cose da libri

dove si esplorano parole e si va a caccia di idee

Qualche osservazione su Bookpride Milano, che inizia oggi

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bookp – La pubblicità via radio

In uno spot su Radio Popolare gli orgogliosi descrivono la manifestazione, ne danno le coordinate e concludono così: “Ingresso gratuito, naturalmente”. Quell’avverbio è significativo nel suo esplicitare un malinteso, o pregiudizio che sia: siamo indipendenti, siamo un po’ di sinistra e perciò il popolo non paga. Anzi, il popolo ci fa un favore, partecipando alla nostra manifestazione. A che pro, dunque, la parola pride? Loro sono orgogliosi della loro bibliodiversità, dicono.

“Cos’è Book Pride?

Book Pride è la prima fiera dell’editoria autofinanziata da chi la fa, un grande evento di promozione della cultura non omologata, che riunisce a Milano, per tre giorni, editori, autori, giornalisti, lavoratori della conoscenza, artisti… Il progetto Book Pride mira a salvaguardare la “bibliodiversità”, cioè della [la: perché non rileggete i testi del vostro sito, o bibliodiversi?] preziosa varietà delle produzioni culturali, messa sempre di più a rischio dall’azione dei grandi gruppi editoriali.

“Mira a salvaguardare”: sa di panda, di riserva indiana, di autoconfinamento.

– L’insistenza sul basso

Bookpride è una fiera organizzata dal basso, dicono quelli di Bookpride. Perciò, invece di salire sulle spalle dei giganti, si confinano nel recinto dei nani.

– La contadinità

“EnoBookPride

Ad arricchire la manifestazione un’enoteca autogestita dai vignaioli indipendenti, sempre aperta e attraversata da performance artistiche. Vini e incontri di qualità, che oppongono al modello agricolo industriale imperante esperienze concrete di una nuova contadinità etica e sostenibile.”

Oltre a opporsi al modello editoriale delle kase editrici grandi e kattive, gli orgogliosi si oppongono pure al modello agricolo in nome della contadinità (etica e sostenibile: dunque c’è stata un’epoca in cui i contadini erano dei gran lazzaroni, per soprammercato insostenibili).

Insomma, come commenta un operatore culturale milanese che desidera rimanere anonimo, “la colpa della situazione è sempre degli altri (che sono i ricchi e i cattivi) e noi possiamo solo resistere (perché siamo i poveri e i buoni)”. C’è sicuramente qualche elemento di interesse nel programma di Bookpride, che si può vedere sul sito della manifestazione, ma la domanda accorata di “cose da libri” è: perché almeno non pagate un copywriter che emendi almeno i macroluoghicomunissimi, quelle stanche italiche lamentazioni?

3 thoughts on “Qualche osservazione su Bookpride Milano, che inizia oggi

  1. Alle prossime elezioni mi presenterò con un programma incentrato sul ‘raccolto di contadinanza’ come diritto fondamentale: magari la contadinità mi conferirà il suo voto.

  2. se tu ti presenti alle elezioni, caro mad, sarò al seggio all’alba.

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