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Des Esseintes? No, Silvano Calzini

4 commenti

“A che pro muoversi quando si può viaggiare tanto bene restandosene su una sedia? Non era egli già a Londra? Odori, aria, abitanti, cibi, suppellettili non eran già intorno a lui quelli che troverebbe alla meta? Che poteva mai sperare recandovisi davvero, se non nuovi disinganni come gli era successo in Olanda?

Non gli restava più che il tempo di correre al treno; ed ecco che una insormontabile avversione per i viaggi, un imperioso bisogno di starsene tranquillo s’imponevano alla sua con una volontà sempre più decisa, di minuto in minuto più cocciuta.

Sovrappensiero, lasciò scorrere i minuti, tagliandosi così la fuga, dicendosi: ‘Ormai dovrei precipitarmi agli sportelli, fare a gomitate per recuperare i bagagli. Che seccatura! che sfacchinata sarebbe!’ E una volta di più ripeté: ‘Non ho forse provato e visto tutto quello che volevo provare e vedere? Di vita inglese ho fatto, dacché son qui, una vera scorpacciata. Dovrei essere matto per andare a perdere, a prezzo di un trasferimento balordo, delle sensazioni indimenticabili! Quale aberrazione non è stata la mia quando tentai di rinnegare le mie vecchie convinzioni, di condannare il pegaso della fantasia che mi porta dovunque voglio! Quale stoltezza aver creduto, come un vero baggiano, alla necessità, all’interesse che presenterebbe per me lo spostarmi!’

E guardando un’ultima volta l’oriolo: ‘Veh, ma è l’ora di rientrare a casa!’

Stavolta si rizzò sulle gambe; uscì, ordinò al cocchiere di ricondurlo alla stazione di Sceaux; e con valigie, pacchi, borse, coperte, ombrelli e bastoni tornò a Fontenay; risentendo tutti i sintomi della stanchezza fisica e morale d’un uomo che reintegra il domicilio alla fine d’un lungo e periglioso viaggio.”

Joris Karl Huysmans, Controcorrente, dal capitolo XI

Des Esseintes, deciso a partire per Londra, si prepara per un lungo viaggio prima di intraprendere il quale fa tappa alla Taverna di Parigi, gremita di inglesi: tra loro sosta, mangia e beve in abbondanza, fuma, si guarda attorno: per concludere che la sua immersione in quell’atmosfera inglese equivale in fondo ad aver viaggiato, e poi tornarsene a casa.

Silvano Calzini, che scrive qui e ha scritto questi, ha dato avvio a un progetto che intitoleremo arbitrariamente “Milano? No”. Comprenderete il titolo quando avrete visto questa serie, in progress, di argute immagini il cui unico tema è la nostra città: una cinquantina (per ora) di inquadrature cui Calzini presta di volta in volta la maschera di un altro punto del mondo. Andate a godervele qui: mrs. cose da libri ne pubblica qui sotto tre esempi che le sono particolarmente piaciuti.

l'avana? no, mi via lincoln

L’Avana? No, Milano via Lincoln

las vegas? no, mi, via nizzoli

Las Vegas? No, Milano via Nizzoli

londra, buckingham p? no, mi via palestro

Londra, Buckingham Palace? No, Milano via Palestro

4 thoughts on “Des Esseintes? No, Silvano Calzini

  1. Quelle testo, in fondo, mi ha ricordato Socrate che di andare proprio non ne voleva sapere.
    Aveva tutta il genere umano che voleva lì intorno a lui. Perché perdere tempo per un viaggio?
    Belle le righe, fantastico il progetto fotografico di Milano.
    Per te, mia cara, Gravity – john mayer

  2. Silvano Calzini sembra il Maradona di ieri sera: anche da fermo illumina il gioco.
    Ciao (a tutti e due)

    Randa

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