cose da libri

dove si esplorano parole e si va a caccia di idee

Condividere, ma bene

1 Commento

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C’è tutto questo insistere sul condividere: e in questa nostra epoca di social network, non è forse vero che non facciamo altro che condividere mentre, di fatto, siamo soli dietro uno schermo? Tutto, condividiamo, dal pensiero più banale e di assoluta mancanza di interesse per il prossimo all’immagine del cibo che stiamo cucinando o mangiando, tutto subito, in tempo reale, in diretta. Tutto orizzontale, perciò disposto in superficie su un ideale lunghissimo vassoio che di rado raggiunge la profondità, disposto perché possiamo riconoscerci attraverso il riconoscimento da parte dell’altro: un piccolo fremito narcisistico a ogni “mi piace”. Un altro perlopiù senza volto, aleatorio, temporaneo, che non richiede impegno, alla ricerca di sollievo come noi.

Non troveremo mai sollievo esponendo tutto così. Avremo bisogno di farlo sempre più intensamente e non ne ricaveremo mai la soddisfazione perseguita.

Ed è a questo punto del pensiero che arriva Jung con le sue parole ardue, quasi insostenibili e al tempo stesso liberatorie: a dirci che ha fatto cose, ha visto gente ma nulla di quelle circostanze esterne è rimasto attaccato significativamente alla memoria, che la polpa delle cose si concentra nel silenzio dell’interno.

 “[…] Il destino ha voluto – e per me è stato sempre così – che tutti gli aspetti ‘esterni’ della mia vita fossero contingenti. Solo ciò che si è verificato nel mio intimo si è dimostrato essenziale e determinante: ne è risultato che qualsiasi ricordo di vicende esterne si è sbiadito. Forse queste esperienze ‘esterne’ non furono mai in alcun modo essenziali, o lo furono solo in quanto coincidevano con fasi dell’evoluzione interna. […] Eppure, sono proprio queste le cose che rendono notevole una biografia: le persone che uno ha conosciuto, i viaggi, le difficoltà, i colpi del destino, e così via. Ma, tranne poche eccezioni, tutte queste cose per me sono divenute fantasmi, che difficilmente riconosco, e che la mia mente non desidera risvegliare, poiché non stimolano più la mia immaginazione.”

Carl Gustav Jung, Ricordi, sogni, riflessioni, traduzione di Guido Russo, Milano 1992

Sono debitrice di questo consiglio di lettura proprio a un amico di Facebook, uno scrittore e poeta che ringrazio moltissimo per l’avventura in cui la lettura di questo libro mi sta catapultando. Quando si dice condividere bene.

One thought on “Condividere, ma bene

  1. Come noti questo sistema dei social network ha qualcosa di malato e inutile nel suo condividere banalità di cui nulla interessa agli altri, eppure nel contempo offre una velocizzazione dei rapporti umani, della trasmissione di sensazioni ed emozioni che ancora deve essere studiato adeguatamente. L’informatica ha cambiato la gestione dei dati e delle informazioni, il web ha rivoluzionato la loro trasmissione e i social network stanno cambiando la socialità umana, spostandola su un piano più superficiale ma molto più esteso, con la possibilità di entrare in contatto con gruppi che condividono i medesimi interessi, avvicinando persone affini che altrimenti sarebbero rimaste separate dalle distanze fisiche. Come ogni cosa, le nuove tecnologie se usate male possono essere negative e abrutenti, ma se usate bene offrono potenzialità ancora da scoprire.

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