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Trieste, o della gentilezza_feuilleton_uno

1 Commento

il mese scorso mrs. cosedalibri è stata a trieste per una breve vacanza. questo è il resoconto del primo giorno. gli altri seguiranno a breve. dalle rive11° aprile

Dove si arriva a destinazione, si ritorna al primo Novecento andando al Pedocìn, si incontra un triestino che parla con la statua di Italo Svevo e si finisce cenando dalla Siora Rosa

Per raggiungere il nostro bed and breakfast prendiamo l’autobus numero 8 dalla stazione. Percorriamo le Rive, passando davanti a Piazza Unità, e dopo un conducente scontroso che risponde in dialetto alle mie domande in italiano, incontriamo la prima persona gentile: una signora bellissima, dagli occhi chiari, due fonti di luce, che non solo ci indica la fermata utile per il bed and breakfast, ma produce sul momento una miniguida orale tutta per noi alle bellezze della città. Ci dice del battello che da Trieste porta a Muggia che “si prende proprio qui”, e indica il punto dal finestrino. La prima indicazione di Rachele, la proprietaria del nostro alloggio, è il clou di questa prima giornata baciata da un sole sfavillante: in pochi minuti a piedi potete arrivare al bagno Lanterna, altrimenti detto Pedocìn, ci dice. Il Pedocìn è una spiaggia divisa in due da un muro che separa la zona delle donne da quella degli uomini, progettata alla fine dell’Ottocento e realizzata nel 1903.

Il bagno Lanterna, altrimenti detto Pedocìn

Il bagno Lanterna, altrimenti detto Pedocìn

Dopo aver pagato un euro di biglietto entriamo in questo piccolo paradiso fuori dal tempo, una spiaggetta di ciottoli dotata di una grande piattaforma per lettini, sedie e tavolini e di un baretto che vende pacchetti di crackers a 25 centesimi. le ospiti vi sostano in perfetto relax, chi in gruppo giocando a carte, chi con i bambini piccoli, chi per conto proprio. Rimaniamo per qualche tempo con i piedi a mollo nell’acqua freddissima, in piacevole contrasto con un sole di aprile già in grado di abbronzare. Intorno a noi corpi di tutte le età e di tutti i gradi di conservazione, liberamente e diversamente esposti in un rito collettivo di nordica elioterapia. Dopo il mare vaghiamo attorno al centro per approdare in piazza Hortis, dove troviamo la biblioteca comunale e una statua in bronzo a grandezza naturale di Italo Svevo (lo scultore è Nino Spagnoli) colto mentre si dirige verso l’edificio della biblioteca. 280px-ItaloSvevo_statue-2807111655060Mentre cammino verso la statua tormentando l’adolescentina per una foto di mrs. cosedalibri abbracciata affettuosamente allo scrittore, rallento perché davanti a noi un ragazzo biondo assai avvenente, nerovestito, con una borsa che lascia intuire uno studente, è impegnato in una conversazione con Italo, al quale parla fitto fitto, e non potrei giurare che lo scrittore non gli stia rispondendo. Dopo una rispettosa attesa, finito il colloquio tra l’albocrinito e Svevo, posso finalmente farmi scattare l’agognata fotografia. Da piazza Hortis, in direzione di piazza Unità, percorriamo il rione Cavana; oltrepassata la piazza dal lato della fontana dei Quattro continenti e percorso un centinaio di metri svoltiamo a destra passando l’arco della Portizza, ingresso all’antico ghetto distrutto dall’opera di risanamento della città vecchia a opera del regime fascista.

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Rione Cavana, via delle Beccherie vecchie

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L’entrata della Rigatteria

In via Malcanton 12 c’è la Rigatteria, una libreria di nuovo e usato che vende anche mobili, oggetti diversi e “curiosità di ogni genere”, come recita una scritta sul loro segnalibro.

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Rigatteria, interno

saba-umberto-scorciatoie-e-raccontini-1946-mondadori-lo-specchioL’adolescentina vi trova un favoloso Shakespeare di piccolo formato per la ridicola cifra di 5 euro, mentre mrs. cosedalibri si intrattiene con i librai alla ricerca di Scorciatoie e raccontini, una miscellanea di Saba a cura di Silvio Perrella che non hanno ma cercano con cura, impiegando il tempo necessario.siora-rosa A cena si va dalla Siora Rosa, che dal 1921 serve pasti abbondanti e sazievoli a molti triestini, famiglie che vanno a mangiare nei suoi ambienti confortevolissimi, servite da camerieri molto affabili. Per tornare a casa, da Piazza Unità svoltiamo per le Rive, lungomare favoloso con i suoi porticcioli densi di navigli. Non ho scritto casa a caso, perché noi alloggiamo al Belcinque, che una casa lo è a tutti gli effetti e in tutti i sensi. A cinque minuti dal centro, è un luogo accogliente e intimo, con una bellissima cucina a disposizione degli ospiti.

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B&B Belcinque, panni stesi visti dalla finestra della cucina, che dà sull’interno. Cosa ci farà sul balcone, quel manichino?

Il locale è rimasto com’era da quando la proprietaria lì abitava con la famiglia: un grande tavolo al centro, credenze anni cinquanta, vista dell’interno con i panni stesi. E stanze linde e silenziose. Rachele accoglie gli ospiti mettendoli subito a loro agio, comunicando informazioni, esortando a non mettere alla catena alla porta, “perché qui siamo a Trieste”. Anche perché, si scopre la mattina dopo, se alla porta ci fosse stata la catena non avrebbe potuto depositare sul tavolo un piatto colmo di dolci preparati da sua madre per la Pasqua incipiente, che troviamo appena sveglie. [continua]

One thought on “Trieste, o della gentilezza_feuilleton_uno

  1. Resoconto che regala la voglia di preparare le valigie e partire per quei lidi.
    Don’t look back – telepopmusik

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