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Della sobria virilità: Antonio Steffenoni, “Il silenzio sulle donne”

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Santiago Conte, noto regista, è morto cadendo dal balcone di una clinica milanese nei pressi di Porta Vigentina; Antonio Lopez, scrittore e suo amico, è l’ultima persona ad averlo visto. Il lungo interrogatorio notturno cui viene sottoposto dà modo a Lopez di ripercorrere i decenni di amicizia con il regista, un tempo lungo il quale i due hanno condiviso molti progetti ma in nessun caso hanno parlato delle rispettive relazioni sentimentali. Relazioni che a un certo punto coincideranno, poiché i due ameranno la stessa donna. Un amore, quello per Clara, che aprirà una stagione di ambiguità nel rapporto tra i due uomini ma non gli porrà fine, anche perché Santiago saprà custodire risolutamente ciò che è suo.

Questa è la storia di un’amicizia virile, in cui un uomo anziano dotato di grande fascino elegge a suo compagno e confidente un giovanissimo scrittore e pubblicitario milanese. Santiago Conte e Antonio Lopez sono disposti nella storia di Antonio Steffenoni a mo’ di chiasmo. L’uno è di madre spagnola e di padre l’italiano, l’altro di madre italiana e di padre spagnolo. Questo relativo alle ascendenze è tuttavia uno dei pochi elementi di equilibrio nel rapporto tra i due. Conte ha scelto il giovane Lopez perché scriva al suo posto certe scene di certi suoi film. In particolare la scena della cattura e della decapitazione di suo padre da parte dei falangisti spagnoli, che alla fine tuttavia lo stesso Conte cambierà, tradendo la sua richiesta iniziale e tradendo perciò simbolicamente anche Antonio. Il regista, di trent’anni più anziano, decide ritmi e modalità della relazione con il suo giovane amico, che convoca mediante eleganti biglietti intestati quando ritiene di aver bisogno di lui.

L’atteggiamento di Santiago è dominante, a tratti vampiresco, di chi in qualche modo ruba le vite degli altri: di giovani donne – le sue fidanzate –, di Antonio, su cui manterrà la sua influenza fino all’ultimo minuto di vita. Eppure questa relazione sbilanciata è preziosa anche per lo scrittore, come comprendiamo dal suo atteggiamento quando si trova a dover rispondere alle domande degli inquirenti; è reticente poiché persuaso che non possano capire molti aspetti delle vicende che ha condiviso con l’amico. Lopez mantiene la sua posizione rischiando persino di essere accusato di omicidio: “No, non avevo niente da dire. Né a lui né a nessun altro. Quello che era successo riguardava solo me e Santiago Conte”.

Il silenzio sulle donne, raccontato in prima persona da Lopez, dà conto in elegante sottotono di una vicenda di fascinazione e di forza vitale senile, il cui registro rattenuto è specchio, nella scrittura, di quella istintiva cautela, di quell’assenza di sbavature che caratterizza il rapportarsi tra maschi civilizzati, in cui solo per brevi attimi intuiamo il lucore della dentatura, garbatamente soffocato sotto la buona educazione.

Antonio Steffenoni, Il silenzio delle donne, Barion, Palermo-Milano 2013, 160 pagine, 12 euro

Con Il silenzio delle donne la rinata casa editrice Barion, rilevata da Mursia negli anni sessanta, inaugura la sua collana di narrativa, che a febbraio ha proposto anche La storia della mafia di Leonardo Sciascia.

L’autore

Antonio Steffenoni, che come la sua creatura Antonio Lopez è scrittore e pubblicitario, ha pubblicato Una sola paura, 1976, e Un’ora d’aria, 1979, entrambi per Rizzoli; Paloma è tornata, 2003, per Tropea; Inseguendo le note di un tango, 2006; Ragazze, 2007; Meglio andare lontano, 2010, tutti per Carte Scoperte. Vive e lavora a Milano.

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