cose da libri

dove si esplorano parole e si va a caccia di idee

Trieste, o della gentilezza_feuilleton_due

Lascia un commento

2 aprile

Dove si visitano chiese di diverse confessioni, si approda a un antico caffè, si visita un museo in compagnia di un rabbino e si finisce la serata in lieti conversari

sannicoloSulla via per la cattedrale di San Giusto, passiamo dalla chiesa greca di San Nicolò, dove ci accoglie un gradevole odore di cera per pavimenti e di pulito.

Nell’edificio rischiarato da sontuose dorature, un uomo fa le pulizie cantando una qualche litania ellenica. Lo spazio centrale è libero e accentua la sensazione di ariosità; i sedili per i fedeli sono disposti su due file laterali.

Fuori dalla chiesa ci aspetta l’autobus numero dieci, che ci porterà ai piedi del colle di San Giusto. Accompagna la salita per via Capitolina, sui due lati della strada, il Parco della Rimembranza.

DSC01452Su pietre carsiche sono incisi i nomi della gente triestina caduta nelle guerre.

DSC01455Lungo la strada incontriamo il Monumento ai Caduti della Grande Guerra Mondiale, bronzi possenti che raffigurano eroi romano-fascisti.

35SGiustoLa cattedrale di San Giusto è una cattedralina con un bellissimo rosone gotico di pietra arenaria.

Trieste_-_Castello_di_San_Giusto

DSC01467

Veduta di Trieste dagli spalti del castello di San Giusto

Il castello, che sorge di fianco, costruito nel 1363 dai veneziani e modificato nell’assetto attuale dagli austriaci a metà del 1400. Dopo aver visitato il Lapidario tergestino e l’armeria ripartiamo alla volta del Caffè San Marco, collocato in una via che non lascerebbe presagire tanta magnificenza, e invece.

DSC01487Un ambiente pieno di luce, sulle pareti e sul soffitto foglie, fiori e legno di mogano. Pranziamo accanto al tavolo dove viene a scrivere Claudio Magris, al momento occupato da una quartetto di tedesche.

DSC01488I camerieri sono giovani, cortesi, solleciti.

DSC01500È del tutto assente, in questo magnifico caffè restaurato di recente e dotato di una libreria, di un pianoforte, di una saletta per le presentazioni dei libri, quell’insolenza, indolenza e fighettaggine, per fare un esempio, del bar Magenta a Milano, o quell’aria da signora mummificata con il rossetto sbavato propria del pur magnifico caffè Sant’Ambroeus.

sinagoga-triesteCi godiamo il pranzo, la visita, la grande tranquillità del luogo, che confina da un lato con la sinagoga, costruita nei primi anni del Novecento su progetto di Ruggero Berlam. Il tempio è visibile all’interno solo di domenica, pertanto abbiamo dovuto rinunciare al piacere di visitarlo.

Non così per il museo ebraico Carlo e Vera Wagner, appena riaperto al pubblico dopo il suo riordinamento.

DSC01524Ce ne ha aperto le porte rav Ariel Haddad in persona, che ha avuto la gentilezza di mostrarci il percorso. Sulle pareti e nelle teche è illustrata la antica storia degli ebrei di Trieste; in una piccola stanza dedicata alla Shoah, una serie di lettere, documenti, oggetti muti, impaginati nelle teche con rigore, producono una compostezza straniante.

DSC01523

Eccolo, Bobi

DSC01526Al primo piano un paio di sale dedicate ai personaggi della cultura, tra cui non manca Bobi Bazlen, e poi vetrine dedicate a Saba, Svevo, Tomizza.

La sera si torna al Caffè San Marco per l’aperitivo, immersi in un brano della vita culturale della città: si beve con Rino Lombardi, editore e anima del Museo della Bora; con Stefano Dongetti, autore e attore del Pupkin Kabarett, presente al tavolo con gli altri Pupkin Alessandro Mizzi e Laura Bussani. Passano a salutare scrittori, fumettisti e altri tipi bizzarri. D’altronde, mi riferiscono gli amici, a Trieste per chiamare qualcuno gli si dice “Vieni qui, matto” (non so se valga anche per le signore).

anita pittoni2Si va a cenare da Pepi, dietro piazza dell’Unità, tempio della carne bollita e delle patate in tecia. Accanto al locale Rino mi fa notare una targa dedicata ad Anita Pittoni, su quella che fu la sua casa (qui i documenti del fondo Pittoni). Con Lombardi e Dongetti si passeggia fino al teatro Miela, di fianco al Porto vecchio, che però è chiuso e non si può visitare. Da lì torniamo verso il centro: nella conversazione entrano l’aria pungente della notte, i fantasmi di Svevo, di Joyce e di Angelo Cecchelin, comico di cui non conoscevo l’esistenza e di cui parla Dongetti (a Cecchelin, nel luglio scorso, è stata dedicata una serata a cinquant’anni dalla morte, nell’ambito di LunaticoFestival, con direzione artistica dei Pupkin)

La piazza dell’Unità, gelida e tranquilla, è il luogo ideale per questi conversari. Di recente, in un punto della pavimentazione vicino alla fontana dei Quattro continenti, è stata apposta una targa, la sera illuminata da un apposito raggio di luce, che ricorda il punto da cui nel 1938 Mussolini promulgò le leggi razziali (la “chiara, severa coscienza razziale” che serviva al mantenimento dell’impero).

Il Belcinque mi aspetta, con il suo odore di dolci che aleggia nella cucina, locale dal quale devo transitare prima di arrivare in camera.

[continua]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...