cose da libri

dove si esplorano parole e si va a caccia di idee

Milano città di libri, tre anni dopo

1 Commento

ANNA-ALBANOPropongo qui di seguito l’introduzione a Milano città di libri – Guida alle librerie e ai librai indipendenti di Milano, pubblicato nel 2010 da chi scrive.

Da allora alcune cose sono rimaste uguali e altre sono cambiate: c’è stata la legge sul libro; altre librerie, in città, sono morte e nate. Di una cosa vado molto fiera: a partire dal 1° aprile 2010, giorno della presentazione della guida alla Libreria del Mondo Offeso, al tempo ancora in un cortile di corso Garibaldi, molte librerie di Milano hanno riflettuto sull’opportunità di unirsi per meglio muoversi nella crisi; questa riflessione si è poi concretizzata nella LIM, l’associazione delle librerie indipendenti milanesi, che si può vedere in azione sulla pagina Facebook. I librai non mi piacciono tutti e io sono invisa a parecchi di loro, per il mio modo a volte indisponente di esprimere critiche. Fatto sta che sono felice di aver contribuito in parte al cambiamento. Buona lettura.

Il libraio di Seattle e le farmacie dello spirito

Anna Albano

Premetto che ho ottantacinque anni e che sono quindi un ex libraio; se ho fatto, in gioventù, questo mestiere è perché ritengo che il prodotto di consumo più importante al mondo (salvo cibo e medicinali) sia il libro in quanto veicolo di cultura.

Arturo Schwarz, in un’intervista pubblicata su “cosedalibri”, gennaio 2009

Tutto è cominciato da una frase di Michael Lieberman, il quale ebbe a dichiarare, nel corso di un’intervista rilasciata nel 2008, di essere felice di fare il libraio a Seattle, perché Seattle, diceva, “è una città di libri”. Avevo incominciato a intervistare alcuni librai per il mio blog “cose da libri”, ponendo loro qualche domanda il cui scopo era capire, più che dati o cifre, quanto fosse rimasto in loro dell’originario impulso, quello che li aveva spinti a occuparsi di libri, e a venderne. A mano a mano che andavo avanti con gli incontri aumentava in me l’interesse per questa singolare categoria di negozianti, che in fondo – ho scoperto a consuntivo – riflette al proprio interno la variegata composizione dell’umanità, popolata com’è di tipi ameni e bizzosi, compassati e focosi, concreti, utopisti o anche decisamente sgradevoli.

Da quando ho cominciato a raccogliere il materiale per questo libro hanno aperto, a Milano, almeno quattro librerie (la Libreria del Mondo Offeso e Interno 4, all’interno della storica sede della casa editrice Shake nella casbah di via Bligny 42, nonché, per la seconda volta, la libreria Babele, e la recentissima Linea d’ombra): nonostante la crisi, nonostante la difficoltà del prodotto, nonostante tutto. Sulla strada sono rimasti i cadaveri della Libreria del Giallo, chiusa ufficialmente il 31 marzo 2009, degli Archivi del Novecento, della libreria Porta Romana, della libreria Mauro, che ha chiuso i battenti a gennaio 2010, e mentre stiamo per andare in stampa anche del Libraccio di via Solferino.

Dai colloqui che ho intrattenuto con i miei interlocutori emerge una mancanza di interdipendenza tra colleghi (una fondamentale solitudine del libraio nonché, a volte, un pochino di sprezzo per l’altro): il proprietario di una piccola libreria per ragazzi, la Fata & Celeste, mi diceva che uno dei problemi è che “i librai non si conoscono tra loro”. E quando si conoscono pare che si ignorino, se è vero, come riportava Marco Casiraghi della Libreria di Quartiere, che quando i cinque librai della sua stessa zona devono andare a rifornirsi di libri dallo stesso distributore ci vanno con cinque macchine diverse.

Il titolo di questo scritto è stato ispirato dalla risposta, a proposito del motivo per cui fa il libraio, di Gioachino Pistone, della Claudiana. Come si potrà vedere leggendone le testimonianze, i librai di Milano sono molto diversi tra loro: ci sono quelli che si dichiarano specializzati in gentilezza; i farmacisti dello spirito, come Gioachino; quelli che plaudono entusiasticamente alle librerie indipendenti e continuano la loro navigazione in mari economicamente procellosi, come Laura Ligresti del Mondo Offeso, una libreria giovanissima ma proiettata fin dagli esordi in una moltitudine di appassionate iniziative. Alcuni, come ebbe a dirmi Lodovico Gavazzi di Books Import, nonsono così romantici da sognare una città di libri. Eppure, quello che non si può dire manchi ai librai è la pervicacia: bisogna senz’altro essere tipi ostinati per intraprendere o continuare un mestiere così. “Chi getta semi al cielo farà fiorire il vento”, scrive Ivan, poeta di strada milanese: un micromanifesto contro la tentazione del cinismo, un’esortazione a fare anche le cose che si trovano inutili o non immediatamente portatrici di risultati, una piccola buona cosa per confermarci nell’azione.

Le librerie indipendenti devono dipendere dal loro progetto.

 Sui sedili di un tram

Nell’aprile del 2008 cominciavo a scrivere di libri e parole sul mio blog. Mi spingeva il desiderio di scoprire che fine facessero nella vita di tutti i giorni i libri partiti dai negozi e approdati nelle borse e nelle tasche della gente che si sposta. Il glorioso tram numero due, che per molti mesi ho preso regolarmente almeno due volte al giorno, è stato in tutti i sensi il veicolo per questa personalissima indagine. Viaggiando sul due mi sono imbattuta in una pletora di lettori alle prese con volumi di tutti i generi, compreso, in un aureo caso, un lettore di Proust. Da questi miei viaggi metropolitani è nato il blog; dal blog è nato il progetto “Milano città di libri”, nell’ambito del quale ho cercato ifili che collegavano comportamenti in apparenza casuali legati alla lettura fino a immaginare la città come avviluppata in una ragnatela di parole. E chi,se non il libraio, è il venditore di parole par excellence? Allora mi sono chiesta se esistesse, al di là dei repertori già pubblicati, parenti autorevoli di questa guida (l’opuscolo Libro Dove – Guida alle librerie milanesi, curato nel 1983 dallabenemerita Lalla Pecorini dell’omonima libreria; la Guida ragionata alle librerie antiquarie e d’occasione d’Italia, di Claudio Maria Messina, del 1987; Cari librai. Guida ragionata alle librerie d’Italia, di Stefano Bucci, del2000), la possibilità di comporre una “città di libri” raccogliendo, oltre alle informazioni pratiche sui negozi, anche le voci di chi al loro interno prestala propria opera – un catalogo, ho scoperto, di personaggi non tutti illustri,tra i quali molti con qualcosa da dire. Non è stato sempre facile stabilire un contatto con i librai: alcuni si sono dimostrati assai diffidenti, nel timore che questa pubblicazione fosse una somma di inserzioni a pagamento per essere inclusi nella quale si dovesse, per l’appunto, sborsare dei denari. Altri sisono fatti inseguire fino all’ultimo momento, rendendosi disponibili solo qual che giorno prima della stampa del libro; altri ancora è stato necessario stanarli presentandosi presso di loro con carta e penna. Che un libraio abbia compiuto una precisa scelta professionale, o abbia ereditato il negozio dalla famiglia, o si sia trovato nel mestiere per caso, egli vendeoggetti non come gli altri. I libri sono scatole cinesi, contenitori che si aprono e si svelano all’infinito, in cui un significato ne implica e ne sollecita un altro, producendo cambiamenti in chi lo usa e moltiplicando i suoi livelli di lettura a chi lo apre. Questo è ciò che rende il libro un oggetto ineguagliabile: come scrive Harold Bloom nel prologo al suo Come si legge un libro e perché, “una delle finalità della lettura consiste infatti nel prepararsi al cambiamento”. Un’affermazione ulteriormente articolata dal libraio Morale (nomen omen) della Pleiade: “Trovo che far leggere la gente sia socialmente utile: se si fa leggere una storia d’amore alla Danielle Steel o Sveva Casati Modignani a chi normalmente, per trovare delle storie, guarda solo la televisione – che gli/le consegna cinquecento parole al massimo –, quella persona avrà a sua disposizione cinquemila parole in più. Chi non legge neanche un libro commerciale è infinitamente più povero e più esposto al rischio di essere imbrogliato. Leggere fa bene alla salute, e il lettore è un cittadino migliore”.

 

Altrove

Nel 1981, con la legge n. 81-766 del 10 agosto, meglio nota come legge Lang (approvata dall’unanimità del parlamento), in Francia si stabiliva il prezzo unico per i libri. Nel suo discorso di fronte all’Assemblée nationale, il ministro della cultura Jack Lang dichiarava il suo rifiuto di “ritenere illibro un banale prodotto commerciale” e la sua volontà di “modificare i meccanismi del mercato per assicurare la presa in considerazione della sua [del libro] natura di bene culturale, che non può essere sottoposta unicamente a esigenze di redditività immediata”. La legge si applica anche alla vendita di libri online, tanto che nel 2007 Amazon.fr, che l’aggirava proponendo ai propri clienti la consegna gratuita dei libri, è stata condannata a rifondere la somma di 100.000 euro al Syndicat de la Librairie Française, l’attivissima federazione dei librai indipendenti francesi il cui scopo è proteggere i diritti materiali e morali della professione. Ecco, secondo il Syndicat, tre conseguenze fondamentali che scaturiscono dall’effetto Lang:

–l’uguaglianza dei cittadini davanti al libro, venduto al medesimo prezzo sututto il territorio nazionale;

–il mantenimento di una densissima rete di distribuzione decentrata in particolare nelle zone svantaggiate;

–il sostegno al pluralismo nella creazione e nella pubblicazione, in particolare per le opere difficili.

E dopo questa incursione nella terra dei libri a prezzo fisso, dove quelli che siamo adusi a considerare utenti sono settecentescamente definiti cittadini, desidererei concludere con uno stralcio dall’intervista resa a chi scrive da Nic Bottomley, proprietario a Bath del Mr. B’s Emporium of Reading Delights, nonché vincitore nel 2008 del premio della British Book Industry “Independent Bookshop of the Year”: un pragmatico, incoraggiante invito all’intrapresa e all’azione, il cui merito, tra gli altri, è proporre una visione altra rispetto alla contrapposizione manichea “piccolo libraio-grande catena fagocitante”.

Che rapporto esiste tra i librai di Bath?

Tra noi esiste una concorrenza amichevole. A differenza di molti altri librai non ho mai lavorato per una libreria di catena, perciò non disdegno affatto quel tipo di negozio: sono solo piccole librerie che hanno venduto molti libri e sono diventate enormi. Noi ci misuriamo con loro facendo valere la nostra diversità; non ho problemi rispetto alle loro strategie di sconto, che trovo pienamente legittime.

Qualè il suo consiglio ai colleghi indipendenti?

Lavorate costantemente per cambiare le cose; non adagiatevi sugli allori. Pensate al miglior servizio che abbiate mai ricevuto (con tutta probabilità è accaduto in America) e offritene ai vostri clienti uno ancora migliore.

Avvertenza

Quella che vi apprestate a consultare non sarà ricordata nella storia come una guida autorevole, sistematica o, come direbbero gli anglosassoni, “ultimate”. Ho praticato, all’inizio, un tentativo di sistematicità, seguito a un intento di sistematicità, che non mi è stato possibile perseguire come avevo immaginato. Desideravo comporre una città di libri che presentasse, oltre alle informazioni di servizio sulle librerie, la voce dei librai indipendenti. Alcuni di questi si sono rivelati tanto indipendenti da non avere voglia di rispondere alle mie sollecitazioni: di essi si trova comunque menzione nella sezione Ancora librerie.

In alcuni casi si sfiora l’arbitrarietà: ad esempio non tutti i rivenditori di libri usati sono citati, ma i presenti sono già sufficienti per disegnare una mappa della presenza dei libri in città. Faccio sin d’ora ammenda nei confronti degli assenti, che invito, comunque, a farsi vivi nel caso molto gradito e auspicabile di edizioni future.

Mai come in questo momento storico la presenza dei libri e dei luoghi che liospitano – a Milano come altrove – è un fenomeno, salvo alcune gloriose eccezioni, assai mutevole e fluido.

Le librerie sono state individuate all’interno di ciascuna delle nove zone amministrative di Milano; sulle pagine che introducono ogni zona sono dispostiin una composizione grafica i nomi delle vie che in quei luoghi sono dedicate a scrittori, stampatori, editori, insomma gente di libri. Sono molto affezionata a una via della zona 4, intitolata al cardinale Bessarione, del quale – come si legge nell’Enigma di Piero di Silvia Ronchey – l’amico Niccolò Capranica avrebbe detto, mentre se ne celebrava il funerale: “Hai mai visto Bessarione senza un libro in mano?”.

La mia formazione di redattore editoriale mi obbliga a dare conto del fatto che non c’è sempre perfetta uniformità nelle schede dedicate a ciascuna libreria: ognuno ha risposto come ha creduto, e in alcuni casi ho dovuto semplicemente prendere quel che mi veniva dato. Questa non è pertanto una guida ragionata, nel senso che durante la sua confezione ha dovuto confrontarsi con l’umore del momento dei librai: ciò che potrebbe non necessariamente costituire un limite.

Dove si conclude tornando all’inizio

“Diventate più interdipendenti e aprite il vostro mondo ad altri elementi dell’universo del libro. È diventato quasi impossibile vendere solo libri nuovi o solo libri usati: è un modello ormai al tramonto.

Dobbiamo accettare il fatto che la vendita dei libri come la conosciamo è in via di estinzione. Il modello è stato gravemente messo in discussione dai cambiamentidegli ultimi dieci anni e non funzionerà mai più. […] Dobbiamo liberarci deltermine ‘indipendente’ una volta per tutte. Rimanere indipendenti nel nuovoscenario porterebbe a un quasi sicuro fallimento. […] Gli organismi più sanidevono praticare una relativa dipendenza, pena la loro sopravvivenza. Per ilibrai non dovrebbe essere diverso. Abbiamo bisogno di creare librerie eccezionali nella loro complessità.”

Michael Lieberman, Bookseller Manifesto

One thought on “Milano città di libri, tre anni dopo

  1. Più ti leggo Anna e più ti voglio bene. E ti ammiro, tanto (sono malato, la sofferenza mi rende sentimentale, ma è la pura verità).

    Da quando ho iniziato a leggere (in un altro secolo) i libri sono al centro della mia vita. Il bambino timido e introverso ha vissuto i primi rapporti umani fra i libri e da lì (e da alcune persone tutte “grandi leggenti “) ha tratto la sua parte migliore. La mia vita di lettore è stata bellissima, come la vostra, lo so, non può essere diversamente. Ora sulla soglia della vecchiaia (paura…), il pensiero di poter aver ancora tempo e libri a cui dedicarlo è il massimo conforto.
    Ciao Anna

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