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Quando Peppo prevalse su Roberto

2 commenti

Giuseppe Pontiggia al Ninfeo di Villa Giulia di Roma, felice per aver ricevuto il premio Strega, 1989

Giuseppe Pontiggia al Ninfeo di Villa Giulia di Roma, felice per aver ricevuto il premio Strega, 1989

“Ecco come si svolsero i fatti in quello Strega funesto, nudi e crudi come era nello stile narrativo del Capo. Si contendevano il premio La grande sera di Pontiggia e Le nozze di Cadmo e Armonia di Calasso: ‘Un libro splendido. Ma lì si vide tutto il potere della Mondadori: usò le schede della Newton Compton per imporre la vittoria di Giuseppe Pontiggia. Con un libro molto brutto, tra l’altro’.

Difficile non riconoscere anche in queste poche parole il gusto per il giudizio secco e tagliente, che non arretra nemmeno davanti a un autore già classico come Pontiggia. Sull’argomento avrebbe potuto aggiungere un altro dei suoi aforismi ricorrenti, che nel caso specifico suona come una profezia, dato il complesso lavoro di riscrittura del romanzo cui l’autore attese negli anni successivi.

‘Chi vince male lo Strega, mal gliene incoglie.’

Quell’edizione generò una serie di durevoli conseguenze negative. Né Roberto Calasso né altri autori pubblicati da Adelphi negli anni successivi concorsero al premio, mentre Pontiggia scrisse in seguito libri molto belli ottenendo la consacrazione definitiva – ahi! – dalla concorrenza (premio Campiello 2001 per Nati due volte).”

Ed è proprio questa potente Mondadori a pubblicare La polveriera, storia del premio Strega di Stefano Petrocchi, direttore della fondazione Bellonci e segretario del comitato direttivo del premio Strega; Mondadori, Milano 2014, 17 euro)

Così rispondeva Pontiggia a chi lo intervistava chiedendogli un giudizio sul suo stesso romanzo vincitore – e la sua risposta è una splendida lezione di editing. Perché quando si lavora su un testo, che si sia l’autore, il curatore o chi fa la postproduzione, una tappa fondamentale del processo è la decantazione: “Francamente non posso cambiare opinione sul mio romanzo perché mi sono impegnato al massimo nel mio lavoro; penso anche che debba passare del tempo prima di pensare ai giudizi che sono stati formulati sia di dissenso o di assenso. Devo tutto ciò lasciarlo decantare e poi vorrei rileggere il testo, un lavoro che faccio sempre, per ritornare su certi punti in una nuova edizione.”

Ancora grazie, Peppo.

2 thoughts on “Quando Peppo prevalse su Roberto

  1. In fin dei conti si può correggere solo ciò che non si conosce o che non si ricorda.

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