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improvvisamente, a birmingham

6 commenti

birmingham_england_light_tshirtqualche giorno fa moltissimi miei contatti mail – amici, colleghi, interlocutori estemporanei salvati nell’indirizzario – hanno ricevuto un messaggio da una presunta me, che nel corso di un soggiorno a birmingham era stata derubata di denaro e documenti e piuttosto stranamente, invece di telefonare a qualche caro amico o parente per chiedere soccorso, mandava mail a tappeto per farsi inviare denaro da destinare all’acquisto di un volo per “tornare in patria” (proprio così scriveva il mio improbabile alter ego). il messaggio era scritto al maschile e le ultime due cifre del numero di telefono che compare in calce erano state alterate malamente, usando un altro corpo e carattere, e già questo avrebbe dovuto fugare ogni eventuale dubbio.

questo scherzetto post-halloween mi è costato un giorno di lavoro (tra denuncia, risposte a un diluvio di telefonate, chiamata del tecnico e ripristino dell’account) nonché la perdita di tutti gli indirizzi e di tutti i messaggi. epperò. sono stati giorni assai curiosi, che mi hanno consentito una empirica catalogazione di certi tipi umani. perché le reazioni a questo episodio (che di fatto ha riguardato e danneggiato solo me) sono state diverse e talora sorprendenti.

reazione uno: l’amica/o più o meno stretta/o che ti chiama per avvisarti che un furfante si è impossessato della tua password e che ti chiede cosa può fare per te e fa qualcosa per te (ti manda il numero della polizia postale, chiama il figlio esperto di informatica per farsi consigliare, risponde abilmente, con un’identità inventata, al delinquente, ricavando riscontri ulteriori che ti serviranno per meglio circostanziare la denuncia);

reazione due: persone che si fingono preoccupate e pongono una serie di domande ma in realtà stanno non troppo sottilmente indagando, non lontane dal sospettare che tu c’entri davvero qualcosa; o magari non sospettano, ma si stanno untuosamente accertando che a loro non capiterà qualcosa per aver ricevuto quella mail;

reazione tre: persone di mondo, perfettamente al corrente che questa robaccia circola regolarmente sull’internet e ti consigliano semplicemente e disinteressatamente di rivolgerti alla polizia postale;

reazione quattro: psicopatici con manie di persecuzione che si agitano e accusano te per aver ricevuto quella mail che comporterà che i loro dati saranno in possesso del malfattore;

reazione cinque: amici poco avvezzi alla rete che davvero stavano per spedirti il denaro e ti chiamano per verificare l’indirizzo (due casi, tenerissimi);

reazione sei: amici sereni e dotati di sense of humor che ti chiedono quando torni da birmingham e con cui puoi farti grasse risate.

e insomma questa truffa informatica ha generato molte dimostrazioni di calore e affetto assai piacevoli, insieme con qualche svelamento di animi mediocri: tutto utile.

6 thoughts on “improvvisamente, a birmingham

  1. Che onore . . . essere stata classificata da te e tra quelli sul podio, se pur con la medaglia di bronzo! 😉
    Spero, sperando di non averne mai bisogno, di potermi avvalere, nel caso, dei consigli dei tuoi amici della 1° e 2° categoria. 🙂

    Ciao, Fior

  2. Ah, ecco: si è cominciato a dubitare perchè il messaggio era scritto proprio in un pessimo italiano. Uno dice: beh, sai com’è, non ti metti mica a fare dell’editing se sei a Birmingham e ti ritrovi senza passaporto.
    Ma un indizio urlava Truffa in ogni riga del messaggio: era scritto usando (pensa un po’) maiuscole all’inizio delle frasi e dopo il punto. Neanche sotto tortura aa si piegherebbe a queste regole malsane.
    (Quando vai a Birmingham, comunque, tieniti stretta il portafogli perché non troverai NESSUNO disposto ad aiutarti)

  3. «Personalmente, se fossi tiranno stabilirei una multa di mille lire per ogni maiuscola non strettamente doverosa. Ma siccome tiranno non sono, mi sfogo come posso. Ho preso un martelletto e giù pacche sui sostantivi, là dove si nota una sospetta protuberanza iniziale, così da appiattirla. Giù martellate sulla testa. Non serve a niente? Lo so. Ma almeno mi cavo la voglia» (Dino Buzzati, Le maiuscole)

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