cose da libri

dove si esplorano parole e si va a caccia di idee

Non si interrompe la storia dell’anziana signora: John Gardner, onestà e cura del testo

4 commenti

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Click click click per vedere la faccia di John Gardner

Era il 1983 e John Gardner, l’insegnante di scrittura creativa di Raymond Carver, pubblicava un volume per i tipi Harper & Row. Qui sotto “cose da libri” ne pubblica un piccolo flacone, contenente alcune pillole assai efficaci per gli aspiranti scrittori. Dove si parla anche di lettori.

“Non scrivo per chi desidera essere pubblicato a ogni costo, ma per coloro i quali desiderano la pubblicazione di un’opera di cui essere fieri – una narrativa seria, onesta, quel genere di romanzo che i lettori troveranno piacevole leggere e rileggere, il genere di narrativa che probabilmente rimarrà. Le opere di bella fattura […] opere, in breve, che ci colpiscono per la cura che viene loro dedicata, sono piacevoli e danno il senso del valore e della dignità della vita non solo al lettore ma anche allo scrittore.

[…] è un fatto che un tratto caratteristico dello scrittore nato sia comunque il dono di trovare o, in alcuni casi, di creare, una lingua veramente interessante. I ritmi della frase si accordano con ciò che egli dice, scorrendo quando il racconto fila, segnando il passo quando si tratta di descrivere un personaggio complesso; restituendoci l’eco del tuono di cui parla il racconto, o registrando le vibrazioni sonore delle oscillazioni dell’ubriaco, il passo lento e sordo di un vecchio stanco, la commovente frivolezza di una quarantenne che flirta.

L’apprendista scrittore che riesce, di tanto in tanto, a fare qualcosa di interessante nel campo linguistico – dimostrando di ascoltare realmente se stesso e di esaminare attentamente le parole per carpirne i segreti – dà sufficiente prova di essere uno scrittore promettente. Di solito, l’unico talento che non possa essere coltivato è quello che non esiste affatto. D’altro canto, se, come lettori, ci viene il dubbio che lo scrittore non si preoccupi d’altro che della lingua, cominciamo a temere che possa cacciarsi nei guai. Le persone normali, quelle che non sono state fuorviate da una educazione accademica sbagliata, non leggono romanzi solo per le parole. Aprono un romanzo nell’aspettativa di trovarvi una storia, nella speranza che ci siano dei personaggi interessanti, se possibile qualche bella descrizione ogni tanto e, a dir poco, un paio di idee – o, a essere davvero fortunati, un intero carico di idee interessanti.

Leggendo le prime righe di un romanzo davvero buono, cominciamo a dimenticare di stare leggendo delle parole stampate sulla carta […] Scivoliamo dentro un sogno, dimenticando la stanza nella quale ci troviamo, dimenticando che è ora di mangiare o di andare a lavorare. Ricreiamo, con dei cambiamenti lievi e sostanzialmente irrilevanti, il sogno vivido e ininterrotto concepito nella mente dello scrittore (sottoposto a continue revisioni prima di assumere la forma definitiva) e imprigionato nella lingua in modo tale che altri individui, quando ne sentono il desiderio, possano aprire il suo libro e riscriverlo. […] E perché il sogno sia ininterrotto, è necessario che non si venga riportati dal sogno alla pagina da una lingua che induce alla distrazione. Di conseguenza se, ad esempio, lo scrittore fa un errore grammaticale [e questo accade pure in caso di refusi, n.d.r.], il lettore smetterà di pensare all’anziana signora della festa e si metterà invece a guardare le parole sulla pagina per capire se la frase è davvero sgrammaticata come sembra. Se lo è davvero, il lettore penserà, a proposito dello scrittore, o magari del redattore: “Come è possibile che gli sia sfuggita una cosa simile?”, e non all’anziana signora la cui storia è stata interrotta.

La buona narrativa scatena, come ho detto prima, un sogno vivido e ininterrotto nella mente del lettore. È “generosa”, nel senso che è completa e autonoma: risponde, esplicitamente o implicitamente, a tutte le domande sensate che il lettore può fare. Non ci lascia in sospeso, a meno che la sua inconcludenza non sia giustificata dalla narrazione stessa. Non fa dei giochini inutilmente sottili, in cui la narrazione di storie si confonde con la costruzione di un puzzle. Non mette alla prova il lettore, esigendo da lui qualche particolare conoscenza prescindendo dalla quale gli avvenimenti non avrebbero senso. In breve cerca, senza compiacimenti, di convincere e piacere. È significativa da un punto di vista intellettuale ed emotivo. È elegante e funzionale: vale a dire, non usa un numero di scene, personaggi, particolari fisici e accorgimenti tecnici maggiore di quello che le serve per raggiungere il suo effetto. Ha un disegno. Ci dà lo stesso piacere particolare che traiamo dall’assistere, con occhi pieni di apprezzamento e di stupore, a una performance. In altri termini, osservando ciò che lo scrittore è riuscito a fare, ci sentiamo appagati: “Come lo fa sembrare facile!”, esclamiamo, consapevoli di difficoltà egregiamente superate. E infine una storia riuscita dal punto di vista estetico racchiuderà in sé un’intuizione della singolarità dell’esistenza, per quanto prosaiche siano le sue componenti.

John Gardner, On becoming a novelist, Harper & Row, New York 1983, pubblicato in Italia come Il mestiere dello scrittore, introduzione di Raymond Carver, traduzione di Cinzia Tafani, Marietti, Genova 1989

4 thoughts on “Non si interrompe la storia dell’anziana signora: John Gardner, onestà e cura del testo

  1. E’ vero, il lettore comune nota la scrittura solo quando un romanzo è scritto male.

  2. ” Aprono un romanzo nell’aspettativa di trovarvi una storia, nella speranza che ci siano dei personaggi interessanti, se possibile qualche bella descrizione ogni tanto e, a dir poco, un paio di idee – o, a essere davvero fortunati, un intero carico di idee interessanti.” – Parole sante: certi romanzi che si avvitano su se stessi e sul (presunto) virtuosismo stilistico dell’autore… argh!

  3. Ed ecco il motivo per cui, al terzo refuso sono colto da un furore incontenibile.

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