzione alle Lyrical Ballads (semplificando al massimo: il testo fondativo del romanticismo inglese) dello stesso Coleridge e di William Wordsworth (1798). Il testo, potentissimo, cattura con la malìa delle frequenti onomatopee e ammalia mediante l’uso di ripetizioni totalmente necessarie. Qui si trova la ballata completa nella lezione del 1834 e qui una traduzione di servizio.

Concentriamo l’attenzione su tre quartine:

Day after day, day after day,

We stuck, nor breath nor motion;

As idle as a painted ship

Upon a painted ocean.

Water, water, every where,

And all the boards did shrink;

Water, water, every where,

Nor any drop to drink.

The very deep did rot: O Christ!

That ever this should be!

Yea, slimy things did crawl with legs

Upon the slimy sea.

Qui Coleridge usa la ripetizione per tre diversi effetti:

1. per restituire il senso di angoscia che deriva da una sensazione di immobilità e di impotenza: “Day after day”; per rafforzare la sensazione di irrealtà del percepirsi intrappolati in una situazione su cui non si ha potere di intervento: “painted ship, painted ocean”.

2. per esprimere il paradosso di trovarsi in mezzo all’acqua e non potersi dissetare: “Water, water, every where”. Qui sentiamo tormento (i naufraghi constatano e tornano a constatare la presenza dell’acqua) e incredulità (non possono usufruire di quell’acqua, pure abbondantissima).

3. per esprimere una sensazione di profondo disgusto (qui, oltre alla ripetizione, gioca a favore dell’effetto anche l’onomatopea): “slimy things, slimy sea”, laddove il primo “slimy” qualifica una cosa ignota e per questo ancora più angosciante, e il secondo “slimy” dà conto della orribile trasformazione di una cosa conosciuta.

Qui si trovano le informazioni generali sul poemetto e qui la biografia di Coleridge; qui potrete invece deliziarvi con la versione in musica che Coleridge ha ispirato agli Iron Maiden.

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