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Le coppie di Raymond Carver

5 commenti

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“Le corse al pronto soccorso erano finite. Maryann cominciò a credere alla possibilità che Ray smettesse di bere. Cominciò perfino a sperare che si rimettesse a scrivere, ciò a cui sapeva di aver sacrificato la propria giovinezza. Sarebbe stato il momento ideale. ‘Esquire’ di agosto faceva bella mostra di sé con in copertina la classica fotografia di Marilyn Monroe nuda su un lenzuolo di raso rosso. Al centro della rivista, su carta spessa e opaca, c’erano Creditori di Carver e una racconto di Harold Brodkey. La prima raccolta in volume di racconti di Carver sarebbe dovuta uscire nel febbraio del 1976. Lui aspettava da un momento all’altro le bozze da Lish.”

Carol Slenicka, Raymond Carver. Una vita da scrittore, traduzione di Marco Bertoli, Nutrimenti, Roma 2009

Lish è l’editor di Carver. La raccolta di racconti è Will You Please Be Quiet, Please? (Vuoi star zitta, per favore?). Maryann Burk è la moglie dello scrittore.

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Courtesy elsbeth-matete.blogspot.com

Coppie giovani, coppie anziane, coppie di studenti. Nel grande condominio suburbano in cui abitano i personaggi di Raymond Carver le giornate passano tra meste epifanie e velleitarie prese di coscienza. Gente che non ce la fa, soprattutto uomini. Qui sotto troverete qualche considerazione sulle coppie della prima raccolta pubblicata da Ray.

Uomini e donne: la comunicazione frustrata

Gli uomini e le donne che abitano i racconti di Carver sono affetti dall’incapacità di articolare i loro pensieri e le loro necessità, e dall’incapacità permanente di comunicare tra loro1. In generale tra personaggi maschili e personaggi femminili si nota una grande differenza di sensibilità e un atteggiamento radicalmente diverso nei confronti delle cose. Le donne sono enormemente più concrete e in un certo senso disponibili ad affrontare le difficoltà causate da una vita ingrata. L’autore stesso, nel corso di un’intervista, parla esplicitamente della maggiore forza che le donne dimostrano nelle storie di Will You Please Be Quiet, Please?, dichiarando che esse sono più adatte a sopravvivere2.. Molte delle figure maschili, al contrario, dimostrano profonda inadeguatezza e la loro sconfitta di fronte alla vita è più bruciante e radicale.

La cameriera-Rudy (Fat)

Nel racconto Fat esiste un enorme scarto tra l’atteggiamento di Rudy e quello di sua moglie. Entrambi camerieri nello stesso locale e presumibilmente della medesima estrazione sociale, sono tuttavia diversissimi. Rudy è crasso e cieco, possiede la sicumera dell’ignorante e dell’inconsapevole; sua moglie ha un atteggiamento sensibile e meditativo, se non totalmente cosciente. Sente, seppure oscuramente, che la sua vita non la soddisfa; anche se non individua una via d’uscita, in un certo senso attraverso il colloquio con la sua amica ci mostra di cercarla, a suo modo, a tentoni. La disperata illusione che la sua vita stia per cambiare non è un presentimento positivo; si configura come quei pensieri che a volte ci attraversano la mente e che fungono da elementi consolatori, da temporanee sospensioni del dolore e del disagio. Una delle fonti del disagio che attanaglia la cameriera di Fat è indubbiamente la coscienza di vivere accanto a un uomo che non può capirla, con cui per l’appunto non comunica.

Bill-Arlene (Neighbours); La moglie-Vern (The Idea)

Nel caso di queste due coppie non esiste una grande differenza di sensibilità tra l’uomo e la donna. Tutti e quattro i personaggi paiono inconsapevoli della loro incapacità di comunicare. Il loro disagio si esprime in un atteggiamento di parassitismo rispetto alla vita di altri che giudicano più fortunati. La noia, l’apatia, il vuoto di idee sono le molle che stimolano l’attività voyeuristica  delle due coppie: in un certo senso la condizione dei più giovani protagonisti del primo racconto prefigura quella dei protagonisti del secondo, così come quella di The idea è la proiezione nel tempo dell’altra. La visione di Carver è qui profondamente pessimistica. Entrambe le coppie hanno un presente vuoto; se nella prima, però, esiste ancora qualche elemento di giocosità e una ragionevole quantità di energia sessuale come succedaneo di una comunicazione più profonda, la seconda è completamente spenta e obnubilata nella quotidianità.

Doreen-Earl (They’re Not Your Husband)

Uno dei personaggi maschili più meschini, che fa risaltare per contrasto la mesta umanità di sua moglie, è quello di Earl Ober. Completamente inadeguato a fronteggiare la sua condizione di disoccupato, nel matrimonio non trova conforto né consolazione. Nell’ambito domestico, freddo e frammentato, non c’è spazio per conversazioni alla ricerca di soluzioni comuni. Ciascuno dei due coniugi segue un proprio percorso completamente slegato da quello dell’altro. Doreen è infinitamente più concreta: si impegna nel lavoro, consapevole di essere per il momento l’unico sostegno economico della famiglia, e al tempo stesso è consenziente nei confronti dell’ostinato progetto di dieta di suo marito. Il suo è forse un modo come un altro per mantenere un equilibrio che avverte precario e falso; cede stancamente, come se sapesse che sollevare il problema della richiesta incongrua di Earl significherebbe suscitare un vespaio che nelle condizioni presenti non si avrebbe né modo né tempo di acquietare.

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Courtesy thisrecording.com

La moglie-Arnold (Are You a Doctor?)

La figura femminile è indubbiamente più energica di quella maschile: è il marito che aspetta la telefonata della moglie al lavoro fuori città, ed è la sua identità che ci viene presentata come in pericolo. L’uomo non informa sua moglie dello stato d’animo in cui si trova semplicemente perché non sa spiegarlo neppure a sé stesso, non è capace di nominarlo. Per tutto il racconto i due comunicano solo per telefono.

Mary-Carl (What’s in Alaska?)

Come nel caso di Bill e Arlene e di Vern e sua moglie, in questo racconto entrambi i coniugi mostrano una totale inconsapevolezza. La loro comunicazione si svolge a livelli superficiali e la soluzione del pur esistente problema – che si manifesta sotto forma di generica noia giovanile – è delegata alla ricerca dell’evasione attraverso le droghe.

Nan-Mike (The Student’s Wife)

Mike è forse una delle figure maschili più crudeli della raccolta. La sua inconsapevole crudeltà risalta per contrasto rispetto alla estrema sensibilità e fragilità di Nan. Mike blocca sul nascere la richiesta di comunicazione di sua moglie: l’insostenibilità della sua vita di aspirante intellettuale, che deve fare i conti con le difficoltà generate da un matrimonio e una paternità precoci, lo inducono a una totale sordità rispetto alle richieste di Nan. Questa viene mostrata da Carver apparentemente più fragile di suo marito, ma più positiva, in quanto è a lei che il problema del matrimonio si manifesta, ed è lei che, mentre suo marito preferisce dormire, cerca una disperata, soluzione nell’invocazione a Dio.

Betty-Al (Jerry and Molly and Sam)

L’unico momento in cui la crisi della coppia si manifesta verbalmente è quello in cui esplode la rabbia di Betty, un momento in cui la donna dà voce a tutta la sua sofferenza per la consapevolezza che il suo matrimonio si trova in una tragica impasse. Ma mentre lei continua a mandare avanti la casa, a curare i bambini e a chiedersi cosa accada, Al cerca sollievo attraverso l’eliminazione del cane, l’alcol, un tentativo di ritorno alla felice epoca dell’infanzia, una relazione extraconiugale. La differenza di atteggiamento tra i due è lampante: Betty, se non del tutto razionale, è amaramente pratica; Al è disorientato e di fondo passivo.

Emily-Harry (How About This?)

Il debole Harry è in crisi d’identità. È Emily ad avere l’idea di trasferirsi nella casa di campagna dei suoi, a chiedersi al posto suo se la decisione è buona, a cercare di consolarlo quando si accorge della sua delusione. Mentre Harry pensa, Emily agisce.

Toni-Leo (What Is It?)

Toni è una donna estremamente energica, che si fa carico di risolvere il problema economico in cui si dibatte la famiglia, prende i contatti con l’acquirente, combina l’affare e paga il prezzo della vendita con il suo corpo. Suo marito, nell’attesa, è preda di un’invincibile angoscia. Dall’inizio alla fine del racconto ci viene mostrato in atteggiamenti quasi passivi: seguire la moglie per le stanze mentre lei si prepara per uscire – come farebbe un bambino con la mamma – attendere la sua telefonata e il suo ritorno, non reagire alle sue recriminazioni, accettare di fatto il tradimento rinunciando così alla sua identità di uomo.

Caroline-Wayne (Signals)

Lei è una donna che ha preso coscienza della sua insoddisfazione e compie delle azioni che la porteranno a una decisione concernente il destino del suo matrimonio, lui si comporta in un modo che ci fa comprendere che gli sfuggono sia i motivi della crisi sia la gravità della stessa: dipende totalmente da sua moglie, alla quale di fatto demanda il compito di prendere una risoluzione.

Marian-Ralph (Will You Please Be Quiet, Please?)

Il caso di questa coppia si discosta un poco da quello delle altre: se le precedenti riescono a malapena a prendere atto della loro inquietudine, Ralph e Marian hanno prima di tutto un diverso livello culturale – sono entrambi insegnanti –, e poi un livello apparentemente superiore di comunicazione. Perciò, se nel caso delle altre coppie è il linguaggio in sé a fallire, qui il problema si amplia: la parola diventa veicolo di una comunicazione che sfocia angoscia e incertezze capaci di mettere in discussione un edificio fino a quel momento creduto solido. La scoperta di una passata infedeltà della moglie precipita Ralph in un abisso di mostruose consapevolezze, facendone un essere in fuga da una realtà che ha scoperto non corrispondere alle sue convinzioni. Marian si pone invece nella direzione più positiva della possibilità di una ricucitura: è lei l’artefice del tentativo di riavvicinamento alla fine del racconto, quando allontana i bambini di casa con l’intenzione di preparare un’atmosfera propizia alla riconciliazione.

 1“One could go further and assert that in his early stories Carver’s obsessive subject is the failure of human language, for talking fails in all but the title story of Will You Please Be Quiet, Please?, and that story’s message is that sometimes the best thing we can say is nothing” (Mark A.R. Facknitz, “The Calm”, “A Small, Good Thingand Cathedral”: Raymond Carver and the Rediscovery of Human Worth, in Studies in Short Fiction, estate 1986, p. 288). “Si potrebbe andare oltre e affermare che nei suoi primi racconti il tema ossessivo di Carver è il fallimento del linguaggio umano, poiché il parlare fallisce in tutti i racconti salvo in quello che dà il titolo alla raccolta, e il messaggio di quel racconto è che talvolta la cosa migliore che possiamo dire è niente” (la traduzione è mia).

2 “JA (John Alton): ‘[…] the men are particularly affected by the conditions we’ve talked about in the stories, more so than the women […] the women seem stronger […]’.

RC (Raymond Carver): ‘I think they are perhaps. At least they’re more apt to survive’”. (Bruce Marshall Gentry, William L. Stull, a cura di, Conversations with Raymond Carver, University Press of Mississippi, Jackson 1990, pp. 164-165).

“JA: ‘[…] Gli uomini sono particolarmente colpiti dalle condizioni di cui abbiamo parlato nelle storie, più delle donne […] le donne sembrano più forti […]’.

RC: ‘Credo che lo siano. Almeno sono più adatte a sopravvivere’”. (La traduzione è mia).

the guardian.com

Courtesy the guardian.com

Kit di sopravvivenza per chi volesse avvicinarsi a Raymond Carver

La pagina di Wikipedia, con la bibliografia

Un’intervista a Riccardo Duranti, che ne ha tradotto l’opera

La biografia pubblicata da Nutrimenti

Il film dai suoi racconti

Un po’ di flavor, con le immagini di Bob Adelman

La pagina di Carver su Poetry Foundation, con una parte sulla poesia (in inglese)

La scheda del libro Principianti, ripubblicazione einaudiana della raccolta Di cosa parliamo quando parliamo d’amore al lordo delle sforbiciate di Gordon Lish

 

 

5 thoughts on “Le coppie di Raymond Carver

  1. Grazie. Bello ed esauriente.

  2. Più che esauriente, si può dire?

  3. Articolo interessante (l’analisi delle “coppie” come chiave di lettura è un buon punto di partenza, anche se, mi pare, così come presentata pecchi un po’ di schematismo), provvida bibliografia on line finale. Complimenti. 🙂

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