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Vive la France_i fratelli Goncourt, le classi inferiori e il Romanzo

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academie-goncourt.fr

Edmond e Jules de Goncourt

Alcuni avvenimenti occorsi nell’anno 1865*

° La capitale d’Italia si trasferisce a Firenze.

° Un fanatico schiavista uccide Abraham Lincoln, cui succede il vicepresidente Andrew Johnson.

Il Congresso degli stati Uniti approva il tredicesimo emendamento della Costituzione, che abolisce la schiavitù.

° Lewis Carroll (pseudonimo di Charles Lutwidge Dodgson) pubblica Alice nel Paese delle Meraviglie.

e.wikipedia.org

Edouard Manet, Olympia, 1863. Parigi, Musée d’Orsay

° Édouard Manet dipinge Olympia.

° Si tiene la prima rappresentazione di Tristano e Isotta, opera di Richard Wagner.

° J.C. Maxwell formula la teoria elettromagnetica della luce.

° Nascita del Massachusetts Institute of Technology.

 E sempre nel 1865 i fratelli Goncourt pubblicano Germinie Lacerteux, la cui prefazione è ricordata come il manifesto della scuola naturalista, in cui i fratelli, tra l’altro, postulano il diritto democratico al Romanzo delle classi inferiori.

Dobbiamo chiedere scusa al pubblico per questo libro che gli offriamo e avvertirlo di quanto vi troverà. Il pubblico ama i romanzi falsi: questo è un romanzo vero.

Ama i romanzi che dànno l’illusione di essere introdotti nel gran mondo: questo libro viene dalla strada.

Ama le operette maliziose, le memorie di fanciulle, le confessioni d’alcova, le sudicerie erotiche, lo scandalo racchiuso in un’illustrazione nelle vetrine di librai: il libro che sta per leggere è severo e puro. Che il pubblico non si aspetti la fotografia licenziosa del Piacere: lo studio che segue è la clinica dell’Amore.

Il pubblico apprezza ancora le letture anodine e consolanti, le avventure che finiscono bene, le fantasie che non sconvolgono la sua digestione né la sua serenità: questo libro, con la sua triste e violenta novità, è fatto per contrariare le abitudini del pubblico, per nuocere alla sua igiene.

Perché mai dunque l’abbiamo scritto? Proprio solo per offendere il lettore e scandalizzare i suoi gusti? No.

Vivendo nel diciannovesimo secolo, in un’epoca di suffragio universale, di democrazia, di liberalismo, ci siamo chiesti se le cosiddette “classi inferiori” non abbiano diritto al Romanzo; se questo mondo sotto un mondo, il popolo, debba restare sotto il peso del “vietato” letterario e del disdegno degli autori che sino ad ora non hanno mai parlato dell’anima e del cuore che il popolo può avere. Ci siamo chiesti se possano ancora esistere, per lo scrittore e per il lettore, in questi anni d’uguaglianza che viviamo, classi indegne, infelicità troppo terrene, drammi troppo mal recitati, catastrofi d’un terrore troppo poco nobile. Ci ha presi la curiosità di sapere se questa forma convenzionale di una letteratura dimenticata e di una società scomparsa, la Tragedia, sia definitivamente morta; se, in un paese senza caste e senza aristocrazia legale, le miserie degli umili e dei poveri possano parlare all’interesse, all’emozione, alla pietà, tanto quanto le miserie dei grandi e dei ricchi; se, in una parola, le lacrime che si piangono in basso possano far piangere come quelle che si piangono in alto.

Queste meditazioni ci hanno indotto a tentare l’umile romanzo di Suor Filomena, nel 1861; e adesso ci inducono a pubblicare Le due vite di Germinie Lacerteux.

Ed ora, questo libro venga pure calunniato: poco c’importa. Oggi che il Romanzo si allarga e ingrandisce, e comincia ad essere la grande forma seria, appassionata, viva, dello studio letterario e della ricerca sociale, oggi che esso diventa, attraverso l’analisi e la ricerca psicologica, la Storia morale contemporanea, oggi che il Romanzo s’è imposto gli studi e i compiti della scienza, può rivendicarne la libertà e l’indipendenza. Ricerchi dunque l’Arte e la Verità; mostri miserie tali da imprimersi nella memoria dei benestanti di Parigi; faccia vedere alla gente della buona società quello che le dame di carità hanno il coraggio di vedere, quello che una volta le regine facevano sfiorare appena con gli occhi, negli ospizi, ai loro figli: la sofferenza umana, presente e viva, che insegna la carità; il Romanzo abbia quella religione, che il secolo scorso chiamava con il nome largo e vasto di Umanità; basterà questa coscienza: ecco il suo diritto.

E. e J. de Goncourt, prefazione a Germinie Lacerteux,1865, trad. it. di O. Del Buono, Rizzoli, Milano 1951

* Le notizie sono tratte dalla Cronologia universale, Rizzoli, Milano 1994

Qui troverete un profilo della coppia letteraria; dal loro Journal, invece, prendiamo un autoritratto tracciato da Jules, riportato qui sotto (qui potrete prelevare un estratto del Journal).

(29 agosto 1865)

Seduti a tavola, dopo cena, parliamo di noi stessi.

In me c’è la linfa del XIX secolo, una vita tutta spirituale di pensiero. Eppure non so se, vivendo in un altro secolo, per esempio in Germania nel Cinquecento, non mi sarei trovato in un’atmosfera più adatta alla mia natura, in un’atmosfera di forza e di materialismo, mangiando del cinghiale, bevendo e scopando. C’è in me un fondo animale che, a quanto pare, non si è sviluppato completamente.

Non ho le stesse aspirazioni dell’altro di noi. Lui, se non fosse quello che è, avrebbe la passione profonda per il matrimonio, per il sogno borghese, per la vita in compagnia di una donna sentimentale. Io sono un materialista melanconico; lui un temperamento passionale, tenero e melanconico.

Ancora: io sento in me qualcosa dell’abate del Settecento e anche qualcosa della perfidia ironica del rinascimento italiano; provo orrore del sangue, della crudeltà, della sofferenza fisica, ma ho una certa inclinazione alla cattiveria spirituale.

In Edmond, al contrario, c’è quasi della bonarietà. È nato in Lorena, è uno spirito tedesco – ce ne accorgiamo per la prima volta –, mentre io sono un latino di Parigi.

Edmond si immagina perfettamente dedito alla carriera militare in un altro secolo; si riconosce il sangue lorenese, non gli dispiace la lotta e ama la fantasticheria. Io, piuttosto, mi vedo a mio agio nei maneggi dei capitolari, nelle diplomazie dei monasteri, con la grande vanità di beffare uomini e donne per procurarmi un piacere con lo spettacolo dell’ironia. C’è forse, nella sorte del maggiore e del cadetto, una predestinazione che viene dalla natura e che un tempo aveva radici nella società?

Strana cosa! In noi, dopo tutto, c’è una totale differenza di temperamento, di gusto, di carattere e la più assoluta identità di idee, di giudizi, di simpatie e di antipatie per le persone, di ottiche intellettuali. Il nostro cervello vede allo stesso modo e con gli stessi occhi.

 I fratelli Goncourt hanno tutta la mia invidia, poiché la loro vita consisteva nell’andare a teatro, a cena e a passeggio con Flaubert, Zola, Sainte-Beuve, Gautier, Baudelaire (“Baudelaire mangia di fianco a noi, senza cravatta, col collo scoperto, la testa rasata, in tenuta da condannato alla ghigliottina. Una sola ricercatezza: mani piccole, nette, pulite, scrupolosamente curate. La testa di un folle, la voce nitida come la lama di un coltello”, Journal, ottobre 1857).

Page_1Potevano permettersi di non lavorare e trascorrevano un tempo assai lieto, leggendo, scrivendo e conversando, assai più fortunati di coloro i quali si ammalavano a causa del lavoro, di cui parla il dottor Philips in un altro brano del Journal (7 luglio 1869), affetti da “certe malattie del tutto moderne, di malattie nervose che nascono da lavori meccanici, dalla ripetizione continua degli stessi gesti per sette ore consecutive come accadde alle donne che cuciono a macchina; di una particolare malattia del midollo spinale, che colpisce i macchinisti sballottati dalle vibrazioni continue; di forme di necrosi, che colpiscono alla mascella inferiore le ragazze che lavorano nelle fabbriche di fiammiferi.”

Occupazioni del tutto sconosciute ai nostri fratelli nella vita e nella letteratura, abitanti di una Parigi baciata da un fermento ben diverso da quello oscuro e mortifero che si agita attualmente nel suo ventre.

Paris._Notre-Dame_Cathedral,_ca._1865-ca._1895

Parigi, la cattedrale di Notre Dame, circa 1865 – circa 1895

 

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