cose da libri

dove si esplorano parole e si va a caccia di idee

strategie di editing_displacement

6 commenti

dunque la prima parte della mia opera di editing è terminata.

ventisei capitoli di una storia che ancora non c’era, un argomento che farà discutere, molta grazia e un inedito ardore di donna.

selezionato da una grande casa editrice e affidato a chi scrive, tra le altre cose, per temperare la foga del dire di un’autrice sulla quale tutto si può affermare tranne che è minimal, è un manoscritto diverso, contraddistinto da quell’armamentario di ingenuità che si ritrova in quasi tutti gli esordienti –ingenuità facilmente trasformabili, o eliminabili, o parlamentabili con l’autrice –, ma anche voce potente e idee inusuali per il futuro delle donne, di certe specifiche donne appartenenti a una certa specifica comunità e di quelle generalmente intese (non mi piace essere criptica, ma in questa fase editoriale non posso essere più precisa).

questo è il felice momento in cui, dopo la prima lettura su carta e gli interventi sul file (che hanno sommato quelli su carta e quelli che venivano sul momento, mentre lavoravo), terminato il primo livello di lavoro, faccio stampare il risultato in copisteria, rilegato a spirale. mi procuro diverse penne colorate. e poi mi sposto dalla scrivania di casa a una poltrona della feltrinelli (scusate, librai indipendenti, ma normalmente voi non avete una sedia, oppure non è possibile rimanere da voi ore e ore senza che qualcuno si avvicini e mi chieda se può aiutarmi). questo tipo di displacement, quando si fa editing o si traduce, è molto utile per recuperare freschezza, ancora di più se tra la fine della prima fase del lavoro e l’inizio della seconda si lascia trascorrere qualche giorno.

è il momento in cui capisco se ciò che ho tolto rende il testo eccessivamente obliquo, se ho ceduto alle mie manie di laconicità, se ho detto talmente poco da non mostrare nulla. se le parti sono equilibrate, se i personaggi sono rimasti tondi, se sono troppo secchi, se bisogna chiedere all’autore di riscrivere, rimpolpare, sfrondare, precisare.

è anche il momento della verità, in cui l’autore rilegge in parallelo a te e presto ti dirà se si riconosce nella voce in parte nuova con cui parla il suo testo. il tempo in cui misuri, oltre alle capacità “tecniche”, anche quelle di relazione e di comunicazione.

 

6 thoughts on “strategie di editing_displacement

  1. Bene. Sto per spedirti il mio.
    Perché ho bisogno di una voce che si sovrapponga riconoscendola anche mia.
    Muhammad ali – faithless

  2. quanto è bello il tuo lavoro, mrs cosedalibri.

  3. Se volevi suscitare la nostra curiosità ci sei riuscita benissimo 🙂
    Nel frattempo i tuoi lettori possono intrattenersi con questo interessante saggio dell’Economist sull’evoluzione del libro, dai papiri ai pixel: http://www.economist.com/book

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