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Adriana e Papa, reloaded

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10410227_10201494255713077_8411914426275744555_nDi Piero Ambrogio Pozzi, di Hemingway e di Adriana Ivancich (ma anche di Fernanda Pivano) “cose da libri” aveva già parlato in aprile, qui.

Poi Pozzi è stato invitato al Congresso della Hemingway Society, a Venezia, qui, dove il fratello di Adriana Ivancich ha portato una testimonianza che rende giustizia al lavoro di scavo dell’autore di Il Fiume, la Laguna e l’Isola Lontana. Ecco il racconto di Piero, come la volta scorsa, dalla sua stessa voce:

Adriana Ivancich, in memoriam

“Literary Folk Figure. A pretty girl with a modicum of writing and artistic talent, she is remembered for her May-December romance with Ernest Hemingway, and the literary immortality he conferred upon her.”

image001Così comincia la disgraziata biografia-necrologia di Adriana Ivancich nel sito Find a Grave[1], a firma di Bob Hufford. Una biografia che riassume molti dei luoghi comuni incrostatisi sul mito di Ernest Hemingway e sulla storia d’amore tra Ernest e Adriana, ma che avrebbe almeno dovuto rispettare i dati di fatto, e cioè le testimonianze dirette di Ernest e di chi ha conosciuto Adriana ed Ernest lasciandone documentata memoria. Invece il testo che dovrebbe tramandare il ricordo di una cara persona, la donna della vita di Ernest, è piuttosto il panegirico della quarta e ultima moglie di Hemingway, Mary Welsh, a lungo finanziatrice degli “studi” hemingwayani. Adriana è tradita, come sempre è stato prima e dopo la sua morte, tranne da chi l’ha veramente conosciuta.

Non l’hanno conosciuta i biografi attestati, quelli che con citazioni reciproche da sessant’anni riciclano acriticamente le stesse informazioni, spesso di terza mano, collezionate da professori giunti alla notorietà solo per essere studiosi di Hemingway.

Non l’hanno conosciuta i giornalisti che periodicamente ripropongono malevoli stereotipi con fantasiose varianti, calcando ogni volta un poco di più la mano, e ignorando la verità offerta da Ernest e Adriana nelle opere scritte dopo il loro incontro sotto la pioggia a Latisana.

Non l’hanno potuta conoscere alcuni accademici italiani di riferimento negli studi su Hemingway, ai quali – purtroppo senza credenziali adeguate – avevo proposto il mio saggio Il Fiume, la Laguna e l’Isola Lontana, prima della recente autopubblicazione presso i Dragomanni.

Non l’hanno voluta conoscere 22 redattori e direttori mondadoriani ai quali martedì 25 maggio 2010 è stato segnalato il mio lavoro con una scheda, né la redazione Oscar, alla quale mercoledì 26 maggio 2010 su un piatto d’argento ho servito il mio intero lavoro, comprese le necessarie ritraduzioni di Across the River and Into the Trees e The Old Man and the Sea, libri che mai sarebbero stati scritti se Ernest Hemingway non avesse incontrato Adriana Ivancich. Oberati di impegni, alla fine hanno buttato il lavoro e tenuto per ricordo il piatto, poi rifuso in bassa lega nella “ristampa” dell’Oscar di Al di là del fiume e tra gli alberi, emendata da un oscuro redattore che ha taroccato l’infelice traduzione di Fernanda Pivano, rivestita per l’occasione da una demenziale copertina progettata da un team di professionisti[2].

Così adesso coesistono due traduzioni pivaniane, quella infelice e taroccata dell’Oscar e quella solo infelice dei Meridiani. Un insistito e negligente sgarbo all’arte di uno dei massimi scrittori del Novecento, associato al rifiuto di portare alla luce la vera storia di Adriana Ivancich ed Ernest Hemingway, nonostante le ripetute sollecitazioni: avevo infatti cominciato a pubblicare in rete schede e articoli sull’ultimo Hemingway e sulla necessità di ritradurlo (su Biblit, Intramel, Reti di Dedalus) dall’aprile del 2004, inviando poi i materiali direttamente a editor e responsabili degli Oscar e dei Meridiani a partire dal settembre 2004.

image003Il 23 giugno scorso l’ambasciatore Giacomo Ivancich Biaggini, Jackie, il fratello più piccolo di Adriana, introdotto da Mark Cirino della Evansville University, ha inaugurato con una lunga e dettagliata prolusione il denso programma del 16° Congresso Biennale della Ernest Hemingway Society[3]. Questa volta il Congresso si teneva significativamente a Venezia, nella sede della Venice International University sull’isola di San Servolo. Giacomo Ivancich ha parlato della sorella, ne ha parlato come nessun altro avrebbe potuto fare. Ha tratteggiato la società cosmopolita e pettegola della Venezia del secondo dopoguerra, ha rievocato il ritorno di Ernest nella città che aveva difeso e cominciato ad amare trent’anni prima, ha descritto l’incanto del grande scrittore per l’incontro con la bella, intelligente, allegra Adriana. La vita era cambiata per tutti, dopo quell’incontro, finendo tragicamente per Ernest e poi anche per Adriana. Il loro ricordo è tuttora inquinato da irresponsabili maldicenze.

Giacomo Ivancich ha portato davanti all’uditorio la sua limpida testimonianza, chiarendo le circostanze, gli ambienti, i caratteri dei personaggi di quella storia. Nel farlo ha citato anche The River, the Lagoon, and the Distant Island, la versione inglese del mio lavoro ignorato da accademici e editori[4]. Ha parlato della necessità che vi sostengo di leggere il libro autobiografico di Adriana, La torre bianca, assieme agli ultimi libri di Ernest. Ha parlato delle metafore svelate in Across the River and Into the Trees e The Old Man and the Sea, ha parlato dei riferimenti occulti a Marlene Dietrich, delle mai notate citazioni di d’Annunzio, del risolto mistero sul nome della protagonista di Across the River, Renata. Ha approvato, condiviso e reso nota la mia fatica.

Io e Allyson McKay, la mia traduttrice in inglese, eravamo presenti, invitati da Giacomo Ivancich e dalla Direzione del Congresso. Era idealmente presente anche la mia traduttrice in spagnolo, Liliana Piastra. Un gran giorno, per noi.

È stata finalmente detta una parola consapevole, affettuosa, documentata, sulla vita di Adriana Ivancich, in un luogo prestigioso e davanti a un pubblico qualificato.

Al congresso erano presenti studiosi e accademici, e lo erano anche al 13° Coloquio Hemingway del 2011, all’Avana, e alla Conferenza Literary Translation in Practice del 2012, all’Università del Salento, dove già avevo anticipato alcuni degli argomenti chiave[5]. Chissà che l’analisi diligente e senza pregiudizio non prevalga, alla fine.

[1]http://www.findagrave.com/cgi-bin/fg.cgi?page=gr&GRid=116332641.
[2] Vedi articolo sulle Reti di Dedalus, http://www.retididedalus.it/Archivi/2013/marzo/TRADUCENDO_MONDI/1_hemingway.htm, e il precedente articolo su questo blog, https://cosedalibri.wordpress.com/2014/04/18/le-cavolate-di-fernanda-dove-si-parla-di-hemingway-dei-suoi-biografi-menzogneri-e-di-altre-disattenzioni/.
[3]http://www.hemingwaysociety.org/downloads/Hemingway_in_Venice_2014_Program_FINAL.pdf.
[4] Pubblicato in e-book per i Dragomanni nella traduzione di Allyson McKay. ISBN 9786050308907, ASIN B00L5V1QBK. Disponibile in italiano col titolo Il Fiume, la Laguna e l’Isola Lontana, ISBN 9786050300642, ASIN B00JKLVVEE. Prossimamente in spagnolo nella traduzione di Liliana Piastra.
[5] Vedi http://www.biblit.it/DOCUMENTI/Relazione%20Colloquium%202011%20-%20It.pdf, e http://www.biblit.it/DOCUMENTI/Ritradurre%20Hemingway,%20conoscere%20Ernest%20e%20Adriana.pdf.

 

6 thoughts on “Adriana e Papa, reloaded

  1. Letto tutto d’un fiato.
    Nonostante tutto, mi è rimasta addosso la spiacevole sensazione dell’ingiustizia che proviene dalla grettezza e dalla scorrettezza di chi crede, ormai, di poter scrivere la storia al posto della storia vera.
    Vedo questo invito e queste parole come una grande rivalsa.
    E non posso che esserne felice.
    Hocus pocus – portrait feat. Elodie

  2. grazie a te per aver scritto qui, caro!

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