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Il grande tabù. Giacomo Agosti, “Doppiatori”

5 commenti

IMG_2881Per le prime pagine di Doppiatori si procede con fatica: tutto vi sa di oscuro, ellittico, involuto. Sono pagine irritanti, in cui il lettore vive con dispetto la reticenza dell’autore e si chiede perché e vorrebbe mollare e mandare chi ha scritto al suo destino.
Giovanni, però, il “superbambino della classe accanto”, GiovanniGiovanniGiovanni c’è da subito e ci sarà sino alla fine, come una sorta di pressa crudele che incombe. Giacomo, “la sposina senza nome di un lord inglese che ha perso la prima moglie”, è il fratello minore di Giovanni e fa pensieri da gran signora:“Penso a un vestito da gran sera per il momento del naufragio.”
La difficoltà di ricostruzione di un filo, la difficoltà di lettura termina quando Giacomo rende esplicita l’omosessualità di Giovanni – “Perché non dico agli amichetti che entrambi [Giovanni e la ragazzina Paola, compagna delle medie] leggono una collana di libri per ragazzine intitolata Kitty – i libri da passeggio?” – e quasi con dispetto manifesta anche la sua – “[…] un grande cazzo si merita un grande pensiero.”

“Il pompino che irrompe nella mia testa di quattordicenne, chiude magicamente il cerchio. […] Dall’altra parte, il pompino esplicita il mio desiderio di tornare ad essere allattato, e – perché no? – ingravidato. Il problema è che mamma è perentoria nel farmi seguire la strada verso il cazzo di Giovanni (‘vuoi vedere com’è fatto un uomo? Guarda lui’), così che io inizio a pensare che far l’amore con mio fratello non sarebbe poi tanto male.”

Persino nella considerazione di altri omosessuali, partner occasionali di Giacomo, emerge il confronto con il fratello dal piglio più risoluto:

“Non potresti essere frocio come tuo fratello, che almeno sembra più maschile?”

Giovanni è lo scoglio, l’ostacolo, la porta chiusa. Giovanni-Norah Elmer, Giovanni-Raffaella Carrà, Giovanni-fighetta, Giovanni-Giovanna, quasi mai totalmente accessibile. Un fratello-specchio alieno e segreto che a un certo punto si separa quasi del tutto dal fratello minore, il quale parlando di sé al femminile scrive:

“Rinnegata e felice, io scivolavo da un uomo all’altro […]”

Poi in qualche modo si ricompone il triangolo Giovanni-Giacomo-mamma, con l’indebolimento e poi il tumore di lei. Giovanni prende tutto ciò che sente essergli dovuto, soldi e casa, ma lo vuole dalle mani di Giacomo, che in un’ultima trionfante visione assimila la richiesta di Giovanni a una puerile richiesta d’incesto e si prende la sua vendetta negandoglielo.
I soldi sono potere e il cazzo è potere. Alla fine i ruoli si invertono: suo fratello, dice Giacomo, non lo guarda più come una checca. È una rimascolinizzazione che imprevedibilmente dà a Giacomo un potere che agli occhi del fratello non ha mai avuto. I soldi sono potere e diventano il cazzo che Giovanni desidera da lui. L’ultimo atto di un ossimorico sodalizio che non conclude né guarisce, ma al contrario esacerba la progressiva opera di ostensione delle miserie di un femminile assai stereotipico inseguito nell’attraversamento grammaticale del genere; nelle ultime pagine i fratelli sono sorelle, si identificano e si attribuiscono identità di attrici o altre celebrità. Una modalità che non ti aspetti in due fratelli di buona famiglia, un modo di pensare e interloquire più coerente con un mondo di impiegati e parrucchieri.
Ostensione, si diceva: l’esibizione, la progressiva messa a nudo dei corpi sbagliati, ma senza suadenti spogliarelli, ma strappando i panni. Lo scandalo di queste pagine sta proprio nella esibizione integrale di una sublime stronzaggine borghese. Lo scandalo sta nei nomi, nomi veri di persone esistenti e riconoscibili.
Né sussurri, né voci di corridoio, ma una voce chiara che si agita tra desiderio di vendetta e volontà di cronaca.

courtesy clangroup.it

Giacomo Agosti: attore, regista, scrittore, storico dell’arte. Courtesy clangroup.it

Una chiosa
La vicenda editoriale di Doppiatori è curiosa. Proposto a diversi editori, apprezzato da diversi editor, il racconto non arriva mai alla pubblicazione. Alla fine l’autore decide di fare da sé e si affida a un grafico che progetta e impagina un volume dalla curiosa forma allungata, con una copertina giallo vivo e risguardi verde fondo, e a uno stampatore che produce una piccola tiratura. Perciò di Doppiatori non esistono molte copie, e chi scrive si ritiene fortunata per aver ricevuto un esemplare da una amica. Eppure, ci giurerei, la storia di questo libro non finisce qua.

Giacomo Agosti, Doppiatori – Madama Butterfly, stampato da Tipografia Fabbri, Modigliana 2014, 40 pagine, senza indicazione di prezzo

Giacomo Agosti, qui. Uno dei suoi ultimi lavori è La rondine, di Giacomo Puccini, presentata il 5 aprile di quest’anno a Milano, presso Casa Verdi.

Giovanni Agosti, qui. L’ultima mostra che ha curato è “Bernardino Luini e i suoi figli”, in corso a Milano, Palazzo Reale, fino al 13 luglio 2014.

 

5 thoughts on “Il grande tabù. Giacomo Agosti, “Doppiatori”

  1. Scusa la domanda di gossip 😉
    Ma quindi questo Giacomo Agosti è il fratello del prof. Giovanni Agosti, professore di Storia dell’Arte Moderna alla Statale (e appunto curatore della mostra su Bernardino Luini appena inaugurata a Palazzo Reale)?
    Come spesso accade, due fratelli molto diversi l’uno dall’altro.

  2. sì, si tratta dei fratelle agosti. in fondo, in effetti, c’è un riferimento alla mostra di luini, accanto alla voce “giovanni agosti”. è un racconto bellissimo, al di là del contenuto tragico. peccato non averlo in libreria.

  3. Un altro “gustoso” link libresco. L’autrice, Dinah Fried. cucina, allestisce la presentazione e fotografa piatti tratti da due secoli di letteratura:
    http://www.brainpickings.org/index.php/2014/04/16/fictitous-dishes-dinah-fried-book/

    • maria popova è il mio idolo. ho trovato meraviglioso l’allestimento da moby dick, nonché il fatto che la signora che ha fatto il progetto si chiami “fried”. grazie, marco.

  4. Anch’io seguo sempre il suo blog Brain Pickings.
    L’unico difetto è che è un po’ troppo fissata con Susan Sontag 😉
    Avevo notato subito il cognome Fried: nomen omen.

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