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Sherlock e John, Samuel e James

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Holmes e Watson in una illustrazione di Sidney Paget

Leggo sullo “Strand Magazine” (n. 32, dicembre 2015), periodico di studi holmesiani nonché organo dell’associazione “Uno studio in Holmes”, di cui mi onoro di far parte, l’articolo Da Stratford-upon-Avon a Baker Street: breve viaggio filologico tra le vite parallele di William Shakespeare e Sherlock Holmes, di Luca Sartori, interessante rassegna di citazioni shakespeariane nel Canone holmesiano. Un paragrafo è dedicato a Watson come biografo:

Watson è un biografo?

Se è vero che Holmes chiama affettuosamente Watson il suo “Boswell” [succede nel racconto Uno scandalo in Boemia, n.d.aa.], stabilendo così un legame filologico con la celeberrima Life of Samuel Johnson scritta dal fedele amico James Boswell e pubblicata nel 1791, ossia sette anni dopo la dipartita di Johnson, è altrettanto vero che Watson scrive e pubblica le gesta di Sherlock Holmes quando questi è ancora in vita, e dunque non può raccontarne la morte. Ma il metodo narrativo di Watson si può definire biografico? Se Watson è un biografo, è un biografo sui generis, un biografo distratto ed ermetico che non si preoccupa molto di ordinare gli eventi cronologicamente, né di fornire ai lettori informazioni precise sulla famiglia, l’infanzia e l’istruzione accademica di Holmes, e che spesso si contraddice e tende a romanzare le avventure di vita vissuta. Secondo una tesi molto affascinante di Don Libey, espressa in The Autobiography of Sherlock Holmes, Watson avrebbe deliberatamente alterato luoghi, nomi e date per proteggere l’amico da possibili ritorsioni dei tanti criminali a cui ha rovinato la carriera. Ne consegue che, come per Shakespeare, i lettori devono fare affidamento su una biografia frammentaria, povera di dati fattuali e in parte fondata su teorie e congetture.

 Mi rallegra molto trovare questa similitudine tra due dei miei idoli. Di Samuel e James abbiamo già scritto qui, qui, qui, qui, qui e qui.

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L’abbraccio tra Samuel Johnson e James Boswell in una stampa di Thomas Rowlandson dalla serie The Picturesque Beauties of Boswell, 1786

A tutt’oggi appare veramente eccentrica l’idea di una persona che decide di vivere al fianco di un’altra per registrarne e celebrarne le gesta: un ruolo apparentemente gregario che tuttavia, nel caso letterario così come in quello reale, ci ha lasciato testi preziosi che parlano di amore per la cultura, di devozione e di amicizia.

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