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Signore e signori, l’intrepido taccuino dell’autunno

2 commenti

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Natalie Goldberg, Birds and Rain, 2013

Quando scoppia un temporale, tutti corrono qua e là per le strade con ombrelli, impermeabili, giornali sulla testa. Lo scrittore torna fuori sotto la pioggia con il taccuino in mano e la penna fra le dita. Lo scrittore guarda le pozzanghere, le vede riempirsi, vede le gocce di pioggia punteggiarne la superficie. Si potrebbe dire che lo scrittore si esercita a essere stupido. Solo uno stupido se ne starebbe sotto la pioggia a guardare una pozzanghera. Se uno è furbo, cerca di non starsene sotto la pioggia per evitare i raffreddori, e in caso di malattia si è comunque previdentemente assicurato. Se uno è sciocco, si interessa più alle pozzanghere che alla propria salute, alle polizze d’assicurazione o alla puntualità sul lavoro.

In ultimo, uno è più interessato a rivivere la propria esistenza scrivendo che a far quattrini. Beh, intendiamoci: anche agli scrittori pia ce far quattrini; anche agli artisti, contrariamente a quanto di solito si ritiene, piace mangiare. È solo che i soldi non sono per loro la motivazione determinante. Personalmente, se ho tempo per scrivere mi sento ricchissima, mentre mi sento poverissima se ho uno stipendio regolare ma non ho tempo per il mio vero lavoro. Pensateci. Il datore di lavoro ci dà uno stipendio in cambio del nostro tempo. Il tempo è la merce di maggior valore che un essere umano abbia da offrire. Noi scambiamo il tempo della nostra vita con del denaro. Lo scrittore si ferma al primo passo – il proprio tempo – e gli attribuisce un valore prima ancora di ricevere in cambio del denaro. Lo scrittore tiene moltissimo al proprio tempo, e non ha tanta premura di venderlo. È come ereditare un terreno di famiglia. Quel terreno è sempre appartenuto alla famiglia, da tempo immemorabile. Viene qualcuno, e si offre di comprarlo. Lo scrittore, se è furbo, non ne venderà troppo. Sa bene che una volta venduto il terreno potrà anche comprarsi una seconda macchina, ma non avrà più un posto dove rifugiarsi, non avrà più un posto dove sognare.

Dunque non è un male essere un po’ sciocchi, se si vuole scrivere. Dentro di noi esiste una persona a cui non si può mettere fretta, una persona che ha bisogno di tempo e ci impedisce di darlo via tutto. Quella persona ha bisogno di un posto dove andare, e ci costringerà a fissare le pozzanghere sotto la pioggia, di solito senza cappello, e a sentire le gocce sulla testa.

Natalie Goldberg*, Scrivere zen, traduzione di Bernardo Draghi, Ubaldini editore, Roma 1987

Può darsi che mrs. cosedalibri si fermi a guardare le pozzanghere, ma nel caso volesse prendere qualche appunto non sarà certo penalizzata dalla pioggia. Perché il postino le ha appena consegnato il taccuino Rite in the Rain**: impermeabile, indistruttibile, fiero campione in lotta contro la natura matrigna.

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Perfetto con una Palomino Blackwing semipastosa.

Blackwing-catalog1

*Natalie Goldberg scrive, dipinge, insegna tecniche di scrittura. Questo è il suo sito.

** Costa una piccola fortuna, ma vale ogni nichelino.

2 thoughts on “Signore e signori, l’intrepido taccuino dell’autunno

  1. Urca: un’intera collana di cancelleria da esterni!
    Interessante spunto di riflessione.

  2. Stationary porn 🙂 Corro a comprarmelo.

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