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“Gl’intelletti della bella Italia”_Madame de Staël per la traduzione

2 commenti

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Circolo di Sir William Beechey, Ritratto di Madame de Stael. Courtesy

“Trasportare da una ad altra favella le opere eccellenti dell’umano ingegno è il maggior benefizio che far si possa alle lettere; perchè sono sì poche le opere perfette, e la invenzione in qualunque genere è tanto rara, che se ciascuna delle nazioni moderne volesse appagarsi delle ricchezze sue proprie, sarebbe ognor povera: e il commercio de’ pensieri è quello che ha più sicuro profitto.”

Anne Louise Germaine de Staël, Sulla maniera e la utilità delle Traduzioni, traduzione dal francese di Pietro Giordani (1816)

È l’incipit del famoso articolo, comparso sulla “Biblioteca italiana”, in cui Madame de Staël invita a tradurre le letterature straniere auspicando un flusso sempre fresco di opere che si scostino dalla via assodata dei testi classici, e innescando la leggendaria polemica tra classici e romantici.

Mi piace avere la sensazione, che voglio condividere, di tornare al liceo. Al tempo non esistevano ancora gli strumenti che ci mette a disposizione la rete: adesso possiamo attingervi a piene mani per ripassare, e allora leggiamo qui il testo integrale dell’articolo; qui una sintesi della vita e delle opere dell’autrice; guardiamo qui come l’articolo era impaginato sulla “Biblioteca italiana”; e qui godiamoci una piccola lezione con una presentazione in Power Point da scaricare, una succinta presentazioni degli avvenimenti e delle forze in campo.

2 thoughts on ““Gl’intelletti della bella Italia”_Madame de Staël per la traduzione

  1. È interessante notare che il testo appartiene a un particolare modo di intendere il romanticismo che guarda alla traduzione come uno strumento per arrivare a una migliore circolazione dei moderni. In questo senso percò sembra non considerare quello che è proprio di un altro modo di intendere il romanticismo: la riscoperta della cultura popolare autoctona, il nazionalismo come antitesi al cosmopolitismo della cultura illuminista, l’importanza della lingua nazionale. In effetti ci mostra che il romanticismo è un movimento di contraddizioni. Però c’è da dire che se autori “romantici” come Manzoni e Puskin, per fare 2 esempi molto lontani geograficamente, a inizio carriera erano molto legati alla cultura francese, entrambi hanno poi legato la loro fama alla riscoperta della loro rispettiva lingua nazionale, che comportava l’abbandono dei modelli francesi. Eppure iniziarono come cosmopoliti e non si potrebbe capirli diversamente. Forse tra cosmopolitismo e riscoperta delle radici nazionali non c’era forse quella contraddizione che ci sembra emergere oggi?

    • non so, pierfranco, se la nostra epoca sia paragonabile a quella del romanticismo. non so se il cosmopolitismo come lo intendiamo e viviamo adesso (siamo in un momento in cui talora dobbiamo essere cosmopoliti per forza. non è scoperta, è imposizione e caso) sia portatore di quella fame di scoperta che doveva animare la nostra signora ginevrina. adesso la riscoperta delle radici nazionali è spesso tentativo di non vedere o respingere una realtà concreta, quotidiana che si trova insostenibile.

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