cose da libri

dove si esplorano parole e si va a caccia di idee

quando l’editing produce pathos_storia a lieto fine

1 Commento

"Who is this tiny stranger with whom I cannot part? Although she is only one day old, she has stolen my heart."

ci prendiamo cura di libri neonati. courtesy.

siamo in presenza di una bella storia.

una storia forte, che svela dal suo interno un mondo su cui di solito le cortine sono calate, anche per volontà di separatezza di molti che in quel mondo vivono. accade poi che in quella comunità religiosa, tradizionalmente molto attenta ai ruoli, una donna si cimenti nella complessa impresa di conciliare, giustificandolo e facendolo rientrare all’interno della cornice dei precetti, le proprie aspirazioni di ragazza laureata in una prestigiosa università con le non negoziabili istanze legate al suo ruolo di moglie e di madre di molti figli.

accade anche che questa donna decida di raccontare la sua vicenda e che il racconto attiri l’attenzione di un editore importante. il testo viene vagliato internamente, accettato per la pubblicazione e poi affidato all’esterno, e nella fattispecie a mrs. cosedalibri, per tutto l’editing necessario. necessario: perché l’autrice, nell’ansia di non trascurare nulla, dice tutto ma proprio tutto, e così facendo smorza la tensione e il ritmo della narrazione. non invita il lettore alla curiosità ma svela punto per punto, precisa, arrotonda, riempie. spesso emette giudizi, frustrando la complessità di un personaggio che ha tutte le premesse per essere più sfaccettato e meno convenzionale. c’è poi la questione del titolo, talmente forte e talmente pensato per connotare la vicenda che non sono possibili deroghe dall’idea centrale.

il lavoro di editing è consistito nel tentativo di mantenere la freschezza anticonformista delle premesse, eliminando o modificando le parti non funzionali, i pensieri ripetuti, le descrizioni puntigliose, i giudizi. così facendo la quantità di testo è diminuita considerevolmente.

se si considera che il romanzo è autobiografico e che la sua autrice non ha ancora preso la giusta distanza dai fatti, si può intuire che tagli e modifiche (che davvero mettono in tutta evidenza la forza della storia, liberandola da ostacoli continui al ritmo e da notazioni pleonastiche) rappresenteranno per l’autrice altrettante ferite. sono questi i casi in cui un editor è chiamato a saper presentare la necessità del suo lavoro vestendo alternativamente i panni dell’autore e del lettore, cercando di far comprendere all’uno le necessità dell’altro.

con il manoscritto su cui sto lavorando sono giunta proprio a questo punto. domani, di fronte all’autore e all’editore, dovrò dare conto dei miei interventi e giustificarli uno per uno, allo scopo di dimostrare che sono tutti funzionali e che nulla di arbitrario è stato fatto. sarà una lunga riunione.

aggiornamento: è stata una lunga riunione, sì. quasi quattro ore in cui autrice, editor interno e io abbiamo lavorato e ragionato su circa trecento cartelle di testo, senza interromperci neanche per un caffè. una seduta densa di tensione positiva, con un’autrice che ha saputo superare il disorientamento iniziale – quello provocato dai segni colorati che indicano sui fogli i tagli e le proposte di modifica – e collaborare fattivamente alla riuscita.

in particolare, per la fine siamo riuscite a trovare una soluzione che implica la riscrittura di un capitolo e una direzione psicologica diversa per la vita della protagonista: si è ripetuto il miracolo della nascita e del compimento di una storia, della discussione di una vicenda e dei suoi sviluppi come se si parlasse di accadimenti e persone reali, segno che l’autrice ha saputo dare vita a un testo che parla a chi legge. prossima tappa: la prima bozza.

One thought on “quando l’editing produce pathos_storia a lieto fine

  1. Sempre più curioso…

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