cose da libri

dove si esplorano parole e si va a caccia di idee

tutto in una pagina_di librerie capricciose e librai molto snob, dell’eterno dumas e di un profumo made in usa

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$_12Le Livre

Libreria di Tours situata in place Grand-Marché, considerata unanimemente dagli snob letterati un must intramontabile del genere ultra-elitario. Solitamente agghindato con un panama nero e un lungo mantello dello stesso colore, Laurent Evrard, il padrone di casa, rifiuta di ordinare opere che non gradisce e rimanda agli editori i titoli indegni di figurare sui suoi scaffali, ossia la quasi totalità dell’annuale produzione letteraria. È famoso per essere riuscito a far acquistare l’opera completa di Pierre Guyotat a un’autorità locale, entrata nel suo negozio per chiedere informazioni sui diari di Brigitte Bardot. Questo fanatico adoratore dell’opera di Claude-Louis Cobet è anche il raffinato autore di Brûlante, une idylle, romanzo pubblicato da Léo Scheer, editore molto chic, e che ha venduto a tutt’oggi centoventicinque copie.

Fabrice Gaignault, Dizionario di letteratura a uso degli snob, excelsior 1881, Milano 2008

lib4Poi uno va a fare una ricerchina e apprende che la libreria, o almeno il suo sito, ha conservato quel flavor di reticenza così ben descritto nel brano di Gaignault: anche se un titoletto che corre incessante al piede della home ci dà il benvenuto nel sito, l’ultimo incontro documentato in libreria, e precisamente con Emmanuel Moses, è del 10 aprile 2013. Sarà ancora aperta? Chi lo sa lo dica.

E lasciatemi fare una digressione dumasiana a proposito della città di Tours (tra le altre cose luogo di nascita del mio carissimo Balzac).

Tornato dall’impresa in terra di Albione che lo vede riportare a Parigi i diamanti donati da Anna d’Austria al duca di Buckingham, D’Artagnan parte alla ricerca dei suoi tre compagni che – vittime ciascuno diversamente degli intrighi del cardinale Richielieu – aveva lasciato sulla strada. Arrivato all’osteria di Crèvecœur, ultima dimora di Aramis, chiede all’ostessa

“Mia buona signora, potreste dirmi che ne è stato di uno dei miei amici che fummo obbligati a lasciar qui una decina di giorni fa?” “Un bel giovanotto di ventitré o ventiquattro anni, dolce, gentile, ben fatto?” “È lui.” “E, inoltre, ferito ad una spalla?” “Proprio così.” “Ebbene, signore, è sempre qui.” “Ah, perbacco, mia cara signora” disse d’Artagnan scendendo da cavallo e gettando la briglia a Planchet. “Voi mi rendete la vita; dov’è dunque questo caro Aramis ché io lo abbracci, perché ve lo confesso, ho fretta di rivederlo.” “Scusate, signore, ma credo che in questo momento non possa ricevervi.” “Perché? È forse con una donna?” “Dio mio! che dite mai? Povero figliuolo! No, signore, non è con una donna.” “E con chi è dunque?” “Col curato di Montdidier e col superiore dei gesuiti di Amiens.” “Dio mio” esclamò d’Artagnan “forse che il povero ragazzo è agli estremi?” “No, signore, al contrario; ma in seguito alla sua malattia, la grazia l’ha toccato ed egli si è deciso ad entrare negli ordini.”

andrews_muskAramis, credendosi abbandonato dalla duchessa di Chevreuse, è tornato al suo antico desiderio di entrare a far parte del clero. L’astuto D’Artagnan deve dunque combattere contro il curato e il gesuita, nonché contro la vocazione di Aramis:

“Così rinunciate per sempre al mondo; è un partito preso, una risoluzione irremovibile?” “Irremovibile. Oggi voi siete il mio amico, domani non sarete per me che un’ombra; o meglio ancora non esisterete più, per me. Quanto al mondo, è un sepolcro.” “Diavolo! Quello che dite è molto triste.” “Che volete, la vocazione mi attira, mi travolge.” […] “Dunque non parliamone più” disse d’Artagnan “bruciamo questa lettera che certamente vi annuncerà qualche nuova infedeltà della vostra sartina o della vostra cameriera.” “Quale lettera?” chiese Aramis con uno scatto. “Una lettera che è stata portata a casa vostra mentre eravate assente e che mi fu consegnata perché ve la recapitassi.” “Ma di chi è quella lettera?” “Oh! di qualche cameriera lacrimante, di qualche sartina disperata; la cameriera della signora di Chevreuse, forse, che sarà stata costretta a tornare a Tours con la sua padrona e che, per fare buona figura, avrà preso la carta profumata della sua signora e avrà sigillata la lettera con una corona di duchessa.” “Ma che dite?” “Non l’avrò mica perduta?” disse con aria sorniona il giovanotto fingendo di cercarla. “Fortunatamente il mondo è un sepolcro, gli uomini, e naturalmente le donne, non sono che ombre, e l’amore un sentimento che voi disprezzate.” “D’Artagnan, d’Artagnan!” esclamò Aramis “mi farete morire!” “Eccola finalmente!” disse d’Artagnan. E estrasse la lettera di tasca. Aramis fece un balzo, afferrò la lettera; la lesse o meglio la divorò, e il suo viso divenne raggiante. “Pare che la cameriera scriva bene!” “Grazie, d’Artagnan!” esclamò Aramis quasi in delirio. “Venite, ella è stata forzata a tornare a Tours; non mi è infedele, mi ama sempre. Venite, amico mio, che vi baci, la felicità mi soffoca.” E i due amici si misero a ballare attorno al venerabile San Crisostomo, calpestando arditamente i fogli della tesi che erano caduti in terra. In quel mentre Bazin entrava con gli spinaci e la frittata. “Va’ via, disgraziato” gridò Aramis gettandogli in viso la sua callotta “ritorna da dove vieni, porta via quegli orribili legumi! Chiedi una lepre in salmì, un cappone ben grasso, un cosciotto d’agnello all’aglio e quattro bottiglie di vecchio Borgogna.” Bazin, che guardava il padrone e che non comprendeva niente, lasciò malinconicamente scivolare la frittata negli spinaci e gli spinaci sul pavimento.

“Ecco il momento di consacrare la vostra esistenza al Re dei Re” disse d’Artagnan “se volete fargli una cortesia: ‘non inutile desiderium in oblatione’.” “Vattene al diavolo col latino! Caro d’Artagnan, beviamo, beviamo molto e raccontami ciò che si fa laggiù.”

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Creata nel 1966 da Bernard Chant per Estée Lauder, la fraganza Aramis prende il nome dall’aspirante abate dumasiano. Bizzarro che questo profumo, assai mascolino intreccio di note legnose e speziate, sia intitolato al più delicato tra i moschettieri, quello che si curava le mani “a furia di pasta di mandorle e olio profumato”

Decisamente un lieto fine.

Qualche parola ancora per la casa editrice excelsior 1881, di cui non conosco il destino (le ultime informazioni online risalgono al 2012 circa. So che si è declinata in Carte Scoperte, Edizioni Excelsior Milano e qualche altra propaggine; immagino che l’attività non ferva) ma apprezzo alcuni titoli (qui un elenco dei libri pubblicati) nonostante la rara arroganza e verbosità dell’editore in persona Luca Federico Garavaglia, assai orgoglioso della storia della sua famiglia e incline a raccontarla molto. Diciamo che in questo caso seguiremo il credo proustiano espresso nel Contre Sainte-Beuve, parafrasando Marcel: “L’io dell’editore si manifesta solamente nei suoi libri” (il corsivo è mio; per la lettura, in francese, del brano in cui Proust afferma che il libro è il prodotto di un altro io, non necessariamente legato al quotidiano dell’autore, si veda qui).

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Nina Leen, Woman relaxing on sofa, reading and drinking a Coke, 1952

E qui si concludono le sollecitazioni indottemi dalla lettura del pezzo del Dizionario: che viaggi si possono fare dal divano, amici miei.

 

5 thoughts on “tutto in una pagina_di librerie capricciose e librai molto snob, dell’eterno dumas e di un profumo made in usa

  1. Bene, molto bene, cara amica viaggiatrice sul sofà volante.A proposito, sempre Viva Balzac!

  2. Post delizioso Anna 🙂
    Per quanto riguarda l’origine del nome Aramis, io sapevo che il suo creatore si fosse ispirato alla città armena Aramis (conosciuta anche come Yeremes o Irimis).
    Però tua versione mi piace di più.
    Creare dei profumi ispirati alla letteratura non sarebbe un’idea malvagia, ad esempio io comprerei subito “Heart of Darkness”.

  3. Spesso esistono più versioni della stessa storia, anche perché è molto comune che prima si inventi una cosa (in questo caso il profumo Aramis) e poi, a posteriori, se ne costruisca lo storytelling (per usare una parola abusatissima) essenzialmente per motivi di comunicazione e marketing.

    Grazie per le segnalazioni dei profumi letterari, l’unico che mi piace tra quelli che ho visto è La Dame aux Camélias (nome bellissimo, sia letterariamente che per una fragranza).
    Gli altri nomi non mi sembrano un gran che, con tutte le possibilità che ci sarebbero. Ad esempio pensa che bello come nome di un profumo maschile “Se una notte di inverno un viaggiatore” (per giocare in casa una volta tanto).

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