cose da libri

dove si esplorano parole e si va a caccia di idee

giuseppe catozzella e lo spalatore di merda

2 commenti

palacapita spesso, se vi sintonizzate su radio popolare, di ascoltare la replica di qualche trasmissione passata: è quello che è capitato ieri sera a mrs. cose da libri, che mentre si dedicava alla cucina (ma si farebbe ammazzare piuttosto che rivelare quello che stava preparando. si limiterà a dire che l’adolescentina ha assai apprezzato, e che il colore predominante nel piatto era il verde) prestava distrattamente l’orecchio alla replica di olio di canfora, con la conduzione di dario falcini. è una trasmissione che si occupa di sport e che in virtù di questo l’11 gennaio di quest’anno ha intervistato giuseppe catozzella, recensendo il suo non dirmi che hai paura. è la storia di una giovane, poverissima atleta somala che ambisce a vincere le olimpiadi e che per “inseguire il suo sogno” (his words, not mine) un giorno si imbarca su una nave della speranza e a 57 miglia dalle sponde dell’italia muore in un naufragio. fin qui tutto nella norma, persino i blurbs degli apprezzatori, doverosamente pubblicati sul sito dell’autore prima della fatale indicazione “acquista il libro” e materia ghiotta per il mio amico alberto forni, inventore di fascetta nera (nonché occasione di rivoltamenti nella tomba della povera harper lee). eccoli qui:

Hai la sensazione che queste pagine ti abbiano cambiato.”

Roberto Saviano

“Straordinario per levità, energia, speranza.”

Gad Lerner

Capace di raccontare la più grande epopea del nostro tempo.”

Erri De Luca

Mi ha commosso come, a suo tempo, Il buio oltre la siepe.

Goffredo Fofi

l’intervista, capolavoro di piaggeria da parte di falcini, conferma ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, che gli scrittori devono parlare il meno possibile, a meno di non rilasciare un’intervista alla “paris review” (una cosa che a catozzella non accadrà mai).

questo ragazzo un po’ bolso parla con una vocetta bizzarra, in cui si mescolano un’isterica sorpresa per il successo che va arridendo alla sua operina di pancia (scende in campo addirittura goffredo fofi! goffredo! proprio tu, che sei stato amico di grazia!) e un’irreprimibile paraculaggine derivante dalla consapevolezza di appartenere a quel gruppo di miracolati, genericamente ascrivibili alla sinistra pietistica, che tengono un blog sul “fatto quotidiano” – gli fa buona compagnia, sul “fatto”, la paladina degli ultimi veronica tomassini, autrice dallo stile riconoscibilissimo in quanto oscurissimo.

parla, il nostro giuseppe, di emozione, di voler dare emozione, di aver scritto il libro con il cuore – si ascolti il minuto 9:17 del podcast –; dell’eroismo della ragazza somala, che insegue sogni, non si dà per vinta, mette in campo tutta la sua tenacia eccetera e poi muore, pronta per entrare nella cronaca di catozzella.

la quantità di luoghi comuni e banalità diverse espressi nell’intervista è sconcertante. mi ha fatto pensare che se si lascia spazio a contenuti del genere, se non si cerca il più complesso, il nostro palato di utenti – di utenti di tutto, libri, radio, televisione, internet – si andrà sempre più obnubilando, e che i nuovi, i ragazzi che vanno a scuola, gli universitari (già c’è la sfiga della laurea triennale) avranno accesso sempre più difficile ai grandi veri (sì, esiste una gerarchia di qualità).

va profilandosi all’orizzonte una nuova, complicatissima, raffinatissima professione: lo spalatore di merda, quello che ha il compito di eliminarla per portare alla luce argomenti e contenuti che contano, contributi significativi e veri.

 

2 thoughts on “giuseppe catozzella e lo spalatore di merda

  1. Sui primi 3 blurber no comment, mi spiace per chi li apprezza ma a me infastidiscono non poco.

    Su Fofi posso dire che non è più quello dell’epoca di Linea d’ombra…
    Per chi non ha avuto la fortuna di conoscere e leggere questa mitica rivista, diretta appunto da Fofi e a cui collaborava anche Grazia Cherchi, tra molti altri, consiglio questo breve profilo: http://www.lostraniero.net/archivio-2012/142-agostosettembre-2012-n-146147/763-dieci-autunni.html

    • in quanto anziana, mrs. cosedalibri ha avuto occasione di leggere “linea d’ombra”, perciò grazie per questo contributo. ah, se penso che la redazione era in un palazzo d’epoca alla fermata della linea verde “caiazzo”!

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