cose da libri

dove si esplorano parole e si va a caccia di idee

Truman Capote vecchio bambino

1 Commento

avedon_geolette.com

In una foto di Richard Avedon. Courtesy

Insieme partivamo per meravigliose avventure immaginarie. Mi telefonava da New York e mi diceva: “Domani andiamo a Parigi”. Io andavo a prenderlo all’aeroporto; venivamo a casa, accendevo la segreteria telefonica e annullavo qualsiasi impegno avessi per il giorno seguente. Al risveglio, il mattino dopo, lui entrava portando un vassoio di croissant con zollette di zucchero dell’hotel Ritz e vasetti di marmellata dell’hotel Crillon, che ovviamente aveva rubato. Poi tiravamo fuori libri del museo Rodin, libri sul Louvre, e fingevamo di andarci. “Adesso andiamo a pranzo”, diceva; sceglieva un ristorante e cucinavamo in stile francese; così passavamo una giornata intera a Parigi senza muoverci. Facemmo la stessa cosa con la Cina. Andammo in Spagna; andammo in Messico, in Italia e in Inghilterra. Per il viaggio in Cina portò certi vasetti per medicine in terracotta dipinta. Ordinammo cibo cinese. Mangiavamo seduti sul pavimento davanti al caminetto, e poi guardavamo le carte geografiche della Cina. Diceva: “Oggi andiamo a Shanghai. Ecco che cosa visiteremo”. Sfogliavamo i libri che aveva portato. Non so come facesse. Passava mesi ad assemblare quel materiale prima di partire per un “viaggio”.

Joanne Carson su Truman Capote

newyorker.com

Con le copie di In Cold Blood sotto il braccio. Courtesy

La biografia di Truman Capote pubblicata da George Plimpton è un libro corale; come dice lo stesso autore nell’introduzione, è più che possibile perdersi tra tutte le voci, ma alla fine le molte tessere si compongono e il ritratto di Capote emerge. Ed è un ritratto disturbante, da cui traspaiono qualità umane contrastanti: dai viaggi progettati e compiuti a tavolino in cui appare come uno splendido fanciullo alla morbosità della vicenda di A sangue freddo – Capote ebbe presumibilmente un affaire con Perry Smith, uno dei due assassini; e Capote è anche l’autore di quel concentrato di bizzarra empatia intitolato Una giornata di lavoro, in Musica per camaleonti.

Frank Sinatra e Mia Farrow al ballo in bianco e nero di Truman Capote

Frank Sinatra e Mia Farrow al ballo in bianco e nero di Truman Capote

formidablemag.com

L’invito per il ballo. Courtesy

Truman è un bambino creativo e trascinante. Vuole essere scrittore, vuole essere celebre e vuole essere ricco. Esordisce con Altre voci, altre stanze, inventa il non-fiction novel con A sangue freddo, che gli darà la fama e la ricchezza cui ambisce. Fa della sua vita un’opera d’arte e vive pericolosamente tra il bello e il sordido. Frequenta il bel mondo, avido di persone e fatti. Dopo lo scherzo masochistico di Preghiere esaudite, però, Capote si accorge che la café society non lo ha mai considerato un suo membro a pieno titolo. I pochissimi che gli rimangono accanto, tra cui Joanne Carson, che lo vedrà morire, lo amano di un amore assoluto e protettivo, ma dopo quel libro di acuminati pettegolezzi la sua parabola umana e artistica si fa irrevocabilmente discendente. Il narratore dalla ricca vena, accolto nell’alta società come giullare, come adorabile eccentrico cui si perdona molto, viene bandito dal regno.

[…] lo mollarono come una patata bollente, cosa che lui non si era mai, mai aspettato.

Era completamente avvilito. Aveva costruito questo incredibile edificio di legami sociali e grande successo, che crollò letteralmente da un giorno all’altro. Il problema è che non aveva alcuna statura, socialmente parlando. Non aveva famiglia. Era solo un ornamento. Non aveva nulla a cui appoggiarsi in un momento di difficoltà. Truman Capote lo potevi mollare da un giorno all’altro, perché non c’era il rischio di alienarsi nessuno. Truman era là fuori tutto solo.

Angelo d’innocenza e spiritello maligno al tempo stesso, creatura dalle dimensioni fisiche esigue, Capote tesse la propria esistenza tra una vocazione irreprimibile alla festa e la depressione, preda di una sorta di horror vacui che lo vede organizzatore puntiglioso di uno dei balli più celebri della storia ma anche dipendente da misture di alcol e pastiglie, per un periodo sotto le cure di una ragazza figlia di uno dei suoi amanti. James Dickey, nel libro, dà una definizione del suo talento e tesse le lodi della sua capacità di concentrazione, una virtù che ci rende nostalgici ed è una big issue per chi scrive e legge nell’epoca dei social network:

Il talento di Truman Capote: è su questo terreno che possiamo confrontarci con lui, congetture a parte. Questa figurina infantile, questo ragazzo di campagna fattosi da sé, dallo stile innato, autodidatta, che cos’aveva imparato in questa sua formazione? A concentrare: escludere, avvicinare, isolare. La sua scrittura nasceva in primo luogo da un grande e autentico interesse per molte cose e persone, e poi da un distacco, da una sospensione, in cui si esercitava come ci si potrebbe esercitare al piano o in una posizione di danza classica. Coltivate in tal modo, le sue capacità di immersione in un argomento divennero pressoché assolute, abbinate a una memoria già notevole, in particolare nel rievocare i dettagli più minuti. Possedeva in misura insolita quest’abilità di avvicinarsi al soggetto scelto, qualunque cosa o persona fosse, così che nulla esisteva più tranne lui e l’altro; a quel punto lui stesso cominciava a svanire e al suo posto apparivano le parole: parole dal punto di vista del soggetto, quasi fosse lui a dettarle. Nelle parti migliori della sua opera questo solipsismo autocancellante – se non è una valutazione troppo contraddittoria – coincide con la visione delle cose di Truman, che era in grado di utilizzarlo in qualunque situazione e con chiunque, da Marlon Brando o Isak Dinesen a Bobby Beausoleil, nel carcere di San Quentin, o Perry Smith nel braccio della morte in Kansas.

George Plimpton, Truman Capote – Dove diversi amici, nemici, conoscenti e detrattori ricordano la sua vita turbolenta, traduzione di Alba Bariffi, Garzanti, Milano 2014, pp. 464, 29 euro ottimamente spesi

One thought on “Truman Capote vecchio bambino

  1. Ho letto.
    Ho sognato.
    Come & Play (John Lundun Exotic Remix) di Kojo Akusa Ft Lesego

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...