cose da libri

dove si esplorano parole e si va a caccia di idee

Dove Geréb il traditore rinuncia a un libro di Verne pur di essere riammesso tra i ragazzi della via Pál

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Page_1“Caro Boka,
benché io sappia che questa lettera non incontrerà il tuo favore, pure permettetemi di arrischiare questo ultimo tentativo prima di rompere definitivamente con te e con tutti voi.
Mi rendo perfettamente conto della gravità della mia colpa, specialmente ora che ho saputo come avete agito con mio padre e soprattutto come ha agito Nemecsek che ha addirittura negato il mio tradimento. Mio padre era così contento e orgoglioso che per premiarmi mia ha regalato L’arcipelago in fiamme di Giulio Verne, un libro che desideravo da tanto tempo.
Ancora prima di leggerlo l’ho portato in regalo a Nemecsek. Per questo mio padre, non vedendomi leggerlo e credendo che l’avessi venduto, mi ha sgridato e, per cominciare, mi ha lasciato senza cena.
Ma non importa: è stato un sacrificio da nulla; Nemecsek invece ha sofferto molto a causa mia pur essendo innocente.
Ma non è questa la ragione per la quale ti scrivo.
Ieri a scuola, dove voi non mi avete rivolto una parola e neanche vi siete degnati di uno sguardo, mi sono lungamente domandato come poter riparare il mio sbaglio. Finalmente ho trovato il modo: avrei fatto per voi quello che ho fatto contro di voi.
Ieri pomeriggio dunque, dopo il tuo rifiuto di riammettermi nelle vostre file, andai all’Orto Botanico. Imitando Nemecsek, prima che le Camicie Rosse arrivassero sull’isola, io salii sullo stesso albero su cui era salito Nemecsek. Verso le quattro arrivarono loro alla spicciolata e cominciarono a sparlare di me. Ciò mi fece piacere perché mi consideravo ancora dei vostri, nonostante tutto. Anche se mi avete espulso, il mio cuore resta sempre con voi. Puoi credermi se ti dico che quasi mi misi a ballare di gioia sull’albero quando intesi Franco Ats dire: ‘Quel Geréb è sempre stato dei loro, non è mai stato un vero traditore. Anzi io mi domando se non sia stato mandato qui a bella posta per spiarci’. Tu puoi anche ridere di me, ma io mi sento ancora uno della via Pál.
Poi, quando finalmente smisero di occuparsi di me, tennero un veloce consiglio e decisero di non attaccare il giorno stabilito, cioè oggi, dal momento che Nemecsek aveva scoperto il loro piano e vi avrebbero perciò trovati preparati. Avrebbero attaccato il giorno dopo, cioè domani. A questo punto si misero a parlare a voce così bassa che io, per ascoltare, dovetti scendere due rami più in basso. Però mi scivolò un piede e un ramo fece un po’ di rumore tanto che Wendauer che aveva sentito il rumore disse: ‘Vuoi vedere che quel tipetto dai capelli gialli sta ancora sull’albero?’.
Si mise a ridere, ma nessuno alzò lo sguardo credendo a uno scherzo. Feri Ats, quello tra loro con la testa più a posto, intervenne nella discussione e decise che avrebbero cambiato solo il giorno dell’attacco.
‘Il nemico, disse, è al corrente dei nostri piani e crederà che noi li cambieremo, invece non li modificheremo di una virgola: l’attacco è fissato per domani’. E si misero a fare esercitazioni. Io temevo sempre di essere scoperto da un momento all’altro perché mi muovevo in continuazione per la stanchezza: ero tutto un formicolio e ancora adesso soffro a star seduto.
Quando finalmente se ne andarono, scesi da quell’albero maledetto che era già buio e filai a casa. Arrivai appena in tempo per la cena. Fortunatamente nessuno si era accorto della mia assenza, altrimenti lo sentivi mio padre. Dopo cena dovetti fare i compiti di nascosto.
Ora, mio caro Boka, non ho che una preghiera da farti: di credere che tutto quanto ti ho scritto è la verità, la pura e semplice verità.
Ma ti ho scritto questa lettera anche per dirti che desideravo di tutto cuore meritare il vostro perdono e ritornare fra voi. Sarò il più fedele dei vostri combattenti; anche se tu dovessi togliermi il grado di ufficiale, io rientrerei volentieri come soldato semplice, dato che non vi restano più soldati tranne il cane Jano. Ma quello è un cane, io sono almeno un ragazzo.
Se mi perdonerai e mi riprenderai con voi, mi farai veramente felice; e io ti prometto che combatterò come nessun altro e potrò così riscattare la mia colpa.
Ti supplico di darmi una risposta per mezzo di Maria. Dimmi se posso venire o no. Se sì, sarò in un attimo da voi perché sono qua fuori davanti al portone del numero 5 della via Pál, dove sto attendendo con trepidazione la tua decisione.
Il tuo fedele amico Deszò Geréb”.
Ferenc Molnár, I ragazzi della via Pál, 1906

Alla signora cose da libri, che è anziana, Boka ricorda tanto Garrone, e Nemecsek il Muratorino.

4 thoughts on “Dove Geréb il traditore rinuncia a un libro di Verne pur di essere riammesso tra i ragazzi della via Pál

  1. L’ho letto con la stessa tranquillità con cui ho letto per la prima volta “poil de carotte”.
    Avevo 14 anni.
    Allora, ricordo, era quasi estate, e me ne stavo nascosto a mangiare fette di pane con pomodoro, in camera.
    A porta chiusa. Mentre i miei nutrivano la convinzione studiassi matematica con grande amore.
    Oggi, leggo questo passo con un caffè tra le mani e ritrovo quella stessa emozione provata in quella stanza.
    Freschezza fantastica. Malinconia dai colori sbiaditi ma non spenti.
    Una sorta di suono impolverato che proviene dalla camera vicina.
    Il sistema limbico ringrazia per il bel momento.

  2. Anch’io ho provato le stess sensazioni di vagoneidiota. I ragazzi della via Pál è stato uno dei mie libri d’infanzia preferiti. I ragazzi di oggi non l’hanno nemmeno mai sentito nominare… Leggono solo spazzatura alla Harry Potter.
    Avevo anche una prozia che ogni volta che andavo a trovarla mi regalava un nuovo volume di Verne, di quelli con le copertine coloratissime. A me non piaceva per niente da bambino, ne ho poi letti alcuni più tardi, ma non volevo farla restare male così la ringraziavo sempre di buon grado.

  3. vagone idiota e marco, che meraviglia di ricordi. la fetta di pane con il pomodoro pare di vederla, e pure la tazza di caffè. quanto a verne: mi è appena venuto in mente un verne che ho adorato, “i figli del capitano grant”.

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