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“Pensare nel momento in cui si scrive”: Dario Corno sulla scrittura, da divorare

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“[…] la rinuncia alla tecnologia della scrittura manuale va a vantaggio di nuove forme di interazione con i media elettronici, ma anche a svantaggio di quella che è la prima qualità dello scrivere a mano, cioè l’astrazione, la capacità di pensare con se stessi nel momento in cui si scrive. Non che manchi con le nuove tecnologie, ma è un’altra cosa.”

È uscito il numero 10 della preziosissima rivista “La Ricerca”, edita da Loescher, che si apre con una succosa intervista di Simone Giusti a Dario Corno, docente di Tecniche di comunicazione e scrittura presso il Politecnico di Torino. A partire da una ricognizione del testo Scrivere e comunicare dello stesso Corno, si parla di scrittura, di tecniche e insegnamento della stessa, della Rhetorica ad Herennium, del calibrare ciò che si scrive in funzione del destinatario.

“Avere un senso del destinatario è fondamentale. È una specie di intuito. Ciò che bisogna rimarcare a scuola più che in altri luoghi è che il pubblico non è indifferenziato: il pubblico è mirato, non si scrive, non si comunica allo stesso modo con tutti. Si comunica sempre tenendo presente un destinatario privilegiato.”

Il sommario della rivista è ricchissimo: tra gli articoli troviamo anche La comunicazione visiva in tre manuali di storia, “un’indagine sui valori suggeriti dalle immagini illustrative che corredano tre libri di testo dedicati alla storia del Novecento”, in cui si mettono a confronto tre manuali di storia e si scopre che la pubblicazione delle immagini a documento non è sempre innocente:

“Le immagini sono un ottimo strumento per documentare le sofferenze, e i tre manuali in esame insistono molto sul registro della denuncia. Ma fino a che punto le sofferenze altrui possono essere usate per esprimere un concetto? Il rispetto verso chi sta patendo è anch’esso un valore etico da salvaguardare. E soprattutto: possono le convenzioni che regolano le testimonianze visive del dolore umano essere diverse secondo l’etnia del sofferente? La coscienza civile ripudia l’idea, ma questa è la pratica corrente, purtroppo anche nei nostri manuali oltre che nel resto della carta stampata. Su un quotidiano non è possibile trovare il volto di un bambino morente, né quello di un cadavere a seguito di un incidente stradale, ma le convenzioni saltano se a morire è un bambino africano o la vittima di una strage in un Paese esotico.”

Il tutto si può leggere gratuitamente prelevando la rivista a questo indirizzo.

ricere

Buona lettura e buoni approfondimenti.

 

5 thoughts on ““Pensare nel momento in cui si scrive”: Dario Corno sulla scrittura, da divorare

  1. non te ne pentirai, mad: è una miniera di cose belle.

  2. Pubblico qui, in forma di commento, le parole di Alessandro Salice su Facebook a margine di questo post. Alessandro Salice è autore, con Barbara Calzolari, di un “Corso di calligrafia” (http://www.amazon.it/Corso-calligrafia-Barbara-Calzolari/dp/884120950X), nonché somministratore di corsi sullo stesso tema. Ecco: ” Al di là delle ragioni personali, il lento apprendimento della scrittura manuale, mediato dalla pratica della calligrafia, determina lo sviluppo di una serie di specificità che diversamente andrebbero perse; non solo l’astrazione visiva e la coordinazione oculo manuale, ma anche una generale attitudine all’esercizio di una pratica che contrappone una concentrazione dell’Io alla frantumazione del quotidiano, cosa da non sottovalutare, perché, per giungere alla strutturazione di un corretto ordine di idee, non credo che occorrano rapidità e interconnessione – cosa che equivarrebbe a voler correre ancor prima di avere imparato a camminare – piuttosto è utile l’approccio riflessivo e analitico verso cui deve tendere chi voglia tracciare con la giusta sequenza i tratti che compongono le lettere, legandole le une alle altre, in un andamento corsivo che accompagni il lento e costante fluire del pensiero.”

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