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ladies and gentlemen, l’estate di tom

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nell’immaginario villaggio di st. petersburg, missouri, tom e i suoi amici vivono avventure di pirati, masnadieri, leggendari assassini. è l’estate, signori, la bella estate di tom sawyer.

CABIN

Un cinque chilometri a valle di St Petersburg, là ove il fiume Mississippi è poco più largo di un chilometro e mezzo, trovasi un’isola stretta, lunga, boscosa, con una lingua di sabbia alla sua estremità, un’isola che offriva loro un comodo rifugio. Era disabitata, molto vicina alla riva opposta e situata di fronte a una foresta fitta e quasi completamente deserta. Pertanto i due ragazzi scelsero l’isola Jackson.

Chi sarebbe stato vittima della loro pirateria fu un particolare cui non pensarono nemmeno. Andarono in cerca di Huckleberry Finn ed egli si unì prontamente a loro, poiché tutte le carriere erano uguali per lui: l’una o l’altra, non faceva differenza.

Si separarono, poi, dandosi appuntamento in un luogo solitario sulla riva del fiume, tre chilometri a monte del villaggio, all’ora che prediligevano, vale a dire mezzanotte. Esisteva, laggiù, una piccola zattera di tronchi, della quale intendevano impossessarsi. Ognuno avrebbe portato ami e lenze, e tutte quelle provviste che sarebbe riuscito a rubare nel modo più tenebroso e misterioso… come si addice ai fuorilegge; e, prima che il pomeriggio fosse trascorso, erano riusciti tutti e tre a godersi il soave piacere di rendere noto il fatto che, ben presto, il villaggio avrebbe “saputo qualcosa”. Tutti coloro ai quali venne comunicata questa vaga allusione furono ammoniti a “tenere la bocca chiusa e aspettare”.

Verso mezzanotte, Tom arrivò con un prosciutto cotto e qualche altra provvista e sostò tra una fitta vegetazione di sottobosco, su un piccolo dirupo che dominava il luogo dell’appuntamento. Il cielo splendeva di stelle e regnava un gran silenzio. Il fiume possente sembrava un calmo oceano. Tom rimase in ascolto per un momento, ma non un solo suono turbò quella pace. Egli emise allora un sibilo sommesso, ma percettibile. La risposta gli giunse dai piedi del dirupo. Tom fischiò altre due volte, e a questo segnale venne risposto nello stesso modo. Infine, una voce guardinga domandò:

«Chi va là?»

«Tom Sawyer, il Vendicatore Nero del Mar dei Caraibi. Dite qual è il vostro nome.»

«Huck Finn Mano-Rossa, e Joe Harper, il Terrore dei Mari.» Era stato Tom ad assegnare questi titoli altisonanti, traendoli dai libri che prediligeva.

«Bene, allora. Dite la parola d’ordine.»

Due rauchi bisbigli diffusero simultaneamente nella notte cupa, la stessa spaventosa parola: «sangue!»

Tom lasciò allora rotolare il prosciutto giù per il dirupo e si calò a sua volta dietro a esso lacerandosi, fino a un certo punto, pelle e vestiti nella discesa. Esisteva un comodo e facile sentiero lungo la spiaggia ai piedi del dirupo, ma difettava dei vantaggi della difficoltà e del pericolo, tanto apprezzati da un pirata.

Il Terrore dei Mari era venuto con una mezzina di pancetta, sfiancandosi quasi per portarla sin lì. Quanto a Finn Mano-Rossa, aveva rubato una padella e una certa quantità di foglie di tabacco conciate soltanto in parte, nonché alcune pannocchie di granoturco per ricavarne pipe. Ma nessuno dei pirati fumava o masticava tabacco tranne lui. Il Vendicatore Nero del Mar dei Caraibi disse che non era assolutamente possibile cominciare senza un po’ di fuoco. Si trattava di un’osservazione assennata, essendo i fiammiferi quasi sconosciuti a quei tempi. Scorsero un fuocherello che covava sotto la cenere su una grande zattera

un centinaio di metri più a monte e, avvicinatisi furtivamente, si impadronirono di un tizzone.

Tramutarono questa spedizione in un’avventura straordinaria, facendo “scccc!” di tanto in tanto e fermandosi all’improvviso con un dito sulle labbra; ogni volta impartirono ordini a bisbigli dicendo che, se “il nemico” si fosse mosso, bisognava “infilzarlo fino all’elsa”, perché “i morti non parlano”. Sapevano benissimo che tutti gli uomini della zattera si trovavano al villaggio per acquisti o per fare baldoria; ma non era questo un motivo sufficiente per non comportarsi come pirati. Infine salparono con la loro piccola zattera, Tom al comando, Huck al remo sinistro e Joe a quello anteriore.

Tom si teneva ritto al centro della zattera, tenebrosamente accigliato e con le braccia conserte, e impartiva ordini con bisbigli sommessi, ma austeri.

«Orzate e portatela al vento!»

«Sissignore!»

«Avanti così, avanti così!»

«Avanti così, signore!»

«Un grado a dritta!»

«Un grado a dritta, signore!»

Mentre i ragazzi, costantemente e con movimenti sempre uguali, spingevano la zattera verso il centro del fiume, era senza dubbio chiaro a tutti che quegli ordini venivano impartiti soltanto per “bellezza” e non avevano alcun valore specifico.

«Che velatura abbiamo?»

«Maestra, controranda e controfiocco, signore!»

«Issate il pappafico! Forza, che una dozzina di uomini si dia da fare con l’albero di trinchetto! Presto!»

«Sissignore!»

«Fuori quel braccio di maestra! Alle scotte! Animo, miei prodi!»

«Sissignore!»

«Barra sottovento! Tutto a sinistra! Tenersi pronti per quando poggerà! A sinistra, a sinistra! Adesso,

uomini! Forza! Via così!»

«Via così, signore!»

La zattera giunse al centro del fiume. I ragazzi la misero sul filo della corrente, poi alzarono i remi. Il fiume non era in piena, per cui la corrente non li portava a più di tre o quattro chilometri all’ora.

Durante i quarantacinque minuti che seguirono non venne pronunciata quasi una parola. Poi, ecco che la zattera passò davanti al lontano villaggio. Due o tre luci baluginanti indicarono dove si trovava, pacificamente addormentato, al lato opposto della vasta e vaga superficie dell’acqua resa scintillante qua e là dai riflessi delle stelle, ignaro dello straordinario evento che andava svolgendosi.

Il Vendicatore Nero rimaneva sempre ritto e immobile, con le braccia conserte, “contemplando per l’ultima volta” il luogo delle sue felicità di un tempo e delle recenti sofferenze, e augurandosi che “lei” avesse potuto vederlo, ormai al largo sul mare tempestoso, ad affrontare con indomito cuore il pericolo e la morte, andando verso il suo funesto destino, con un torvo sorriso sulle labbra. Non costò un grande sforzo, alla sua immaginazione, spostare l’isola Jackson, che era visibile dal villaggio, in un luogo remoto, per cui ora poté “contemplare per l’ultima volta” il luogo natio, con il cuore spezzato, ma soddisfatto.

Anche gli altri pirati lo stavano contemplando per l’ultima volta; e tutti e tre lo contemplarono così a lungo che per poco non consentirono alla corrente di portarli lontano dall’isola. Ma si accorsero in tempo del pericolo e modificarono la rotta per evitarlo. Verso le due del mattino, la zattera finì sulla lingua di sabbia, lontana un duecento metri dall’estremità dell’isola, ed essi andarono a guado avanti e indietro finché non ebbero portato a terra tutto il carico. Dell’attrezzatura della piccola zattera faceva parte una vecchia vela ed essi la distesero su un varco tra i cespugli a mo’ di tenda per proteggere le provviste; ma, quanto a loro, avrebbero dormito all’aria aperta, con il bel tempo, come si addice ai fuorilegge.

Accesero il fuoco al riparo di un grosso tronco, venti o trenta passi nelle tenebrose profondità del bosco, poi misero a soffriggere un po’ di pancetta nella padella, per la cena, e fecero sparire almeno la metà del pane di granturco che avevano portato. Parve un divertimento fantastico banchettare in piena libertà nella foresta vergine di un’isola inesplorata e disabitata, lontano dai luoghi frequentati dagli uomini, e dissero che non sarebbero tornati mai più alla civiltà. Il fuoco, guizzando più vivido, illuminava i loro volti e proiettava i suoi riflessi purpurei sui tronchi, simili a pilastri, di quella foresta che sembrava un tempio, nonché sulle foglie lucide e sui festoni dei rampicanti. Quando l’ultima fettina croccante di pancetta fu scomparsa e quando ebbero divorato quel che restava della razione di pane, i ragazzi si distesero sull’erba, colmi di contentezza. Avrebbero potuto trovare un posto più fresco, ma non volevano negarsi uno scenario romantico come quello del fuoco che li stava arrostendo.

«Non è bello?» disse Joe.

«È fantastico» esclamò Tom.

«Che cosa direbbero i ragazzi se potessero vederci?»

«Che cosa direbbero? Ah, morirebbero dalla voglia di essere qui anche loro… eh, Hucky?»

«Credo di sì» rispose Huckleberry. «In ogni modo, io qui ci sto bene. Non desidero niente di meglio di questo. In genere, non riesco a trovare abbastanza da mangiare… e inoltre, qui non può venire nessuno a prendermi a calci e a fare il bullo.»

«È proprio il modo di vivere che mi va bene» disse Tom. «Non ci si deve alzare presto la mattina, non si è obbligati ad andare a scuola, a lavarsi e a fare tutte quelle altre cose stupide e noiose. […]»

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