cose da libri

dove si esplorano parole e si va a caccia di idee

Rendersi imprescindibili: sei domande su Moleskine, con scoop finale

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libertà s. f. (dal lat. liber: libro) – essenza astratta e universale del libro, mitico archetipo sottratto al mutamento, di cui i singoli libri non sono che oscuri indizi, confusi suscitatori di memoria, ombre nell’antro fumoso. È conservato in esemplare unico nella biblioteca dell’iperuranio.

Maria Sebregondi, Etimologiario, Quodlibet, Macerata 2015

 […] Mi chiesero di pensare a una proposta, a un concept di oggetti e […] mi misi al lavoro per costruire una sorta di kit del nomade contemporaneo. Al centro di questo kit c’era un oggetto che in quel momento mi sembrò particolarmente significativo: un piccolo taccuino nero da tempo scomparso.

Maria Sebregondi su “Market Revolution

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Disegno su doppia pagina di taccuino Moleskine. Courtesy

In contrasto, forse a complemento del contemporaneo strapotere dei mezzi tecnologici, padroni incontrastati della lettura e della scrittura, si nota un ritorno, o una prosecuzione, un procedere parallelo di una tendenza a strumenti di scrittura e lettura “analogici”. È il mercato a cui si rivolge Moleskine, per quanto sia di questi giorni l’annuncio della nascita dello Smart Writing Set, un sistema integrato di rimandi carta-app-smartphone.

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Raymond Queneau, dispositivo di lettura combinatoria, 1961. Courtesy

Sul profilo Linkedin di Maria Sebregondi c’è scritto “Co-Founder and Board Member at Moleskine SpA”. Sebregondi è anche scrittrice e traduttrice nonché membro dell’Oplepo, l’Opificio di Letteratura Potenziale cugino del francese Oulipo: ed è la resuscitatrice dei taccuini Moleskine, intervistata con molto piacere da “cose da libri”.

1.Prima di parlare del presente – un discorso che sarebbe facile, dato che avete dimostrato una capacità di penetrazione del mercato assai spiccata: corner e negozi Moleskine si vanno moltiplicando a passo spedito in molti luoghi strategici –, mi piacerebbe fare con lei una ricognizione del passato, e chiederle in che modo, a partire dal recupero dell’ormai quasi logoro episodio di Bruce Chatwin che a Parigi non riesce a procurarsi taccuini sufficienti nella cartoleria di rue de l’Ancienne Comédie, Moleskine abbia ricostruito il mito. Come avete fatto rivivere e continuato il racconto?

Oh la là, “quasi logoro” l’episodio di Bruce Chatwin? Ma no, come, logoro? Ogni volta che ci penso mi rivedo la scena, integra e viva: la piccola cartoleria, un po’ buia, piena di scaffali e cassettini; Bruce febbrile e insieme annoiato come si conviene a un dandy un po’ blasé; la signora gentile con le mani piccole e veloci dal vago sentore di lavanda, il suo tono teatrale e accorato non esente da un leggero fondo sadico; la ricerca affannosa degli ultimi esemplari; i preziosi taccuini residui stipati nel plurifotografato zaino del nomade irrequieto…

Be’, per far rivivere il racconto basta appunto raccontarlo, come si fa nel biglietto che accompagna ogni oggetto Moleskine – le leggende vivono della loro ripetizione che lentamente le trasforma in mito. Ma per continuarlo ci vogliono le storie sempre nuove che i moleskiners generano senza sosta. Digitando Moleskine su Google, appaiono in meno di un secondo milioni e milioni di immagini: sono pagine di taccuini illustrati, scritti, modificati dall’inventiva di milioni di persone che s’identificano nell’immaginario innescato da quella storia e materializzatosi in un design esemplare.

 

www.telegraph.co.uk

Bruce Chatwin. Courtesy

2.Dalle Vie dei canti, il libro di Chatwin nel quale è raccontato il celeberrimo episodio della temporanea morte del Moleskine, al Voyage autour de ma chambre di Xavier de Maistre, ricognizione della memoria compiuta in una condizione di confinamento: pur conservando il taccuino la sua identità nomade, di strumento di scrittura in movimento, c’è una declinazione di prodotti Moleskine che punta su attività stanziali. Sto pensando alla serie Passion Journals, in cui si immagina il proprietario del taccuino alla scrivania di casa mentre elenca, facendo ricorso al ricordo, libri, film, vini, ristoranti preferiti. C’è un flusso di viaggi verso l’esterno e uno verso l’interno, nell’intenzione archivistica dei vostri taccuini?

Certamente, il viaggio è uno spostamento del corpo e/o dell’immaginazione – un cambio di punto di vista che non implica necessariamente un cambiamento di luogo: un concetto ben espresso dalla parola inglese journey. La collezione dei Passion Journals è pensata per relazioni di profondità, per spazi di memoria focalizzati su aree d’interesse determinate, per facilitare l’archiviazione guidandone la selezione e la cura ma lasciando ampi spazi alla creatività individuale.

 

moleskine.com passions490

3.C’è una sorta di contraddizione progettuale fra i taccuini, le agende, i quaderni, tutti contrassegnati da una generale sensazione di “morbidezza” (predomina l’angolo arrotondato), e le vostre penne e matite, in cui il solido preponderante è il parallelepipedo. Come mai avete disegnato questi oggetti “spigolosi” per scrivere? Si ha la sensazione che siano progettati per tollerare un tempo di scrittura limitato. Quale è il concept che sta dietro a questi oggetti?

Il parallelepipedo nero è una sorta di forma archetipica dalle molteplici suggestioni. Una mostra di qualche anno fa ne raccoglieva alcuni esemplari incarnati in oggetti capostipite del Novecento. Anche i piccoli oggetti della tecnologia portatile che accompagnano le nostre vite sono per lo più rettangoli neri con gli angoli arrotondati (un recente libriccino multilingue di Guido Scarabottolo, Prontuario iconografico per il designer contemporaneo, ne celebra l’ubiquità), come il taccuino originario – che è tutt’ora il nostro best seller. Gli strumenti di scrittura Moleskine partono da qui, da questo rettangolo nero con gli angoli smussati (niente spigoli!) e, grazie alla clip che si aggancia alla copertina rigida, diventano tutt’uno con il taccuino – un sistema “consustanziale” ideato da Giulio Iacchetti e molto coerente con l’essenzialità Moleskine. La lunghezza della penna e della matita con cappuccio coincide esattamente con il lato lungo del taccuino pocket. La matita a sezione rettangolare, inoltre, evoca la carpenteria lignea e i suoi interpreti, con un rimando all’artigianalità e all’uso sapiente delle mani. Più che a un uso prolungato a tavolino, si pensa ad appunti presi in movimento, schizzi preparatorii, idee catturate al volo. Ma con l’impugnatura giusta si può scrivere anche per ore.

 

giemmeargenta.it

moleskine.com4.Scrive Ralph Waldo Emerson: “Abbi cura dei tuoi pensieri. Arrivano inaspettati, come un uccellino sull’albero che prima non c’era, e se torni al tuo lavoro quotidiano spariscono”. Avevo un problema annoso: quello di poter rispondere immediatamente a eventuali sollecitazioni ricevute durante il cammino a piedi, o in tram, o in qualunque altra situazione in cui non si può disporre di una scrivania. Non sempre gli abiti femminili sono dotati di tasche capaci, perciò il fatto di non poter fissare i pensieri in tempo reale mi provocava una piccola angoscia. La Moleskine Tool Belt ha sciolto efficacemente la questione: anche se non trova posto in una tasca, riunisce in forma efficiente e compatta ciò che serve per scrivere, rendendo disponibile ciò che serve in un unico oggetto. Come avete immaginato questo complemento?

Vivendo lo stesso problema e immaginandolo condiviso da molti “nomadi contemporanei”, abbiamo provato a trovare una soluzione che fosse semplice, funzionale e convincente esteticamente. Come per la penna, abbiamo cercato qualcosa che fosse parte integrante del taccuino e della tradizione artigiana: un vestito, un abito ridotto all’essenziale – la cintura del carpentiere, dell’idraulico, dell’elettricista… il minimo da indossare come una cintura con molte tasche. Nella Tool Belt Moleskine ci stanno le penne, le matite, accessori vari, lo smartphone protetto dalla chiusura lampo, biglietti e carte di credito nel taschino interno. L’elastico la tiene sempre aderente, magra o grassa che sia la cintura, sul tessuto si può appuntare una pin, una personalizzazione, un messaggio…

 

thecramped.com

5.Una domanda che nasce da un interesse personale e dalla vocazione di “cose da libri”. Richiamo ancora una volta l’origine squisitamente letteraria del vostro prodotto più noto, legata alla necessità di uno scrittore: eppure non avete mai dedicato prodotti specificamente alla letteratura, a parte l’edizione con il Piccolo principe. Quale è il vostro rapporto con i libri, con la narrativa in particolare? Si ha la sensazione di una leggera prevalenza a favore del disegno, del progetto, delle arti visive, che paradossalmente penalizza la parola scritta.

Insieme al Piccolo principe vorrei ricordare anche la recente edizione speciale dedicata ad Alice nel paese delle meraviglie. I libri ci piacciono molto – non solo come fruitori –, tanto che abbiamo una produzione editoriale, i Moleskine Books, che conta già oltre trenta titoli. È pur vero, però, che prevalgono il disegno e l’illustrazione, il processo creativo nel suo manifestarsi in immagini più che in parole. In sintonia con quanto il nostro pubblico continuamente ci propone – milioni di illustrazioni, schizzi, disegni – ci siamo ritagliati un’area che ci pare distintiva nell’immenso panorama editoriale, quella cioè relativa alla rappresentazione visiva dei percorsi di nascita e crescita delle idee. Con l’ulteriore vantaggio di essere meno implicati nel tema della varietà linguistica e poterci rivolgere più facilmente a un pubblico internazionale. L’editoria letteraria, come ben sai, non può prescindere da esigenze di traduzione e la parola scritta richiede tendenzialmente maggiori mediazioni dell’immagine.

6.Solleviamo per un momento il sipario sulla fucina Moleskine. Come nascono i nuovi progetti? Avete i vostri analisti di trend? Come intercettate le necessità del vostro pubblico?

Abbiamo una buona sensibilità interna e diffusa, cerchiamo di assumere persone che siano prima di tutto dei Moleskine fans, condividano i valori, le passioni, gli interessi, gli stili di vita e di pensiero del nostro pubblico. Questo è già un buon punto di partenza per individuarne le necessità. Ci appoggiamo a un network di creativi con cui ci confrontiamo costantemente, di studiosi esperti dei nostri temi, di ricercatori qualitativi e quantitativi, facciamo scouting continuo online e offline. Da quando abbiamo i nostri negozi diretti si sono moltiplicati i momenti di prossimità con il nostro pubblico e presto avremo nei Moleskine Café (apertura a Milano in Corso Garibaldi fra un paio di mesi) nuovi spazi di relazione e di confronto.

Un nuovo posto dove ti aspettiamo per offrirti un buon caffè e ulteriore ispirazione per le tue prossime scritture!

 

Credits

Devo un ringraziamento particolare Roberto Di Puma, facilitatore d’eccezione di questa intervista nonché Director Publishing & Business Development di Moleskine.

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