cose da libri

dove si esplorano parole e si va a caccia di idee

tra antonio e jacopo, “cose da libri” sta con jacopo. e voi?

6 commenti

maiali+al+trogolo1con toni apocalittici e imagerie un tantinello ottocentesca antonio scurati afferma sulla “stampa” online di ieri che

“Gli editori sono vittime del bisogno di immettere sul mercato spropositate quantità di libri cui non corrisponde nessun desiderio di leggere un qualche libro determinato. Il risultato è che il sistema vomita regolarmente milioni di copie che vanno al trogolo cantando.”

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gli giunge oggi un’ideale risposta in un post di jacopo de michelis su facebook, il quale dice cose assai condivisibili a proposito di quell’atteggiamento snobistico che pretenderebbe una selezione dei testi a monte con lo scopo di indirizzare il popolo verso letture più consone (per scurati). “cose da libri” apprezza l’intervento di de michelis, cosa ne dicono i lettori?

A me comunque questa storia che pubblicare meno sarebbe di per sè un bene per l’editoria continua a non convincere granchè. Non riesco a vedere come ridurre e impoverire l’offerta possa avere come conseguenza quella di rafforzare e rivitalizzare il mercato, in questo come in qualsiasi altro settore produttivo, culturale e non. Così come tendenzialmente mi irritano i continui, facili pistolotti retorici contro la cosiddetta “editoria dei bestseller” che appaiono sulla stampa. Non riesco a impedirmi di pensare che dietro queste prese di posizione si nasconda una elitaria e snobistica diffidenza verso le capacità di giudizio e discernimento di chi acquista e legge i libri: diamo meno possibilità di scelta ai lettori, così sarà meno probabile che scelgano ‘male’. Certo, fuffa e spazzatura abbondano tra i libri così come in qualsiasi altro ambito (basti pensare al junk food nei supermercati, oppure all’immancabile colonnino delle ‘notizie sceme’ nei siti dei giornali, che spesso e volentieri sono tra le più lette), ma i libri di qualità a volerli cercare ci sono, nonostante tutto gli editori, pur con tutte le colpe che sicuramente hanno, continuano a pubblicarne, anzi, mi spingo a dire che complessivamente, tra gli attori della filiera editoriale, gli editori (non tutti e non tutti allo stesso modo, ovviamente) sono quelli che alla qualità ancora credono di più (anche perché sono gli unici che sulla qualità, quando lo fanno, investono e rischiano dei soldi), ma spesso e volentieri quei libri di qualità non vengono sostenuti e valorizzati da chi avrebbe la possibilità (il compito?) di farlo. Faccio due esempi che conosco direttamente: noi nel 2013 abbiamo pubblicato due libri di altissima e indiscutibile qualità, lo splendido romanzo Il Signore degli Orfani di Adam Johnson e 1913 di Florian Illies, uno dei migliori saggi usciti negli ultimi anni. Ebbene per quanto ci siamo dannati l’anima, siamo arrivati a strisciare e supplicare perché venissero esposti e recensiti, se il primo non avesse vinto il Pulitzer e approfittato della pubblicità che ne è derivata a oggi avrebbe venduto probabilmente 3000 copie, e quanto al secondo, se sta andando bene è soprattutto grazie all’entusiastico passaparola dei lettori. Ci sono delle eccezioni, ci sono critici e testate che di quei libri si sono occupati (in particolare nel caso di Illies va almeno citato il “Corriere”, grazie al fatto che il suo direttore è stato il primo fan italiano del libro) ma di sicuro non hanno avuto, in generale, l’attenzione e il sostegno che avrebbero meritato. A mio modesto e personale parere, se invece di dedicare tanto spazio ad articoli ed editoriali di fuoco (fatuo) contro l’editoria dei bestseller si iniziasse a usarlo per recensire bei libri di qualità, sarebbe già un passo avanti.

6 thoughts on “tra antonio e jacopo, “cose da libri” sta con jacopo. e voi?

  1. Questo discorso sull’offerta da diminuire è diffuso in molti comparti dell’economia italiana. Naturalmente ogni produttore pensa che l’offerta in sovrappiù, quella che deve sparire, sia l’offerta altrui.

    In parte mi pare che sia il portato di una maniera ‘primitiva’ di relazionarsi al sistema economico, in particolare all’idea che la domanda sia una quantità data, immutabile e non legata al prodotto offerto. Insomma, che per ogni libro in più offerto sul mercato ci sarà una diminuzione degli introiti complessivi, perché questi – dati da una domanda fissa – si spalmeranno su un maggior numero di produttori e prodotti.

    Non dico che non sia così, o che non possa essere così: senza dubbio in molti mercati e per molti prodotti è così, stanti il rapporto qualità/prezzo. Quello che dico è che questa posizione mi appare riduttiva e ‘primitiva’. La domanda di un mercato non è determinata da Dio all’alba dei tempi – ché Dio ha il buon senso di non occuparsi queste cose -, né è decisa per decreto. La domanda si cerca, si suscita con il proprio prodotto. A volte la si soddisfa, a volte no.

    Per riportare il problema al mercato dei libri, la si può mettere così. Immaginiamo un mercato limitato, dove si stampano x libri. Di questi x libri se ne vende la quantità x – y, dove x e y sono due numeri positivi interi e x > y. In questo mercato si vendono libri che parlano di vampiri, di amori delle pastorelle e di cucina.

    Un giorno arriva Alo Madeddu e presenta il suo libro sul comunismo e la corsa allo spazio. Il libro forse troverà dei lettori, forse no. Difficile dirlo prima. Forse andrà “al trogolo cantando”, perché del comunismo e della corsa allo spazio non frega niente a nessuno. Forse due lettori lo compreranno.

    E qui sta il punto: quei due lettori non toglieranno niente a nessuno, né ai vampiri, né alla gastronomia, né alle pastorelle. Quei due lettori non avrebbero comprato il libro sugli amori delle pastorelle. E se non trovano il libro sul comunismo e la corsa allo spazio, piuttosto, non compreranno alcunché; passeggeranno per le vie dei negozi, o andranno al cinema, o al bar a bere birra con gli amici.

    Il risultato sarebbe soltanto di avere un libro e due lettori in meno, con buona pace del ragù, dei vampiri e delle pastorelle.

    Mi scuso con la padrona di casa per il commento alluvionale con il quale mi schiero a favore di De Michelis.

  2. non solo non hai nulla di cui scusarti, ma ti chiedo il permesso di pubblicare il tuo commento sulla bacheca di de michelis stesso.

  3. Pingback: Si stampano troppi libri. Ma quanti ne dovremmo stampare? | frottole

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