cose da libri

dove si esplorano parole e si va a caccia di idee

del perché è cosa buona lavorare con un’agenzia di new york

5 commenti

 

è buona cosa, per un traduttore, iscriversi a un sito serio che raccolga l’offerta dei traduttori e la domanda dei committenti, filtrando i primi e i secondi secondo un altrettanto serio criterio di selezione. per una modesta cifra annuale si ha accesso a un vastissimo database di clienti e di lavori; sul sito si può costruire a mano a mano la propria immagine professionale, accedendo alla possibilità di essere trovati da chi cerca un profilo simile al vostro.

attraverso un sistema di endorsement e pubbliche valutazioni da parte dei professionisti iscritti è possibile verificare la serietà dei committenti, nonché la loro puntualità nel pagare le fatture. il tutto in tutto il mondo.

chi scrive è membro del sito, e in quanto tale è stata contattata da una agenzia di traduzioni di new york per una certa specializzazione. di seguito un sunto della vicenda con stralci della corrispondenza intercorsa sinora.

1. sul sito compare l’offerta di lavoro “si cercano traduttori e editor con esperienza nel campo dei gioielli e degli orologi”;

2. chi scrive si candida con una mail;

3. dopo un paio di giorni arriva la risposta di j., la quale afferma che le qualifiche di chi scrive paiono corrispondere alla ricerca, chiede quante parole ha tradotto nell’ambito specifico e se chi scrive vorrebbe tradurre un glossario. dopodiché informa che prima di affidare una prova di traduzione l’agenzia consegna al candidato un Non Disclosure Agreement (NDA) che, si specifica, non è vincolante ma serve semplicemente a mantenere la riservatezza sui materiali del cliente.

j. allega il documento, invitando chi scrive a restituirne le pagine 1, 6 e 7 debitamente compilate.

j. conclude invitando a porre eventuali domande chiarificatrici, dichiara che sarebbe felice di lavorare con chi scrive e augura un felice anno nuovo

4. chi scrive compila e restituisce, avendo fotografato le pagine dell’NDA con il suo iphone in assenza di uno scanner.

5. j. conferma di avere ricevuto le tre pagine compilate e fornisce qualche dettaglio in più sul glossario. allega alla mail il file di prova: 31 parole per le quali, specifica, l’agenzia offre un Purchase Order (PO) di 20 dollari. potrebbe chi scrive riconsegnare la traduzione entro 24 ore? j. mette in cc s., l’account project manager, invitando chi scrive a “rispondere a tutti”. e ringrazia chi scrive per il suo senso di collaborazione e per la sua flessibilità.

6. chi scrive consegna la prova di traduzione.

7. j. ringrazia e comunica che chi scrive riceverà un follow up dal project management team. nel frattempo, allega la policy di pagamento dell’agenzia, invitando a scegliere la forma di pagamento desiderata. non dimentica di esordire con un “buona epifania!”, in italiano.

8. con una mail separata entra in campo a., la quale allega al suo messaggio il Purchase Order, invitando chi scrive a fatturare. i termini di pagamento prevedono un’attesa massima di 30 giorni per il saldo di quanto dovuto.

aggiungo che solo prima di natale è cessata la mia battaglia con un committente di milano per il pagamento di una fattura risalente al 2013: un lavoro, come tanti altri, affidato con una pacca sulla spalla perché tanto ci conosciamo.

per i contabili e i perenni scontenti editoriali che fanno gli elenchi delle case editrici a pagamento però poi biasimano chi denuncia pubblicamente un certo editore per non aver rispettato i patti (perché sono giovani o meno giovani ma assai democristiani, perciò, suvvia, meglio comunque non rovinare i rapporti, ché non si sa mai):

tra le case editrici più serie dal punto di vista della puntualità dei pagamenti cito skira editore, che da qualche tempo ha messo a punto un sistema amministrativo molto efficiente; mondadori electa; alessio roberti editore, che merita la palma di onore per la gentilezza e la rapidità nei pagamenti. tra le agenzie di traduzioni la palma va senz’altro alla language consulting di milano, cristallina nei rapporti e nei pagamenti.

la conclusione è che un free lance non deve accettare incarichi fumosi né lasciare che committenti disonesti sminuiscano il suo lavoro attraverso trattamenti umani ed economici (il che è sostanzialmente lo stesso) irrispettosi; che è necessario tagliare i rami secchi, senza paura per eventuali vuoti nelle committenze. certo, è psicologicamente rassicurante avere la sensazione di lavorare, anche pagati male o non pagati affatto: però è più remunerativo mandare al diavolo il committente insolvente e dedicarsi al marketing di sé stessi.

5 thoughts on “del perché è cosa buona lavorare con un’agenzia di new york

  1. Bravissima! Parole sante, oro colato, che puntano alla dignità che spesso, noi “nauseati” dell’editoria o i neo-collaboratori, ci dimentichiamo. Ribloggo (spero non ti scocci) 🙂

  2. L’ha ribloggato su Editoria Precaria (ma non solo)e ha commentato:
    Questo è un ottimo post per iniziare l’anno con i giusti propositi. Dedicato a tutti i free-lance dell’editoria!

  3. molto, molto bene. e grazie, bia.

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