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Il Rodinsky della porta accanto

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La stanza di Rodinsky. Courtesy

“La camera di Princelet Street, con gli alti e i bassi, gli oggetti e i mobili, è tutto ciò che abbiamo. La storia comincia e finisce qui.”

Per La stanza di Rodinsky faremo parlare la quarta di copertina del libro, pubblicato nel 2011 da Nutrimenti: “La stanza di Rodinsky di Rachel Lichtenstein e Iain Sinclair, con le fotografie di Rachel Lichtenstein, tradotto da Marco Rossari, parla di Golem, lingue morte, Londra, ricerca delle origini, dibbuq, sinagoghe abbandonate, Talmud, persone svanite, Cabbala, camere misteriose.”

lsdrPer una sintesi del contenuto del libro e un commento, rimando all’articolo dell’ottimo Silvano Calzini su “Golem L’Indispensabile”: vi ingolosirà.

Anche noi, nel nostro felice condominio, abbiamo una stanza di Rodinsky. Un giorno la nostra portinaia-poetessa ha suonato alla mia porta. L’amministratore l’aveva incaricata di aprire l’appartamento accanto al nostro in vista dell’arrivo degli operai che avrebbero proceduto alla ristrutturazione. L. ha suonato per mostrarmi una stanza della casa del signor Ravà, deceduto da qualche anno, del quale ha saputo stranamente dirmi poco. Il pavimento era ricoperto di libri di qualità miscellanea, impilati in equilibrio precario, collocati qua e là. Nel resto della casa non c’era praticamente nulla, se non sostegni per tende senza nulla da sostenere, qualche portasciugamano senza nulla da portare uno specchio nell’ingresso che rifletteva un cucinino pieno di sole.IMG_4121

Con Rodinsky il signor Ravà aveva almeno tre cose in comune: entrambi erano ebrei; entrambi hanno lasciato dietro di sé un stanza il cui stato lascia poco margine alle certezze e molto alle illazioni; entrambi sono andati non si sa dove. E questa era la breve storia del signor Ravà, che non abitava in Princelet Street.IMG_4117

Iain Sinclair, Rachel Lichtenstein, La stanza di Rodinsky, traduzione di Marco Rossari, Nutrimenti, Roma 2011, 432 pagine, 19,50 eurini molto ben spesi

 

 

4 thoughts on “Il Rodinsky della porta accanto

  1. Un saluto al signor Ravà e un grazie a te per l'”ottimo”.

  2. Un saluto a te, caro Kalzini.

  3. Nel non si sa dove dove è andato, il signor Ravà ha portato il suo interesse per la geografia! Si vedono anche delle cartine della Kompass e adesso il gps che è in me sta tentando furiosamente di capire cosa rappresenta quella in cima alla pila… Grazie per le tre pennellate con cui hai descritto la sua casa. Laura.

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