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cantare, suonare, autoriferirsi

8 commenti

305226_604364222925575_1913743320_ndesidero portare l’attenzione dei lettori sulla copertina del libro qui sopra, su alcuni principi che reggono la sua composizione e sul suo impatto finale.

l’immagine è bellissima. avrebbe meritato uno spazio meno affollato, un logo, quello a destra allineato all’orlo del costumino rosa, meno invadente.

a sinistra, poi, si soffoca. l’autrice (che è inspiegabilmente in corpo maggiore rispetto al titolo), insieme con il titolo, affoga tra i due blurbs. e questi blurbs aiuteranno le vendite? pensa davvero, l’editore, che mettere in copertina due frasi così generiche, non proprio le vette del pensiero critico, possa aiutare le vendite? e poi: scavando un pochino si scopre che l’endorsement in alto a sinistra non è, o non è solo, il frutto dell’entusiasmo di una lettrice: si capisce, insomma, che è tutto qui.

8 thoughts on “cantare, suonare, autoriferirsi

  1. ma chi cavolo ha impaginato questa roba???? non si può vedere, mi fa male al cuore.

  2. Brava Anna, potente e precisa. Sono d’accordo con te.

    Randa

  3. ciao anna e tutte,

    intervengo, dopo averlo fatto su facebook, perché in quanto editor di terre di mezzo mi sento chiamato in causa. innanzitutto, ribadisco anche qui quanto già scritto su fb, e cioè: “l’editore cerca di valorizzare il lavoro dell’autrice e il proprio. e non sono frasi scelte a caso: quella di chicca gagliardo è presa dalla bandella scritta ad hoc per il libro, quella di valeria parrella da una recensione del libro precedente, e rispecchia – secondo l’editore – lo stile dell’autrice”.

    ci tengo poi a precisare che il diritto di critica – se costruttiva – è sacrosanto, però mi pare che i toni di questo post e in particolare dei commenti (“ma chi cavolo ha impaginato questa roba???? non si può vedere, mi fa male al cuore”, “vero che è urenda?”) non tengano conto del lavoro e della fatica di chi ha impiegato ore per raggiungere un risultato che può non piacere (il che è lecito, ci mancherebbe), ma che non merita di essere sbeffeggiato. terre di mezzo mette tutta la cura possibile nei propri libri, e questo, tanto per dire, ha richiesto un anno di lavoro. io personalmente sono fiero di averlo pubblicato, perché è un libro di valore, e sono molto soddisfatto del lavoro che la collega del nostro ufficio grafico ha fatto sulla copertina.

    quanto al blurb: conosco la passione di chicca gagliardo e so che il suo entusiasmo è sincero, ma voi siete ovviamente libere di non crederci.

    infine: Tutto Qui, l’evento che anna ha linkato in fondo al post, è un appuntamento periodico di letture ad alta voce, nato per condividere brani di racconti, romanzi e poesie, e un tentativo (piccolo, me ne rendo conto) di promuovere la lettura. il prossimo appuntamento di terrà mercoledì 3 aprile alle 19 alla libreria gogol & company di via savona 101 a milano. siete tutte invitate.

    grazie per l’attenzione,
    davide

    • caro davide,

      mi rendo conto che, per chi è diretta parte in causa, i toni della aspra critica al concept della copertina possono risultare fastidiosi. a questo rispondo dicendoti che ho concepito questo blog come uno spazio di libertà e di agio (miei), in cui potere esprimere le mie (anche asperrime) opinioni. a volte anche in malo modo.

      epperò. non ho ovviamente nulla da eccepire sul libro e sulla fatica editoriale che hai messo in campo per produrlo, per il semplice fatto che non lo ho letto.
      la copertina, però, presta il fianco a critiche legittime.

      i dialoghi “familiari” che vedi nei commenti sono tra chi scrive, che ha lavorato per case editrici d’arte da quando è nata editorialmente, e, ad esempio, paola ranzini, che è una grafica editoriale con i controfiocchi. questo non per sciorinare curricula cretini, ma semplicemente per dirti che sono decenni che mangiamo pane, letterine e figure.
      ho obiettato sui pesi impartiti dal grafico alle varie parti della copertina, e lo rifaccio adesso. il “non si può vedere” non è generico, ma fondato su una serie di considerazioni visive: il logo è troppo grande (questa è una pecca che terre di mezzo condivide con molte altre case editrici), il nome dell’autore più grande del titolo non ha senso (opinabile, ma per me, e nella mia esperienza, è così), l’immagine, potente e bellissima, è stata ingabbiata da una folla di parole.

      quanto ai blurb, responsabili dell’affollamento di sinistra: nessuno mette in dubbio che gagliardo sia appassionata eccetera, ma converrai, se riesci a metterti un momento dall’esterno, che la frase riportata è davvero generica, e invece che rafforzare la determinazione a comprare la affloscia, o quantomeno è un elemento ininfluente. per me addirittura fastidioso, perché il lavoro editoriale mi piace fatto bene (non sto parlando di terre di mezzo in generale: sto parlando di questa particolare copertina).
      il fatto che l’empito di gagliardo sia o meno sincero è pure ininfluente: l’obiettivo di un blurb è di essere efficace. quanto alla frase di valeria parrella: si capisce che è presa da un testo “con contorno”, ma così galleggia nel nulla. l’opinione sullo stile di scotti, se questo voleva essere, risulta alla fine un po’ tronca.

      “tutto qui”: so che cosa è. mi sapevano, tutte quelle presenze su un’unica copertina, un po’ di conventicola.

      spero di aver spiegato bene il mio pensiero. pace (ma guerra mai fu intesa) fatta?

      p.s.: hai salutato tutte, però il randa è un maschio, editorial pure lui: si chiama gianvittorio 😉

  4. cara anna,
    grazie per la risposta. direi che in fatto di grafica – come di molto altro, i blurb, in questo caso – non ci sono opinioni universalmente valide. rispetto le tue, ma continuo a essere convinto della bontà dell’impostazione grafica della nostra copertina e delle scelte operate (peraltro la grafica dell’intera collana non è stata fatta da noi, ma da uno studio grafico con i controfiocchi…).
    pace certo, ci mancherebbe.
    buona serata e un saluto a tutte e tutti.

  5. Non sono del tutto sicura che nella grafica non ci siano opinioni da condividere universalmente. Il buonsenso è pur sempre buonsenso. Ci sono certe regole ottiche, di percezione, che noi tutti diamo un pò per scontate, e anche quelli che non sono del settore in realtà se ne accorgono, quando qualcosa nella composizione stride, disturba, distoglie l’attenzione. Anna esagera forse nei complimenti alla sottoscritta, e io ammetto di essermi espressa in maniera molto confidenziale – ma è cosa che faccio abitualmente, su questo blog, essendo appunto in confidenza! Il mio parere personale resta lo stesso: le due frasi indeboliscono l’insieme e funzionavano meglio in quarta di copertina; il logo è troppo invadente; la fascia trasparente di rosa più scuro a metà sembra appoggiata lì all’ultimo momento, e sembra di troppo, anche se sono certa che faccia parte di un ragionamento (infatti include titolo e logo al suo interno, ma in pochissimi lo notano). il nome dell’autrice è enorme rispetto al resto. L’immagine di sfondo è invece molto evocativa, funziona, anche nel taglio.

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