cose da libri

dove si esplorano parole e si va a caccia di idee

ne è passata, di acqua, sotto i ponti_di memorie editoriali e dell’imprescindibile elemento

2 commenti

san-pellegrino-bulgari

acqua san pellegrino vestita da bulgari

acqua

la signora cose da libri soffre di un inconveniente bizzarro: frequenti crisi di sete la obbligano a cercare dell’acqua qualsiasi cosa stia facendo e con chiunque si stia intrattenendo, un disagio che non le permette di pensare ad altro finché non ha un bicchiere o una bottiglia in mano. la sera non può addormentarsi se accanto al letto non c’è il prezioso liquido; di intraprendere un viaggio sia pur breve sprovvista di bottiglia non se ne parla nemmeno. la mancanza d’acqua le provoca una sorta di spasmo, di straniamento del corpo, di terrore della fine. così, ogni cosa legata all’acqua è per lei fonte di gioia.

raffinati acquai

un tempo i redattori potevano anche guadagnare molto bene, e così accadeva talvolta alla signora cose da libri, la quale, all’epoca dei fatti che stiamo per raccontare, era un redattore di belle speranze (poi effettivamente esaudite). ebbene, erano gli inizi degli anni novanta e c’era da preparare un librone in due tomi commissionato dall’accademia carrara di bergamo, per l’appunto un testo sul premio bergamo, enorme pubblicazione di moltissime cartelle legata a una mostra e perciò necessitante di una lavorazione concitata. così concitata che per risparmiare tempo la casa editrice electa spedì a spese proprie la futura signora cose da libri in quel di padova, dove era ubicata una fotocomposizione la cui vicinanza avrebbe facilitato il processo di produzione dei volumi (giovani redattori all’ascolto: negli anni novanta esistevano le fotocomposizioni e i redattori facevano il loro lavoro = leggere, capire, solllevare dubbi, comunicare con autori e curatori. le correzioni le inseriva la fotocomposizione. vale a dire signori espertissimi nel decifrare le grafie altrui. le bozze le correggeva il correttore di bozze, che è un altro lavoro ancora). la signora leggeva, mandava a correggere, riscontrava a ciclo continuo.

fotocompoera un vero scialo starsene in hotel a lavorare, attingendo alle bottigliette di acqua gelata del frigorifero in stanza, per poi raggiungere la fotocomposizione la mattina dopo e ricominciare il ciclo. il tutto durò una settimana, poi ci fu il ritorno a milano per la conclusione dell’opera. e insomma tutto ciò fu pagato, al tempo e in lire, la bellezza di 13 milioni, il che consentì alla signora di eclissarsi per un viaggio durato un trimestre che, fra le altre tappe, la portò alla mamounia di marrakesh, sulle tracce di hitchcock e del suo uomo che sapeva troppo. individui con mantelli e fez scarlatti, cifre folli, camere e bagni hollywoodiani, ma soprattutto, nel cortile interno, il chioccolio dell’acqua nelle piccole vasche di marmo poste lungo il perimetro, suono rinfrescantissimo nel pomeriggio lento e assolato che la signora cose da libri amava ascoltare a occhi chiusi, dimentica dello sfarzo attorno.

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acquazzone

in questa estate autunnale di milano sono frequenti improvvisi acquazzoni che riversano ingenti quantità d’acqua su una delle città più sporche che si conoscano, lavandola da deiezioni animali e umane, ripulendola per qualche minuto dalle troppe tracce delle troppe persone, delle troppe automobili, dal troppo fervere di umori.pioggia

acquedotto e acquaiolo

c’è chi dice che l’acqua di milano è buona e che si può bere tranquillamente; la signora cose da libri la aborre e beve solo evian. sono passati, i tempi dell’acquaiolo.

con tanta di quell’acqua a due passi da casa

“La battuta di pesca sui monti l’aveva programmata la scorsa domenica, una settimana prima del ponte del Memorial Day. Lui, Gordon Johnson, Mel Dorn e Vern Williams. Giocano a poker, a bowling e vanno a pesca insieme. A primavera e all’inizio dell’estate, i primi due o tre mesi della stagione, prima che ci si mettano di mezzo le vacanze con la famiglia, il campionato di baseball dei ragazzini, le visite dei parenti, vanno sempre a pesca insieme. Sono brave persone, attaccate alla famiglia, responsabili sul lavoro. I loro bambini e bambine vanno a scuola con nostro figlio, Dean. Venerdì pomeriggio sono partiti tutti e quattro per tre giorni di pesca su al fiume Naches. Hanno lasciato la macchina in mezzo ai monti e hanno camminato parecchi chilometri per andare nel posto dove volevano pescare. Si sono portati dietro sacchi a pelo, cibo, stoviglie, carte da gioco e whiskey. La prima sera sul fiume, prima ancora che si accampassero, Mel Dorn ha trovato la ragazza che galleggiava a faccia in giù nel fiume, nuda, impigliata in certi rami vicino alla riva. Ha chiamato gli altri perché andassero a vederla. Si sono messi a discutere su cosa fare. Uno di loro – Stuart non mi ha detto chi, ma forse si trattava di Vern Williams, che è un tipo grosso, posato e ride spesso –, uno di loro era del parere che dovessero subito tornare alla macchina. Gli altri erano li che smuovevano la sabbia con la punta delle scarpe e hanno detto che preferivano restare. Hanno tirato fuori la scusa che erano stanchi, era tardi, che tanto la ragazza ‘mica se ne andava’. Alla fine hanno deciso di rimanere. Così si sono accampati, hanno acceso il fuoco e si sono messi a bere whiskey. Ne hanno bevuto parecchio, e quando è sorta la luna hanno cominciato a parlare della ragazza. A qualcuno è venuto in mente che dovevano fare qualcosa per evitare che il cadavere se ne andasse con la corrente. Chissà perché, hanno pensato che se durante la notte la corrente avesse portato via il corpo, per loro ci sarebbe stato qualche problema. […] Con tanta di quell’acqua a due passi da casa, perché mai se n’è dovuto andare a pescare a chilometri di distanza?”

Con tanta di quell’acqua a due passi da casa, in Raymond Carver, Principianti, traduzione di Riccardo Duranti, Einaudi, Torino 2009.

acque reflue

mi è sempre piaciuto il suono di questa locuzione: nonostante l’orrendo significato, il significante è dolcissimo.

acqua fredda

“Il nostro proposito, la sera innanzi, era stato di levarci presto la mattina, di gettar via le coperte e gli scialli, e, smontata la tela, di saltar nell’acqua con un grido gioioso per fare un lungo e delizioso esercizio di nuoto. Ma ora che la mattina era venuta, il nostro proposito ci apparve meno attraente. L’acqua ci si mostrava squallida e gelida, e il vento mattutino ci metteva dei brividi.

— Dunque, chi si tuffa prima? — disse finalmente Harris.

Non vi fu alcuna ressa per la precedenza. Giorgio decise, in ciò che lo concerneva, di ritirarsi in un canto della barca e d’infilarsi le calze. Montmorency diede sfogo a un involontario guaito, come se pensasse che la cosa gli faceva semplicemente orrore; e Harris disse che sarebbe stato difficile risalir poi nella barca, e si ritrasse per occuparsi della scelta dei calzoni.

Io non volevo rinunziare interamente a un tuffo, benché non mi sorridesse. Pensavo che si potessero incontrare delle buche, delle alghe. Intendevo d’aggiustar la faccenda con l’andare sulla proda e gettarmi dell’acqua addosso, così mi presi un accappatoio e andai innanzi strisciando su un ramo d’albero che si tuffava nell’acqua.

Faceva un gran freddo, e il vento tagliava come un coltello. Pensai, dopo tutto, di non gettarmi l’acqua addosso. Sarei tornato nella barca a vestirmi; e, mentre mi voltavo, quello stupido ramo cedette e io e l’accappatoio insieme cascammo giù con un terribile tonfo. Ero già a metà corrente con quattro litri di Tamigi nello stomaco, prima che mi fossi reso ragione di ciò che era accaduto.”

Jerome K. Jerome, Tre uomini in una barca (per tacer del cane), traduzione di Silvio Spaventa Filippi, Sonzogno, Milano 1922ralphmag.org

acqua pazza

Clof, clop, cloch,

cloffete,

cloppete,

clocchete,

chchch…

È giù,

nel cortile,

la povera

fontana

malata;

che spasimo!

Sentirla

Tossisce,

tossisce,

un poco

si tace…

di nuovo

Mia povera

Fontana,

il male

che hai

il cuore

mi preme.

Si tace,

non getta

più nulla.

Si tace,

non s’ode

romore

di sorta,

che forse…

che forse

sia morta?

Orrore!

Ah! No.

Rieccola,

ancora

Clof, clop, cloch,

cloffete,

cloppete,

clocchete,

chchch…

La tisi

l’uccide.

[…]

Aldo Palazzeschi, La fontana malata, in Poesie, Mondadori, Milano 1971

fontana

 

 

2 thoughts on “ne è passata, di acqua, sotto i ponti_di memorie editoriali e dell’imprescindibile elemento

  1. Che bel post dissetante Anna!
    A fine anni ’80/inizio ’90 ho lavorato in una casa editrice con lo stesso metodo di lavoro che hai descritto, I testi venivano mandati in fotocomposizione e tornavano (con i pony express) le bozze da correggere, a mano, poi arrivavano le seconde bozze, terze ecc. Quindi le pellicole e infine le ciano. C’era tanta manualità e artigianalità, certamente poteva sfuggire qualche refuso ma mai come oggi, ci sono più refusi ed errori che testi corretti…
    Ma dai, di solito non difendo la mia città (al contrario la critico spesso), però Milano non mi sembra così sporca come dici…
    E l’acqua del rubinetto è buona e potabile, anche se dipende dalle zone. In genere se esce fresca dal rubinetto di casa tua (anche d’estate) vuol dire che è buona. Se non esce fresca anche dopo averla fatta scorrere è meno buona. Ma è molto più buona l’acqua potabile di Milano di quella di tante altre città.
    Infine, ah, la Mamounia di Marrakesh, ci feci una vacanza romantica alcuni decenni fa…

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