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Self-publishing con happy ending: “(Non) si può avere tutto”

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Sono particolarmente felice di annunciare l’uscita di (Non) si può avere tutto, di Gheula Canarutto Nemni, prevista per il prossimo 3 marzo per i tipi di Mondadori Electa.

È la storia di una donna, ebrea ortodossa, milanese, intenzionata a conciliare la propria religione con le proprie aspirazioni lavorative nel mondo secolare. Una vicenda che offre un raro spaccato su un modo di vivere che ai più risulta misterioso, impastato com’è di una onnipresente spiritualità totalmente riflessa nella pratica e di valori non negoziabili. Proprio l’inderogabilità di questi valori rappresenta il limite all’azione della protagonista, che dovrà dare fondo a tutta la propria creatività e alla propria determinazione per aggirarlo.

Noi Recanati siamo osservanti. Ebrei definiti dai giornali e altri mass media come ortodossi. Ovvero persone che cercano di seguire le leggi della Torah cogliendo la sfida di una vita non facile, ogni giorno. Scegliendo della modernità ciò che può felicemente convivere con i dettami di D-o ed evitando o modificando tutto quello che non vi si allinea. Seguendo la stessa strada percorsa dai nostri antenati per migliaia di anni.

Moglie prima della fine del liceo, studentessa e poi docente alla Bocconi – nel frattempo ha generato sette figli –, circondata da uomini che considerano la maternità una condizione invalidante per la carriera e da donne che rinunciano a parecchio pur di conseguirla e mantenerla, Deb Recanati non demorde, convinta che si possa non rinunciare a nulla. E riesce a conciliare la vita di dentro e quella di fuori con un’abilità stancantissima, sino a un epilogo spiazzante.

Dal punto di vista editoriale la storia di questo libro è altrettanto bella e incoraggiante: autopubblicato con un buon successo, arriva per vie imperscrutabili all’editor di Mondadori Electa, Valentina Lindon, la quale decide che è buono e cerca l’autrice. E dà inizio a una storia professionale virtuosissima, fatta di lavoro e di confronto, di rispetto e di competenza nei rapporti. Una storia che a mrs. cosedalibri non capitava da un po’, così soddisfacente.

Quando si lavora su un testo, il rapporto che si instaura con l’autore è il perno su cui gira tutto. Se si riesce a innescare quel processo di mimesi virtuosa che serve per “essere” pro tempore la voce dell’autore, allora il libro vola. A cose fatte, ho nostalgia di quelle lunghe, fruttuose, istruttive e divertenti sedute che hanno accompagnato la genesi del volume.

Copio e incollo qui sotto, dal comunicato stampa di Mondadori, la biografia dell’autrice.

Gheula Canarutto Nemni è nata a Milano nel 1972, dove vive con molti figli e il marito. Laureata in economia e commercio presso l’università Bocconi, dove è poi tornata ad insegnare per sette anni. Ha pubblicato Responsabilità sociale ed etica ebraica (Egea, 2006). Scrive regolarmente per il settimanale “Pensieri di Torà” e collabora occasionalmente con altre testate per le quali scrive su tematiche ebraiche e femminili. Si occupa della comunicazione e dello sviluppo di iniziative culturali per il Milan Jewish Center, centro culturale ebraico progettato da Daniel Libeskind. Il suo blog è http://www.gheulacanaruttonemni.com. Questo è il suo primo romanzo.

2 thoughts on “Self-publishing con happy ending: “(Non) si può avere tutto”

  1. Quando c’è il talento insomma…

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