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Massimo Gatti, “Witness of Silence”

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copertinaIl 19 novembre si è aperta alla galleria Robilant +Voena di Londra “Witness of Silence”, una mostra che presenta una selezione dei primo lavori di Massimo Gatti.

AtmosphereMassimo Gatti è un fotografo romano, imprenditore prestato all’arte, che da una quindicina di anni ha fatto del suo amore per la fotografia un’attività preponderante.

AtmosphereHa pubblicato diversi volumi con Electa, e con Skira un volume sull’étoile Eleonora Abbagnato.

AtmosphereGatti ha fotografato Belén Rodríguez e Paris Hilton, che compaiono sul suo sito, nella sezione Portrait; e nella stessa sezione troviamo anche ritratti così,

Massimo_Gatti_photo__MG_0813.jpg-bn.jpg-tag.jpg22così

Massimo_Gatti-53e così.Massimo_Gatti-101 La mostra, il cui côté mondano è ben documentato dalla gallery di Dagospia, è accompagnata da un catalogo, edito da Skira, con un testo introduttivo della vostra Anna Albano. Quando ho visto queste immagini –  che a una analisi superficiale appaiono come quadri densamente campiti, e poi scopri che si tratta di riquadri di pareti, di porte, di provette – ho sentito un richiamo forte; ho poi appreso che sono state scattate da Gatti nel corso dei suoi diversi soggiorni in cliniche e ospedali, mentre era in cura per un tumore del sangue.

Prima di sapere di cosa si trattasse, durante la riunione preliminare, questi oggetti hanno comunicato con me attraverso un linguaggio misterioso e attraente. Di seguito il testo dell’introduzione, che ho scritto con gran gusto.

Asciutto, tenace

Anna Albano

La carne è forte, pensava, più forte di quel che crediamo. Vuole sempre andare avanti.

John Williams, Stoner

C’è un’immagine, tra le fotografie che compongono questo libro, una porta in fondo a un corridoio, una fuga prospettica di un gelido blu che trasmette a chi osserva un senso di inquietudine, come a suggerire che varcare quella soglia non è consigliabile. Massimo Gatti ha scattato questa e le altre immagini di Witness nelle cliniche di Europa e di America, che ha frequentato in veste di paziente dopo che nel 1999 gli era stata diagnosticata una grave forma di tumore del sangue.

Gravato del suo carico emotivo e munito di una piccola macchina fotografica non professionale, ha scattato una serie di immagini spiazzanti, che quasi mai dicono il vero: dettagli di luoghi e oggetti che diventano altra cosa in un tentativo di manipolare la realtà per dominarla, per contenere l’angoscia.

Gatti, sicuramente memore delle opere degli artisti minimal di cui colleziona le opere da decenni, dispone sulla scena pochi elementi geometrici disincarnati, colori densi e pieni. Sono campiture compattissime che chiamano a raccolta le energie, forme e colori essenziali che comunicano una intensa volontà di lotta (in altri casi, a controcanto, le tinte si fanno più sfocate e confuse).

AtmosphereDi fronte alla possibilità della morte si esclude inesorabilmente qualunque orpello, tutto si riduce a un’unica speranza di restare. Di fronte alla possibilità del nulla si smarrisce anche l’ateo: risulta per questo ancora più potente l’ombra compatta del crocifisso (come non pensare a Dan Flavin, ma un Flavin alla rovescia, in cui la luce fa da contorno al suo contrario), con quel chiodo infisso nel muro che richiama la Passione, la sofferenza della carne, e un chiodo buca e ferisce, ma serve anche a rimanere attaccati, a sostenere.

grgv 001Tanto che a volte Gatti allarga l’obiettivo sino all’iperrealismo: piccole luci sugli schermi delle apparecchiature medicali paiono strane stelle in un cielo fosco, due strisce orizzontali rosso e oro dettagli giganteschi di paramenti ecclesiastici: come a testimonianza di una forte necessità di trattenere la realtà rappresentandola più grande e potente. Nelle geometrie delimitate, nei rossi intensissimi – campiture di sangue vitale che si oppongono al nero – c’è sempre il senso di un confine da proteggere, oltre il quale si avverte il pericolo. Sono immagini raggelanti nella loro essenzialità apparentemente muta, che tuttavia a un secondo sguardo si caricano di un pathos contenuto a stento, di una ribellione sottile ben rappresentata dall’immagine che chiude la serie: una barella vuota, in perfetto ordine, su uno sfondo caldo di arancio e di giallo, presenza quasi beffarda, il segreto sberleffo di un uomo che se ne è alzato sano, a cui non serve più.

Massimo Gatti, Witness of Silence – Abstract Forms of Light, con un’introduzione di Anna Albano, edizione bilingue iitaliano e inglese, Skira editore, Milano 2013, 49 euro.

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