cose da libri

dove si esplorano parole e si va a caccia di idee

(attenzione, questo post contiene un regalo) dunque il professor quintavalle ha celebrato con noi

4 commenti

i quarant’anni di fotografia di gianni pezzani, ieri sera all’utopia.

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click click click per vedere gianni pezzani

il curatore del libro arturo carlo quintavalle ha sintetizzato in pochi tratti la carriera di gianni

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click click click per vedere il professor quintavalle che ride, gianni pezzani imperturbabile, andrea pinketts che si regge la fronte, marco vianello di skira editore che si diverte da matti

e la cosa più bella che ha detto è stata che lui ha creduto in pezzani perché pezzani è uno dei pochi che fanno i fotografi credendoci davvero. il riconoscimento più bello, direi.

IMG_3006marco vianello di skira editore ci ha raccontato in breve la casa editrice

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click click click per vedere marco vianello di skira editore circonfuso di luce in una fotografia NON di gianni pezzani

e andrea pinketts ha letto il suo pezzo pubblicato all’interno della monografia di gianni: lettura magistrale, davvero.

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click click click per vedere andrea pinketts che legge sé stesso all’utopia

c’era anche il fascinoso andrea tinterri, giovane curatore e studioso dell’opera di gianni pezzani.

andrea tinterri

click click click per vedere andrea tinterri, a sinistra nell’immagine, sul marciapiede dell’utopia

il pubblico era folto e direi che si è divertito molto.

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il folto pubblico intervenuto alla presentazione di pezzani: persino dal giappone, signori miei

la vostra anna albano ha letto un racconto inedito di pezzani che vi regala qua sotto: ameno, stralunato, ti fa venire voglia di abitare in corso di porta nuova vicino a pezzani. lui, poi, bughi-bughi, un po’ vi commuoverà. attenzione al finale non politicamente corretto. enjoy.

Bughi-Bughi
Gianni Pezzani

Mi sento chiamare, mentre guardo le arance tarocco del Giardino del Frutto, famoso ortolano che fa negozio sotto casa mia in corso di Porta Nuova. Riconosco la voce, è l’Aldo, come dicono a Milano; mi raggiunge a passi corti e veloci, occhiali dorati da miope. Piccolo di statura, scompare nelle auto che guida, chiappe strette rinchiuse in pantaloni beige a vita bassa anni settanta, magro e dignitoso; mi chiama ormai da tempo Maestro. Ha la barba rossiccia corta e ben curata, uno sguardo vispo e intelligente, ama le carte da gioco con cui fa sovente atroci solitari nel suo ufficio, come lui chiama la sua bottega di onoranze funebri, frequentata ormai da molti anni da ogni genere di vecchi giocatori di carte, ognuno dei quali si vanta di avere una propria storia che può essere raccontata senza annoiare. Ognuno di loro chiama l’ufficio di Aldo “la mia bisca”, e nonostante l’età, loro disinvolti si sfidano e biscazzano in quell’ambiente incorniciato di nero, ricco di attrezzature e oggetti funebri. Lo confesso: per anni, prima di conoscere Aldo e gli altri, passando davanti alla “Onoranze Duomo” – così si chiama l’ufficio di Aldo vicino al verduraio – con la mano in tasca mi tastavo scaramantico, come tutti i sani cittadini. Oggi però lo ritengo anch’io un luogo tranquillo e rilassato; specialmente alla domenica, con i bar chiusi, si può leggere il giornale sul suo largo e lungo tavolo nero. Nel retrobottega, che è la bisca vera e propria, c’è un altro bel tavolo nero e spazioso con poltrone girevoli in pelle nera, un divanetto nero con a fianco una piccola voliera gotica in cui un cocorito verde, vedovo, gracchia di tanto in tanto. Tutto rende l’ambiente ospitale per abbondanti merende. Ovviamente non mancano i cartoni di ottimo vino e capienti portacenere che ci invitano a fumare con sazietà. Aldo ama i cani e adora il mio – Incy – che, ormai di casa, si accoccola sul divanetto nero, puntando astioso il cocorito vedovo, mentre io mi sazio di fumo leggendo il giornale. Aldo ha un socio negli affari funerari; si chiama Antonio, detto da me Bughi-Bughi, a causa della sua grande passione per quel ballo; da giovane si esibiva in gare sfrenate nelle discoteche delle periferie di Milano, da Cinisello a Zibido San Giacomo fino a Verdugio Coccolzano; si faceva la permanente ai capelli, riccioli e neri mi raccontano le vecchie signore di Porta Nuova. E infatti una sera dell’inverno scorso, nel bar Condor, dopo gli aperitivi Bughi-Bughi si scatenò in una dimostrazione di ballo memorabile, purtroppo mai più ripetuta; nonostante indossasse un lungo cappotto verde bottiglia con le spalline, il suo corpo dinoccolato si muoveva roteando leggero e veloce, con veri passi da ballerino. Ci abbagliò, i suoi occhi neri fiammeggiavano, se ben ricordo non si era ancora tagliato i baffetti da carabiniere. Ultimamente ha trasformato uno spazio dimenticato del suo condominio in palestra, a disposizione di tutti i condòmini. Questa palestra, dal pavimento di moquette verde sintetica, ha le pareti tappezzate di specchi, mi dicono.
Aldo mi disse che stava aspettando Bughi-Bughi per il cambio di turno e pertanto nell’attesa mi offriva un vino bianco al bar Condor. Un Ruspello, mi disse, io bevo un Ruspello, tu quel che vuoi. Il turno, era sottinteso, alla camera mortuaria dell’ospedale Fatebenefratelli, al di là della strada, per me un altro quartiere, dove loro sempre cucinano e mangiano pasta con l’infermiere addetto al turno, là sotto nel seminterrato in compagnia dei recenti defunti dell’ospedale, senza menate, senza ossessioni e con semplicità, dandosi il buon appetito e, se ancora non era stato fatto, vestono pettinano ombrettano i defunti molto meglio di qualsiasi finocchio del trucco-parrucco che mi posso ritrovare io negli studi fotografici.

 

 

 

 

4 thoughts on “(attenzione, questo post contiene un regalo) dunque il professor quintavalle ha celebrato con noi

  1. Grazie del regalo 🙂
    E’ un racconto bellissimo, e il “cocorito verde, vedovo, che gracchia di tanto in tanto” è un’immagine stupenda.

  2. pezzani, marco, è veramente impagabile.

  3. ho volutamente toccato forse solo qualche virgola, perché così com’è cià un flavour di pazzi. non è un racconto da editing 🙂

  4. Di Pezzani conoscevo solo le foto della campagna parmense. Ieri ne ho approfittato per visitare il suo sito e ho scoperto che il suo lavoro fotografico è molto più variegato. Sono bellissime, ad esempio, le sue foto di Milano di giorno e di notte, ma anche gli altri suoi progetti fotografici sono interessanti.

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