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Poesia da Tresoldi_Primo Festival della poesia di strada al Cantiere

10 commenti

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Ivan Tresoldi

Sorvolerò sul fatto che a Milano il 4 maggio, come è scritto sul programma del primo Festival della poesia di strada, ci sarà una manifestazione di “Poesia pubblica muraria in quartiere solidale e resistente”. Sorvolerò sull’espressione “poesia antirazzista e multilingue”, che affibbia alla poesia una coloritura di servizio che non potrà mai appartenerle. E tuttavia bisogna pur dare notizia dell’occorrere, nel fine settimana dal 3 al 5 maggio, di questo festival, organizzato da Ivan Tresoldi – di cui “cose da libri” aveva già parlato qui –, che oltre a vestirsi in maniera ignobile (e purtuttavia è un gran bel fioeu), ha anche fondato Art Kitchen (con Jacopo Perfetti) e scritto le sue poesie persino su muri e scale mobili della Rinascente, per Window Poetry.

10 thoughts on “Poesia da Tresoldi_Primo Festival della poesia di strada al Cantiere

  1. Probabilmente fai bene a prescindere da certe espressioni ma io, per quanti sforzi faccia, non-ne-posso-proprio-più (come diceva quella canzone). E’ insopportabile che la poesia, la cultura e l’arte in genere, almeno in Italia, siano sempre ostaggio di certa intelligencija. Per me è una cosa inevitabile: se nella presentazione di un festival leggo “multiculturale”, “antirazzista” e “quartiere solidale” tutto mi viene meno che voglia di partecipare. E sì, si tratta proprio di pregiudizio!, ma per quelli come me che fanno “un altro lavoro” (cioè che non sono artisti/studiosi/scrittori di professione) il tempo per il diletto intellettuale è così poco che si preferisce investirlo altrove, magari a casa con qualche sonetto di Shakespeare che ancora non abbiamo letto. Tuttavia, siccome seguo il tuo blog e mi fido di te, magari un approccio a questa manifestazione muraria lo tento. L’unico dubbio è: come reagirò all’ennesima borsa etnica in tessuto che vedrò? Sono irrimediabilmente attratta dalla bellezza, non so che farci.

    • quanto alle borse etniche: https://cosedalibri.wordpress.com/2011/05/27/timori-elettorali/

      e poi: “multiculturale”, “antirazzista” e “solidale” mi fanno venire l’orticaria, così come tutti gli stereotipi. perciò ti dico: do la notizia perché mi pare giusto darla, è la prima manifestazione del genere a milano e va comunicata. io non so come tu potrai reagire di fronte a cotanta bontà poetica: io fuggirei a gambe levate (però tresoldi, nella sua artefatta posa “di strada”, mi è simpatico, il furbastro).

  2. car* Anna
    il Festival lo promuove innanzitutto il Centro Sociale Cantiere e il comunicato richiama i temi in cui son impegnati da molto…non ci ho messo parola e lo condivido in pieno. Da anni, più che chiacchere, lavorano nella direzione che le parole che hai ripreso testimoniano…casomai poi, mio parere, credo che sia il momento di testimoniare posizioni più che legger Pavesi che nei licei a momenti ignorano (ne ho girati 100 in due anni e lo posso dir con certezza). Se si guarda il mio percorso (non ultimo l’assalto ieri in corteo con le poesie dei ragazzi siriani sotto le bombe di aleppo) e quelle di tanti altri è facile evincere come non di chiacchere, ma ribadisco di pratiche di lunga data si parli. Felice, se passerete, di mostrar che il Cantiere è un luogo davvero molto distante dalla borsetta ethica che non al nostro “mondo”. Attenzione che la malizia sta negl’occhi di chi la guarda e del vestirsi male potrei dir lo stesso di molti conformi con i panni inamidati (son scherzoso ovviamente…)…un abbraccio forte entrambi, grazie molte per le critiche in ogni, vi aspettiamo ! (il festival tralaltro promuove i molti soggetti, io vorrei poter scomparire presto dopo dieci anni d’avanguardia)

    • caro ivan,

      grazie per le tue precisazioni sul ruolo del cantiere nella promozione e organizzazione del festival.

      mi pareva fosse chiaro (forse lo è di più per chi mi conosce meglio) che ciò che stigmatizzo nel post non è né la poesia né la poesia di strada (alla tua, in particolare, dedicai un post sul 25 aprile di due anni fa, con relativa foto scattata da me medesima), bensì l’uso “sociale”, “educativo”, “solidale”, “politico” della stessa, la quale, come dico, è materia che non si può costringere.

      detto questo, confermo la mia noja per le borse di pezza, per il culto della bicicletta e altri stereotipi del genere, che sono risorti e imperano sotto la giunta arancione. confermo anche che ti vesti da cane, cosa che penso anche, ad esempio, dello scrittore antonio moresco, il quale usa indossare i sandali con le calze: ciò non gli impedisce di essere un bravo scrittore, né a me di sbeffeggiarlo benevolmente così come ho fatto con te. il tuo vantaggio su moresco, peraltro, è che, se dovesse andare male con la poesia, puoi sempre riciclarti su una passerella. perciò pace, bene e risate grasse. e buon lavoro.

  3. car* la noia è anche nostra e, ripeto, testimoniarla nelle pratiche vale più di qualsiasi chiacchera. Non mi dilungo sulla giunta, son libertario e, grazie a dio, abbastanza liberato nel nostro “fortino” di Art Kitchen. Apprezzo la risposta e la critica costruttiva ovviamente…Certo tra le mie macchie e i sandali con le calze, perdo certamente. Certo poi ti vendono i vestiti strappati e con le macchie e va a finire che i veri cani sono solo loro. Continua a sbeffeggirami in ogni…a me piace e fa solo bene al superego…un abras forte, a presto i

  4. Grande Albano! Maestra del dialogo civile e di misurata ironia. Sul “Cantiere” e consimili: condivido quello che scrivi ma … confesso che a diciassette anni anch’io mi inebriavo declamando e altre amenità, persino sul lavoro. Credo sia normale questa ubbriacatura nell’età felice. Mio nonno la definiva “l’età della stupidera”.
    tuo Mc

    • Kossu, ma io non sono contro la poesia o la sua pubblica declamazione, neh. Mi fanno solo ridere certi stereotipi. Sono l’ultima a poter parlare, poi, dato che a diciassette anni andavo in giro con una redingote nera, pantaloni di raso rosa shocking e stivali d’oro, con grande stupore dei miei concittadini.

      Puoi camminare ora?

      • Cara AA,
        la deambulazione è migliorata e avrei per te “Ascolto il tuo cuore città”, A. Savinio, 1944 – ed. Adelphi 1984). Quasi sicuramente lo conosci già, ma se così non fosse ne sarai rapita.

        “È con le occasioni mancate che a poco a poco noi ci costituiamo un patrimonio di felicità. Quando il desiderio è soddisfatto, non resta che morire.” A. Savinio, op. cit.

      • Urge altro aperitivo con consegna libro, Kossu. Decidi tu dove, io potrei dalla fine della settimana prossima in poi.

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